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Recensione su Infanzia clandestina

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Rabbia clandestina / 4 aprile 2013 in Infanzia clandestina

Mi chiamo Ernesto Guevara, detto El Che, e ho fatto una scelta di vita per il bene della nazione e del popolo.
Uno può essere allineato con il suo modo e stile di vita ma è la sua e paga le sue scelte “di persona”.
Qui Juan ha la SFORTUNA di nascere in una famiglia rivoluzionaria dove sia il padre che la madre fuggono per non essere presi e “probabilmente” (non svelo nulla) uccisi dalle forze dell’ordine argentine. Juan, che ha anche una sorellina piccola, forse di neanche 2 anni, vive nella clandestinità COSTRETTA dai genitori e vive una vita non sua, con un nome non suo (Ernesto), un compleanno non suo, tutto non reale ma i sentimenti e la sua vita a scuola, con i compagni e con i primi amori lo sono. Poi ovviamente la situazione degenera e il dramma è scontato. La follia e la rabbia deriva dalla scelta di voler condizionare la vita dei figli alle decisioni assurde e irresponsabili dei genitori. Ripeto: sei Che Guevara? Ok. Fai della tua vita quel che vuoi. Ma non hai figli e non condizioni nessuno. Qui invece l’egoismo e la follia porta ad avere addirittura 2 figli la cui vita è totalmente segnata in maniera drammatica.
INACCETTABILE!!!
Il film è bellissimo e visto con i sottotitoli è ancora più sentito.
Juan (Ernesto) è bravissimo ma come tutti gli altri.
“Non capisco niente di quello che dici, ma è bello lo stesso” che bella l’adolescenza.
Condizionarla è un delitto!
Ad maiora!

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