1975

Qualcuno volò sul nido del cuculo

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Qualcuno volò sul nido del cuculo
Qualcuno volò sul nido del cuculo

Randle Patrick McMurphy è un piccolo delinquente che fa finta di essere pazzo per non finire in carcere. Viene quindi rinchiuso in un ospedale psichiatrico, dove con il suo comportamento sopra le righe si attira le simpatie degli altri degenti, ma allo stesso tempo sconvolge la routine della vita ospedaliera, suscitando così l'antipatia della capo infermiera, Mildred Ratched, che lo prende di mira. Tratto dal romanzo omonimo di Ken Kesey, nel 1976 Qualcuno volò sul nido del cuculo vinse cinque Oscar, Miglior Film, Miglior Regia (Milos Forman), Miglior Attore Protagonista (Jack Nicholson), Miglior Attrice Protagonista (Louise Fletcher) e Miglior Sceneggiatura Non Originale (Lawrence Hauben, Bo Goldman), sei Golden Globe, Miglior Film Drammatico, Miglior Regia (Milos Forman), Miglior Attore in un Film Drammatico (Jack Nicholson), Miglior Attrice in un Film Drammatico (Louise Fletcher), Miglior Attore Debuttante (Brad Dourif) e Miglior Sceneggiatura (Lawrence Hauben, Bo Goldman), nel 1977 sei BAFTA, Miglior Film, Miglior Regia (Milos Forman), Miglior Attore Protagonista (Jack Nicholson), Miglior Attrice Protagonista (Louise Fletcher), Miglior Attore Non Protagonista (Brad Dourif) e Miglior Montaggio (Richard Chew, Lynzee Klingman, Sheldon Kahn).
schizoidman ha scritto questa trama

Titolo Originale: One Flew Over the Cuckoo's Nest
Attori principali: Jack Nicholson, Louise Fletcher, Danny DeVito, William Redfield, Scatman Crothers, Brad Dourif, Christopher Lloyd, Will Sampson, Dean R. Brooks, Michael Berryman, Sydney Lassick, William Duell, Vincent Schiavelli, Peter Brocco, Alonzo Brown, Mwako Cumbuka, Josip Elic, Ken Kenny, Nathan George, Ted Markland, Louisa Moritz, Mews Small, Delos V. Smith Jr., Lan Fendors, Mimi Sarkisian, Mel Lambert, Kay Lee, Dwight Marfield, Tin Welch, Aurore Clément
Regia: Miloš Forman
Sceneggiatura/Autore: Bo Goldman, Lawrence Hauben
Colonna sonora: Jack Nitzsche
Fotografia: Haskell Wexler
Costumi: Aggie Guerard Rodgers
Produttore: Michael Douglas, Saul Zaentz
Produzione: Usa
Genere: Drammatico
Durata: 133 minuti

Un film non solo da vedere ma da consigliare / 19 maggio 2014 in Qualcuno volò sul nido del cuculo

Un film sulla follia o meglio su chi sono i veri folli ... chi si ostina ad uniformare la gente ... anche con terapie torture o chi è diverso ... per un qualsiasi motivo. Film datato ma sempre dal grande impatto e poi Jack Nicholson superlativo !!

10 agosto 2013 in Qualcuno volò sul nido del cuculo

15 luglio 2013 in Qualcuno volò sul nido del cuculo

Talvolta non c'è bisogno di trame complesse ed ingegnose, inquadrature originali, movimenti di telecamera degni di nota, simbolismi colti e scenari bellissimi, per creare un film capolavoro. Talvolta basta avere una bellissima storia da raccontare e degli attori bravissimi ad interpretare la loro parte. Niente fronzoli, soltanto emozioni da trasmettere al... continua a leggere » pubblico dall'inizio fino alla fine del film.

Vi sono film di fronte ai quali è veramente impossibile restare impassibili, non è neppure necessario avere un certo bagaglio culturale, basta essere uomini con un pizzico di sensibilità. Si, perché ne basta propria poca di sensibilità per amare alla follia "Qualcuno volò sul nido del cuculo" di Milos Forman.
La storia si svolge in un manicomio/ospedale psichiatrico (chiamatelo come volete), dove i pazienti a causa delle pesanti terapie sono ridotti ad uno stato quasi da automa, incapaci di reagire. Di qualcuno sappiamo qualcosa di più, di altri non sappiamo niente, ma sin dalle prime scene di terapia di gruppo in cui ci vengono presentati tutti insieme ci ritroviamo in sintonia, forse in empatia, capiamo la difficoltà della loro situazione. Dentro i muri di quell'ospedale psichiatrico non c'è più posto per la speranza e forse nemmeno per la vita. C'è soltanto una desolante routine, che cancella ogni sogno ed in qualche modo anche la vita.



Poi un giorno, viene ricoverato anche un teppistello di nome Mc Murphy, in arrivo da un campo di lavoro carcerario, interpretato da un Jack Nicholson più straordinario del solito, qui con una delle interpretazioni migliori della sua carriera, che gli è valsa anche l'oscar. Mc Murphy non è pazzo, lo si capisce sin dall'incipit del film, ma viene comunque internato per verificare se lo è o meno e provare al contempo a placarlo, renderlo più docile, più “idoneo” alla società.
Il suo arrivo nel manicomio, sconvolge tutto, da lì in poi comincia la rivoluzione. Si, perché Mc Murphy, non ce la fa ad accettare la propria condizione, senza difendersi, ribellarsi. Soprattutto non vuole arrendersi e non vuole sottostare al regime quasi dittatoriale imposto dallo staff medico/infermieristico.
Il ricovero nell'ospedale psichiatrico non rappresenta per lui la FINE, come è invece per gli altri pazienti, ormai privi di speranza e succubi di una sterile routine. Loro vivono senza credere in loro stessi, senza pensare di avere più niente da dire nella vita, sentendosi incapaci di reagire, completamente disillusi. Protetti dalle mura di quell'ospedale considerano la vita al di fuori di queste, come un pericolo. (e sarà Mc Murphy a far loro capire che la vita è solo una stupenda opportunità, non un pericolo). VIVONO NEL TIMORE, INCATENATI NELLE LORO INSICUREZZE, PRIGIONIERI DI UNO DEI PEGGIOR TIPI DI SOFFERENZA, QUELLA MENTALE.
Mc Murphy invece, riesce a mettere in crisi tutti gli ingranaggi, sconvolge la routine, porta il suo brio, la sua freschezza, la sua energia e così restituisce la vita a tutto l'ambiente. Si oppone alle decisioni della severa infermiera-capo, coinvolge gli altri internati in partite a carte dove si scommettono sigarette, scherza, gioca, urla, canta. Fa capire a tutti gli altri che la loro vita non è ancora finita, che la sofferenza e il disagio possono finire, basta non arrendersi.
McMurphy, infatti, malgrado il ricovero è ancora pieno di vitalità e così progressivamente fa rinascere e tornare in vita anche gli altri pazienti, che non vivevano più, bensì sopravvivevano, sentendosi già morti. Il suo sorriso, il suo essere spontaneamente un inguaribile “casinista”, diventa presto contagioso. I suoi atteggiamenti di ribellione e provocazione, non sono altro che un inno alla vita. E' come un capo rivoluzionario, che da nuove motivazioni e stimoli ai propri seguaci, al proprio popolo e li carica e li spinge verso quella battaglia chiamata vita.
Ma non c'è soltanto il personaggio di Mc Murphy (che è indubbiamente tra i più belli della storia del cinema), ci sono attorno a lui tantissimi altri personaggi indimenticabili. In primis il capo indiano, maestoso e muto ed il giovanissimo e balbuziente Billy Bibbit che, piuttosto che “pazzo” sembra semplicemente fragile ed insicuro.


Moltissime le sequenze memorabili. In primis quella della fuga dal manicomio durante l'ora di pausa, in cui Mc Murphy porta tutti a pescare sul fiume (uno spettacolare inno alla libertà). Oppure quella straordinaria, in cui, dopo il divieto imposto dallo staff medico di assistere alla finale di baseball, McMurphy comincia a fare la telecronaca di fronte al televisore spento ed ecco che quel televisore spento, si accende nella mente di tutti i paziente, che entusiasmati cominciano a credere di vedere veramente la partita, grazie alla coinvolgente ed emozionate cronaca fatta da McMurphy. Esultano e li vediamo più felici che mai... (ho postato anche il video, per chi è disposto a "spoilerarsi questa sequenza")



Si tratta di una forte critica nei confronti di un sistema che rinchiude persone bizzarre e cerca di appiattirne la personalità sottoponendole a terapie ed a uno stile di vita che non li cura, ma li annulla rendendoli, più docili, ma molto simili a degli automi. Ci si rende ben presto conto che in questo sistema il cattivo non è certo il teppista McMurphy. Ci si rende conto che la scienza in questo caso non è pienamente dalla parte della ragione, o comunque, al di là delle conclusioni, è spontaneo domandarcelo. Domandarci quanto certe pratiche mediche nei confronti di pazienti malati di mente sono lecite. E' impossibile non domandarsi perchè quel bunker dove è ambientata la storia assomigli più a un carcere che a un ospedale... è impossibile non domandarsi se la lobotomia possa rappresentare effettivamente un cura.
Il film, d'altronde, uscì al cinema in un periodo in cui le condizioni degli ospedali psichiatriche erano molto diverse da quelle attuali (per esempio erano ancora molto diffuse le pratiche dell'elettroshock e della lobotomia, oggi usate sempre più raramente e solo in casi particolari) e per questo la pellicola acquista anche un merito sociale, essendo non soltanto un film emozionante, poetico e struggente, ma anche una forte opera di condanna, pur senza assumere i connotati di un documentario.

E' un film, quindi, che ha il grandissimo pregio di essere al tempo stesso realistico e poetico. Talvolta ci sentiamo quasi parte di un reality ambientato in quell'ospedale psichiatrico, ci sembra di partecipare noi stessi a quelle terapie di gruppo, ci sembra anche a noi di essere in fila per prendere i farmaci, oppure essere insieme a Mc Murphy a giocare a pallacanestro nel campetto recintato fuori dal manicomio.

La cosa straordinaria è che, pur descrivendo la routine il film riesce a non essere ripetitivo o ridondante, a non essere mai noioso, bensì a diventare sempre più coinvolgente. Così, insieme a McMurphy acquistiamo tutti maggiore consapevolezza di noi, ridiamo, ci commuoviamo ed alla fine del film, malgrado l'epilogo tristissimo, riusciamo tutti a riacquistare, proprio come i pazienti dell'ospedale, la nostra forza interiore...
Un film meraviglioso! Da vedere assolutamente.

Ah, Jack Nicholson! / 5 marzo 2013 in Qualcuno volò sul nido del cuculo

Che grande attore. Che gran cast!

Nel 1975, Milos Forman, volò sul nido del cuculo. / 16 giugno 2012 in Qualcuno volò sul nido del cuculo

Ci sono film così psicologicamente eccentrici da far venire il mal di testa. Ci sono film che riescono a trasmettere emozioni solo e semplicemente nell’inquadratura di due sguardi che si incrociano. Ci sono film che dopo averli visti una volta non li dimentichi più, ricordando ogni minimo tassello dei fotogrammi che compongono la stessa pellicola.... continua a leggere » Qualcuno volò sul nido del cuculo, capolavoro gigantesco e senza età del grande Milos Forman, appartiene a tutti e tre gli insiemi elencati. Il film gode di una sceneggiatura inappuntabile, tratta dal romanzo-confessione di Ken Kesey, ma tratta molto liberamente dal romanzo, tanto che perfino lo stesso autore si rifiutò di vederlo. Forman ci parla di noi stessi, del nostro corpo e della nostra mente, dei nostri rapporti con gli altri e soprattutto crea un esempio di come il cinema psicologico e tutto giocato sull’introspettiva artistica possa resistere nonostante tutte le proibizioni attuate in passato riguardo a questo “strano” modo di far cinema. Un cast in stato di grazia , capitanato da un Jack Nicholson che un lustro prima di Shining comincia già ad esplorare i misteri e gli oscuri meandri della mente umana, e chiuso da una prova da Oscar di Louise Fletcher, magnifica e letale dottoressa. Nicholson gioca a fare il ribelle, ovvero il ruolo che da Easy Ryder gli riesce meglio, solo che se tenti di farlo in un ospedale psichiatrico in cui regna la repressione e si usano le maniere forti, la situazione non diventa proprio idilliaca, anzi. La grande iniziativa del film è quella di trasferire tutte le emozioni forti provocate dal film fin dentro lo spettatore, diventando uno dei modelli principali per tutti i film riguardanti detenzioni a venire. Il ribelle Nicholson che tenta di sfuggire al carcere trova una realtà del tutto nuova dentro l’ospedale psichiatrico, in cui molti si chiedono se sia o no malato e pazzo. Trova dei compagni di avventura in maschere ed espressioni talvolta divertenti(Il Martini di De Vito), talvolta sagge(Il Grande Capo interpretato da Sampson), talvolta giovani e inesperte(come il personaggio interpretato da Brad Douriff)e soprattutto trova un nemico nel personaggio interpretato dalla Fletcher che vive sotto un regime autarchico dove vige l’ordine e la disciplina, ponendosi in contrasto con McMurphy(il nome del personaggio di Nicholson), simbolo del ribellarsi alle regole e dell’autolesionismo. Le scene tra i due sono tra le più vivaci e ricche di tensione della storia del cinema, grazie anche ad un impegno assoluto nel ricercare la perfezione della parte, in cui entrambi si calano splendidamente. Quando McMurphy introduce le due ragazze prima di fuggire tra i malati, lo spettatore capisce che finirà male: infatti l’atmosfera non è delle migliori. Il ragazzo interpretato da Douriff, minacciato dalla dottoressa di rivelare alla madre che il figlio aveva avuto un incontro molto intimo con una prostituta, si toglie la vita e McMurphy aggredisce la dottoressa, costringendola ad indossare una protezione al collo. Questo turbinio di scene è tra le più apprezzate, idolatrate, imitate della storia del cinema. Qualcuno volò sul nido del cuculo è un’opera che non si vede spesso negli ultimi anni. E’ un film dalla psicologia esatta e dalla grande voglia di stupire e del ricercare nello spettatore lo spirito di chi vuole mettersi di fronte ad una bella sfida: scoprirsi. Bisogna lasciarsi appassionare al film e all’intera filmografia di Forman per capirne l’importanza. Il film è stato premiato con i 5 oscar più importanti, giustamente e resta ancora oggi una delle principali fonti per individuare i caratteri fondamentali e poco sviluppati in seguito della nuova Hollywood, con uno stile unico e impossibile da rintracciare in ogni altro posto. Chapeau.