2011

Il ragazzo con la bicicletta

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Il ragazzo con la bicicletta
Il ragazzo con la bicicletta

Cyril è un ragazzino che viene letteralmente abbandonato dal padre in un un centro di accoglienza. Il bambino si ribella alla situazione e fugge più volte dalla struttura, fino a irrompere nella vita di Samantha, una parrucchiera dolce e gentile che inizia a prendersi cura di lui, con non poche difficoltà.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Le Gamin au vélo
Attori principali: Cécile de FranceThomas DoretJérémie RenierFabrizio RongioneOlivier GourmetEgon Di Mateo, Batiste Sornin, Samuel De Rijk, Myriem Akeddiou
Regia: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
Sceneggiatura/Autore: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
Fotografia: Alain Marcoen
Costumi: Maïra Ramedhan Levi
Produttore: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne, Denis Freyd, Delphine Tomson
Produzione: Francia, Belgio, Italia
Genere:
Durata: 87 minuti

20 Dicembre 2012 in Il ragazzo con la bicicletta

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un film belga un film belga! Ai film belgi ho capito che è meglio andare subito o me li tolgono dai cinema U_U non mi fottono più, anche se i registi, i fratelli Dardenne, sono ormai non dico noti, massì dai, noti, almeno tra gli addetti ai lavori, per il loro stile personale e per le tematiche trattate, sociologia e povertà prese di striscio, spessissimo dalle prospettive di ragazzi/bambini protagonisti che in queste situazioni si trovano a crescere.
La prima fila era TANTO sotto lo schermo, e considerato che quelli riprendono per la metà del tempo la camera a spalla ero un po’ inquieto. Vomiterò? Naaaa.
Eppoi la prima fila al cinema rulez tantissimo.
Cyril è un ragazzetto che vive in un orfanotrofio e non accetta di essere stato abbandonato dal babbo. Che gli ha pure venduto la bicicletta. Urla strepita e s’attacca a qualsiasi cosa/persona, nonostante l’appartamento ormai vuoto e qualsiasi altra prova che il padre fosse un pirla. E s’attacca anche, tipo pipistrello vampiro, a Samantha, una parrucchiera dallo sguardo dolce che accetta di tenerlo con sé nei fine settimana. In tutto ciò succede che vanno dal padre, che lavora in un ristorante; viene ulteriormente acclarato che è un pirla – tra l’altro il padre è il solito biondo Jeremie Renier, ossia l’attore che c’è, fin da bambino, in quasi tutti i loro film. Cyril si fa cooptare da un bulletto che lo convince a rapinare un’edicola, e lo scarica quando va male. Traggggedia, si ribella, carica, urla, torna a capo chino e chiede scusa. Per farsi perdonare il figlio dell’edicolante quasi l’ammazza (col padre che non lo ferma, no, ma gli domanda “ma dovevi proprio?”). Il rapporto con Samantha, che è Cecile de France, quella col nome stupido ma belga, quella che aveva l’esperienza di pre-morte nello tsunami in Hereafter di Clint, si ricuce proprio in bicicletta, lungo una di quelle rive di fiumi belgi uguale uguale a quella dove andavo io con i miei zii quando ero là. Anzi, tutto il film si svolge a Seraing e dintorni, una cittadina vicino a Liegi, ma dico vicino vicino eh *_* a dove ero io. E insomma, io già solo a vedere i bus gialli dell’azienda trasporti di Liegi mi commuovo U_U (era la TEC?).
Il percorso dei Dardenne è coerente con i film precedenti, con i loro bambini teneri-ribbbbelli, che se vogliamo ricordano un po’ quelli di Truffaut (lo dice anche mymovies), incapaci a comprendere il mondo e le dinamiche degli adulti, ribelli e in cerca ostinata di certezze a cui affidarsi dopo aver visto crollare il loro mondo affettivo. Per cui un film non veramente prevedibile ma un buon punto nella continuità di una linea. Anche se il bimbetto spesso sarebbe da picchiare e basta.
E poi, fuck yeah, c’est la Belgique.

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21 Marzo 2012 in Il ragazzo con la bicicletta

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La pellicola parte a razzo seguendo le vicende del suo protagonista che sembra non fermarsi mai,infatti vediamo un ragazzino dallo spirito inquieto che tenta la fuga dall’istituto minorile in cui vive per poi prodigarsi nella disperata e ossessiva ricerca del padre improvvisamente scomparso ,in questo verrà poi aiutato da una giovane donna conosciuta quasi per caso,costei senza bene sapere il perché gli si affeziona, tanto da fargli da tutrice nei fine settimana,la domanda è :saprà conquistarsi la fiducia e l’affetto del ragazzo che dopo averlo messo sulle tracce del padre costui l’ha respinto in malo modo ? i Dardenne sono registi senza fronzoli e spesso badano al sodo,il film risulta essere un piccolo gioiello a forte rischio di commozione,lo spettatore viene reso empaticamente partecipe grazie alla regia, attenta a pedinare il suo protagonista,inoltre risulta molto efficace la prova di tutti gli attori, ognuno perfettamente calato nelle rispettive parti,un film prezioso, che certamente non deluderà il pubblico abituato a cibarsi di pellicole d’autore.

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1 Febbraio 2012 in Il ragazzo con la bicicletta

La tristezza del bambino (bravissimo) e della sua vita commuove ma nell’ stesso tempo è un monito per non mollare mai. Prendi la bici e vai avanti sembra dire alla fine del film il regista.
La vita di un bambino abbandonato ma che non si da per vinto e continua a voler viverla come crede lui.

15 Dicembre 2011 in Il ragazzo con la bicicletta

Triste ma essenziale. Non è un film lento ma segue i ritmi di un’esistenza travagliata, quella di un ragazzino abbandonato dal padre egoista e costretto a passare attraverso le critiche fasi di sfiducia, bisogno di attenzione e di amore che ogni adolescente in questa situazione cerca. La maturià passa attraverso la durezza dell’esperienza ma lo spiraglio di positività lasciato intendere dalla figura della parrucchiera c’è ed è concreto.
E’ una pellicola sobria e realistica, non disfattista ma sincera. Di quelle che non si perdono in frasi ridicole, in sceneggiature pompose, ma che per quello che ha da dire arriva al nocciolo.

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Illuminati / 17 Novembre 2011 in Il ragazzo con la bicicletta

I primi film dei Dardenne erano pervasi da un pessimismo atroce, da morte della speranza. Uno sconforto tombale. Con il passare del tempo hanno un po’ mitigato questa funerea visione della vita che li caratterizzava e, già con il Matrimonio di Lorna, era percepibile un fievole bagliore di positività.
Qui siamo sempre in “territorio Dardenne”, ma la fiammella ha preso forza, si è quasi accesa la luce.

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