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Recensione su Vizio di forma

/ 20146.8171 voti

25 maggio 2015

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La superficie è splendida e sghangherata, stoned come il suo protagonista. Doc Sportello è uno Joaquin Phoenix abbastanza in stato di grazia, forse tramite immedesimazione, fattone in un sobborgo di LA sul mare negli anni ‘70. Erano tempi un po’ così, la controcultura e i figli dei fiori e dell’erba. Doc, tra una canna e una amichevole constatazione di quanto zozzi siano i suoi piedi – obbligatori i sandaletti nella sua tenuta da hippie – indaga su un caso comparsogli sul divano di casa, nella persona della sua ex, una tizia abbastanza gnocca e con il vizio di scomparire e viceversa. Da qiesto parte e passa in rassegna, e ne rimane invischiato: ebrei immobiliaristi con guardie del corpo nazi, black powwa, dentisti cocainomani, pussy-lick-shops, spiaggie, una misteriosa imbarcazione di contrabbando cinese, morti che non sono morti (Owen Wilson, pure lui strafatto), dhroggggha!, avvaocati cavernosi (Benicio del Toro, vabbè lui è sempre strafatto), cordialità con un poliziotto complessato, che è il suo alter ego complementare. Si tratta fondamentalmente di un film sullo spirito dell’epoca, tratto da un romanzo di cui nulla so ma giusto per dirlo, con enne situazioni grottesco che strappano il riso però. Però anche la trama è così, esattamente come Doc, il quale è un simpatico Ulisse psichedelico sballottato dal vento, yeyyyyy figata, determinato a rollare e a sapere ma ben poco di quel che alla fine risolve sarà merito suo quanto piuttosto di un susseguirsi di situazioni dentro alle quali lui ci porta per mano. Che è già più pulita del piede, per dire. C’è un tasto on/off di allucinazioni, un personaggio/voce narrante che possibilmente vede solo lui. Sorta di manifesto di decadenza e fine delle illusioni esplose negli anni precedenti, raffigura un luogo ormai mitico, una California calda e malata, mondo lontano se pur così occidentale al contempo sfavillante e marcio, delle peggio dell’umanità malattie, che forgia personaggi dai tratti paradossali e intrecciati, in un continuo colpo su colpo basato sul nonsense e su una inerte noncuranza, apparentemente l’unico antidoto possibile al vuoto di fondo.

2 commenti

  1. paolodelventosoest / 26 maggio 2015

    Sai qual è il problema dei 7? Che se vengono dati da senatori come vossìa, pesano quasi come dei 5 😛
    Scherzi a parte, le tue recensioni sono sempre uno spasso!

    • tragicomix / 2 giugno 2015

      ahahaha, mannò, non è affatto l’intenzione!
      E’ che ormai di film abbastanza belli, almeno dal mio punto di vista, ne escono parecchi, anche a me sembra di dare troppi 7, ma in tanti casi non saprei che altro dare. 7 per me vale come un film che sono andato a vedere al cinema e mi ha da soddisfatto in su 😀
      Poi invece di belli assai, o meritevoli di tutti i superlativi che vengono usati nei lanci promozionali, ogni anno ce ne saranno 2 o 3 :/
      E per il resto grazie!

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