Qualcuno volò sul nido del cuculo

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Qualcuno volò sul nido del cuculo

Randle Patrick McMurphy è un piccolo delinquente che fa finta di essere pazzo per non finire in carcere. Viene quindi rinchiuso in un ospedale psichiatrico, dove con il suo comportamento sopra le righe si attira le simpatie degli altri degenti, ma allo stesso tempo sconvolge la routine della vita ospedaliera, suscitando così l'antipatia della capo infermiera, Mildred Ratched, che lo prende di mira. Tratto dal romanzo omonimo di Ken Kesey, nel 1976 Qualcuno volò sul nido del cuculo vinse cinque Oscar, Miglior Film, Miglior Regia (Milos Forman), Miglior Attore Protagonista (Jack Nicholson), Miglior Attrice Protagonista (Louise Fletcher) e Miglior Sceneggiatura Non Originale (Lawrence Hauben, Bo Goldman), sei Golden Globe, Miglior Film Drammatico, Miglior Regia (Milos Forman), Miglior Attore in un Film Drammatico (Jack Nicholson), Miglior Attrice in un Film Drammatico (Louise Fletcher), Miglior Attore Debuttante (Brad Dourif) e Miglior Sceneggiatura (Lawrence Hauben, Bo Goldman), nel 1977 sei BAFTA, Miglior Film, Miglior Regia (Milos Forman), Miglior Attore Protagonista (Jack Nicholson), Miglior Attrice Protagonista (Louise Fletcher), Miglior Attore Non Protagonista (Brad Dourif) e Miglior Montaggio (Richard Chew, Lynzee Klingman, Sheldon Kahn).
schizoidman ha scritto questa trama

Titolo Originale: One Flew Over the Cuckoo's Nest
Attori principali: Jack NicholsonJack NicholsonLouise FletcherLouise FletcherDanny DeVitoDanny DeVitoWilliam RedfieldWilliam RedfieldScatman CrothersScatman CrothersBrad Dourif, Christopher Lloyd, Will Sampson, Dean R. Brooks, Michael Berryman, Sydney Lassick, William Duell, Vincent Schiavelli, Peter Brocco, Alonzo Brown, Mwako Cumbuka, Josip Elic, Ken Kenny, Nathan George, Ted Markland, Louisa Moritz, Mews Small, Delos V. Smith Jr., Lan Fendors, Mimi Sarkisian, Mel Lambert, Kay Lee, Dwight Marfield, Tin Welch, Aurore Clément, Anjelica Huston, Audrey Landers, Saul Zaentz, Philip Roth, Mostra tutti
Regia: Miloš FormanMiloš Forman
Sceneggiatura/Autore: Bo Goldman, Lawrence Hauben
Colonna sonora: Jack Nitzsche
Fotografia: Haskell Wexler
Costumi: Aggie Guerard Rodgers
Produttore: Saul Zaentz, Michael Douglas
Produzione: Usa
Genere: Drammatico
Durata: 133 minuti

Dove vedere in streaming Qualcuno volò sul nido del cuculo

Qualcuno volò sul nido del cuculo / 26 Maggio 2020 in Qualcuno volò sul nido del cuculo

Un film importante, dannatamente importante. Per vari motivi : innanzitutto per un motivo cinematografico; questa è la prova che consacra Jack Nicholson nell’olimpo dei più grandi attori della storia(personalmente mi impressiona più qui che in “Shining”). Poi per la tematica: è forse il film che ha cambiato di più la concezione di un determinato aspetto della nostra società(leggasi: malattia mentale e relative cure). Sarebbero esistiti i movimenti dell’antipsichiatria senza questo film? Forse sì, ma sicuramente sarebbero stati più deboli. Solo il quinto film del Decalogo di Kiesloswski ha avuto un effetto simile, seppur più circoscritto(nel tal caso la tematica trattata era la pena capitale).
Forman dirige questo film con intelligenza: sa di non essere un genio della regia, ma di essere un regista capace. Organizza un film lineare, intelligente, che va inevitabilmente a finire nel drammatico ma non cade mai nel patetico o, peggio, nel pietismo. Non troviamo neppure inquadrature particolari, una fotografia particolarmente degna di nota o una colonna sonora pazzesca: solo una storia narrata clamorosamente bene ed un attore sopra ogni norma. Forse è questo che basta per fare un grande film(pur personalmente non considerandolo un capolavoro).
La popolarità del film ha fatto il resto, rendendo “Qualcuno volò sul nido del cuculo” uno dei fenomeni sociali più importanti del ‘900. Non è assolutamente poco.

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Un film non solo da vedere ma da consigliare / 19 Maggio 2014 in Qualcuno volò sul nido del cuculo

Un film sulla follia o meglio su chi sono i veri folli … chi si ostina ad uniformare la gente … anche con terapie torture o chi è diverso … per un qualsiasi motivo. Film datato ma sempre dal grande impatto e poi Jack Nicholson superlativo !!

10 Agosto 2013 in Qualcuno volò sul nido del cuculo

15 Luglio 2013 in Qualcuno volò sul nido del cuculo

Talvolta non c’è bisogno di trame complesse ed ingegnose, inquadrature originali, movimenti di telecamera degni di nota, simbolismi colti e scenari bellissimi, per creare un film capolavoro. Talvolta basta avere una bellissima storia da raccontare e degli attori bravissimi ad interpretare la loro parte. Niente fronzoli, soltanto emozioni da trasmettere al pubblico dall’inizio fino alla fine del film.

Vi sono film di fronte ai quali è veramente impossibile restare impassibili, non è neppure necessario avere un certo bagaglio culturale, basta essere uomini con un pizzico di sensibilità. Si, perché ne basta propria poca di sensibilità per amare alla follia “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Milos Forman.
La storia si svolge in un manicomio/ospedale psichiatrico (chiamatelo come volete), dove i pazienti a causa delle pesanti terapie sono ridotti ad uno stato quasi da automa, incapaci di reagire. Di qualcuno sappiamo qualcosa di più, di altri non sappiamo niente, ma sin dalle prime scene di terapia di gruppo in cui ci vengono presentati tutti insieme ci ritroviamo in sintonia, forse in empatia, capiamo la difficoltà della loro situazione. Dentro i muri di quell’ospedale psichiatrico non c’è più posto per la speranza e forse nemmeno per la vita. C’è soltanto una desolante routine, che cancella ogni sogno ed in qualche modo anche la vita.

Poi un giorno, viene ricoverato anche un teppistello di nome Mc Murphy, in arrivo da un campo di lavoro carcerario, interpretato da un Jack Nicholson più straordinario del solito, qui con una delle interpretazioni migliori della sua carriera, che gli è valsa anche l’oscar. Mc Murphy non è pazzo, lo si capisce sin dall’incipit del film, ma viene comunque internato per verificare se lo è o meno e provare al contempo a placarlo, renderlo più docile, più “idoneo” alla società.
Il suo arrivo nel manicomio, sconvolge tutto, da lì in poi comincia la rivoluzione. Si, perché Mc Murphy, non ce la fa ad accettare la propria condizione, senza difendersi, ribellarsi. Soprattutto non vuole arrendersi e non vuole sottostare al regime quasi dittatoriale imposto dallo staff medico/infermieristico.
Il ricovero nell’ospedale psichiatrico non rappresenta per lui la FINE, come è invece per gli altri pazienti, ormai privi di speranza e succubi di una sterile routine. Loro vivono senza credere in loro stessi, senza pensare di avere più niente da dire nella vita, sentendosi incapaci di reagire, completamente disillusi. Protetti dalle mura di quell’ospedale considerano la vita al di fuori di queste, come un pericolo. (e sarà Mc Murphy a far loro capire che la vita è solo una stupenda opportunità, non un pericolo). VIVONO NEL TIMORE, INCATENATI NELLE LORO INSICUREZZE, PRIGIONIERI DI UNO DEI PEGGIOR TIPI DI SOFFERENZA, QUELLA MENTALE.
Mc Murphy invece, riesce a mettere in crisi tutti gli ingranaggi, sconvolge la routine, porta il suo brio, la sua freschezza, la sua energia e così restituisce la vita a tutto l’ambiente. Si oppone alle decisioni della severa infermiera-capo, coinvolge gli altri internati in partite a carte dove si scommettono sigarette, scherza, gioca, urla, canta. Fa capire a tutti gli altri che la loro vita non è ancora finita, che la sofferenza e il disagio possono finire, basta non arrendersi.
McMurphy, infatti, malgrado il ricovero è ancora pieno di vitalità e così progressivamente fa rinascere e tornare in vita anche gli altri pazienti, che non vivevano più, bensì sopravvivevano, sentendosi già morti. Il suo sorriso, il suo essere spontaneamente un inguaribile “casinista”, diventa presto contagioso. I suoi atteggiamenti di ribellione e provocazione, non sono altro che un inno alla vita. E’ come un capo rivoluzionario, che da nuove motivazioni e stimoli ai propri seguaci, al proprio popolo e li carica e li spinge verso quella battaglia chiamata vita.
Ma non c’è soltanto il personaggio di Mc Murphy (che è indubbiamente tra i più belli della storia del cinema), ci sono attorno a lui tantissimi altri personaggi indimenticabili. In primis il capo indiano, maestoso e muto ed il giovanissimo e balbuziente Billy Bibbit che, piuttosto che “pazzo” sembra semplicemente fragile ed insicuro.

Moltissime le sequenze memorabili. In primis quella della fuga dal manicomio durante l’ora di pausa, in cui Mc Murphy porta tutti a pescare sul fiume (uno spettacolare inno alla libertà). Oppure quella straordinaria, in cui, dopo il divieto imposto dallo staff medico di assistere alla finale di baseball, McMurphy comincia a fare la telecronaca di fronte al televisore spento ed ecco che quel televisore spento, si accende nella mente di tutti i paziente, che entusiasmati cominciano a credere di vedere veramente la partita, grazie alla coinvolgente ed emozionate cronaca fatta da McMurphy. Esultano e li vediamo più felici che mai… (ho postato anche il video, per chi è disposto a “spoilerarsi questa sequenza”)

Si tratta di una forte critica nei confronti di un sistema che rinchiude persone bizzarre e cerca di appiattirne la personalità sottoponendole a terapie ed a uno stile di vita che non li cura, ma li annulla rendendoli, più docili, ma molto simili a degli automi. Ci si rende ben presto conto che in questo sistema il cattivo non è certo il teppista McMurphy. Ci si rende conto che la scienza in questo caso non è pienamente dalla parte della ragione, o comunque, al di là delle conclusioni, è spontaneo domandarcelo. Domandarci quanto certe pratiche mediche nei confronti di pazienti malati di mente sono lecite. E’ impossibile non domandarsi perchè quel bunker dove è ambientata la storia assomigli più a un carcere che a un ospedale… è impossibile non domandarsi se la lobotomia possa rappresentare effettivamente un cura.
Il film, d’altronde, uscì al cinema in un periodo in cui le condizioni degli ospedali psichiatriche erano molto diverse da quelle attuali (per esempio erano ancora molto diffuse le pratiche dell’elettroshock e della lobotomia, oggi usate sempre più raramente e solo in casi particolari) e per questo la pellicola acquista anche un merito sociale, essendo non soltanto un film emozionante, poetico e struggente, ma anche una forte opera di condanna, pur senza assumere i connotati di un documentario.

E’ un film, quindi, che ha il grandissimo pregio di essere al tempo stesso realistico e poetico. Talvolta ci sentiamo quasi parte di un reality ambientato in quell’ospedale psichiatrico, ci sembra di partecipare noi stessi a quelle terapie di gruppo, ci sembra anche a noi di essere in fila per prendere i farmaci, oppure essere insieme a Mc Murphy a giocare a pallacanestro nel campetto recintato fuori dal manicomio.

La cosa straordinaria è che, pur descrivendo la routine il film riesce a non essere ripetitivo o ridondante, a non essere mai noioso, bensì a diventare sempre più coinvolgente. Così, insieme a McMurphy acquistiamo tutti maggiore consapevolezza di noi, ridiamo, ci commuoviamo ed alla fine del film, malgrado l’epilogo tristissimo, riusciamo tutti a riacquistare, proprio come i pazienti dell’ospedale, la nostra forza interiore…
Un film meraviglioso! Da vedere assolutamente.

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Ah, Jack Nicholson! / 5 Marzo 2013 in Qualcuno volò sul nido del cuculo

Che grande attore.
Che gran cast!