Recensione su Il sospetto

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8 Maggio 2013

Le mie aspettative per questo film erano molto alte e non sono state disattese. Vinterberg, dopo la sfortunata parentesi di Dear Wendy e festa in famiglia, riprende le atmosfere di Festen e, come allora, recupera un ottimo protagonista da piazzare al centro della scena. Allora era Ulrich Thomsen l’uomo solo, al centro di un paesaggio famigliare più pieno di ombre che di luci, oggi tocca a Mads Mikkelsen, autore di una splendida performance che lo vede solo contro tutti, contro il pregiudizio degli amici e di chi lo ha sempre stimato.
Partendo dal presupposto che anche i bambini mentono, Vinterberg segue la parabola discendente di un uomo che perde tutto, che si trova al centro della peggiore situazione immaginabile (l’accusa di pedofilia) e che si vede costretto ad affrontare l’ostilità e l’ignoranza di una piccola comunità (quasi una famiglia allargata) che non cerca di portare alla luce la verità. Non la cercano neppure, credono di averla già in tasca, senza rendersi conto di quanto sia fragile e volubile ciò che hanno.
Lo spettatore sa bene che Likas è innocente, Vinterberg vuole focalizzare l’attenzione sulle reazione del paese e le mette a fuoco attraverso Mikkelsen.
Il sospetto (errata traduzione dell’originale Jagten, la caccia….perchè è quello il vero senso del film) si avvicina a film come il dubbio o the woodsman per il tema che tratta, ma se ne discosta quando pone sotto la lente d’ingradimento un innocente per puntare il dito sulle colpe e sull’ignoranza di chi imbastisce processi alle streghe nell’era della ragione.
La regia è essenziale ma elegante e l’interpretazione di Mikkelsen è pari a quella di Fassbender in Shame. Estremamente coinvolgente.
E’ un film che colpisce e, per certi versi, non poteva che essere un film nordeuropeo.

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