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Il ragazzo con la bicicletta

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20 Dicembre 2012 in Il ragazzo con la bicicletta

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un film belga un film belga! Ai film belgi ho capito che è meglio andare subito o me li tolgono dai cinema U_U non mi fottono più, anche se i registi, i fratelli Dardenne, sono ormai non dico noti, massì dai, noti, almeno tra gli addetti ai lavori, per il loro stile personale e per le tematiche trattate, sociologia e povertà prese di striscio, spessissimo dalle prospettive di ragazzi/bambini protagonisti che in queste situazioni si trovano a crescere.
La prima fila era TANTO sotto lo schermo, e considerato che quelli riprendono per la metà del tempo la camera a spalla ero un po’ inquieto. Vomiterò? Naaaa.
Eppoi la prima fila al cinema rulez tantissimo.
Cyril è un ragazzetto che vive in un orfanotrofio e non accetta di essere stato abbandonato dal babbo. Che gli ha pure venduto la bicicletta. Urla strepita e s’attacca a qualsiasi cosa/persona, nonostante l’appartamento ormai vuoto e qualsiasi altra prova che il padre fosse un pirla. E s’attacca anche, tipo pipistrello vampiro, a Samantha, una parrucchiera dallo sguardo dolce che accetta di tenerlo con sé nei fine settimana. In tutto ciò succede che vanno dal padre, che lavora in un ristorante; viene ulteriormente acclarato che è un pirla – tra l’altro il padre è il solito biondo Jeremie Renier, ossia l’attore che c’è, fin da bambino, in quasi tutti i loro film. Cyril si fa cooptare da un bulletto che lo convince a rapinare un’edicola, e lo scarica quando va male. Traggggedia, si ribella, carica, urla, torna a capo chino e chiede scusa. Per farsi perdonare il figlio dell’edicolante quasi l’ammazza (col padre che non lo ferma, no, ma gli domanda “ma dovevi proprio?”). Il rapporto con Samantha, che è Cecile de France, quella col nome stupido ma belga, quella che aveva l’esperienza di pre-morte nello tsunami in Hereafter di Clint, si ricuce proprio in bicicletta, lungo una di quelle rive di fiumi belgi uguale uguale a quella dove andavo io con i miei zii quando ero là. Anzi, tutto il film si svolge a Seraing e dintorni, una cittadina vicino a Liegi, ma dico vicino vicino eh *_* a dove ero io. E insomma, io già solo a vedere i bus gialli dell’azienda trasporti di Liegi mi commuovo U_U (era la TEC?).
Il percorso dei Dardenne è coerente con i film precedenti, con i loro bambini teneri-ribbbbelli, che se vogliamo ricordano un po’ quelli di Truffaut (lo dice anche mymovies), incapaci a comprendere il mondo e le dinamiche degli adulti, ribelli e in cerca ostinata di certezze a cui affidarsi dopo aver visto crollare il loro mondo affettivo. Per cui un film non veramente prevedibile ma un buon punto nella continuità di una linea. Anche se il bimbetto spesso sarebbe da picchiare e basta.
E poi, fuck yeah, c’est la Belgique.

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21 Marzo 2012 in Il ragazzo con la bicicletta

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La pellicola parte a razzo seguendo le vicende del suo protagonista che sembra non fermarsi mai,infatti vediamo un ragazzino dallo spirito inquieto che tenta la fuga dall’istituto minorile in cui vive per poi prodigarsi nella disperata e ossessiva ricerca del padre improvvisamente scomparso ,in questo verrà poi aiutato da una giovane donna conosciuta quasi per caso,costei senza bene sapere il perché gli si affeziona, tanto da fargli da tutrice nei fine settimana,la domanda è :saprà conquistarsi la fiducia e l’affetto del ragazzo che dopo averlo messo sulle tracce del padre costui l’ha respinto in malo modo ? i Dardenne sono registi senza fronzoli e spesso badano al sodo,il film risulta essere un piccolo gioiello a forte rischio di commozione,lo spettatore viene reso empaticamente partecipe grazie alla regia, attenta a pedinare il suo protagonista,inoltre risulta molto efficace la prova di tutti gli attori, ognuno perfettamente calato nelle rispettive parti,un film prezioso, che certamente non deluderà il pubblico abituato a cibarsi di pellicole d’autore.

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1 Febbraio 2012 in Il ragazzo con la bicicletta

La tristezza del bambino (bravissimo) e della sua vita commuove ma nell’ stesso tempo è un monito per non mollare mai. Prendi la bici e vai avanti sembra dire alla fine del film il regista.
La vita di un bambino abbandonato ma che non si da per vinto e continua a voler viverla come crede lui.

15 Dicembre 2011 in Il ragazzo con la bicicletta

Triste ma essenziale. Non è un film lento ma segue i ritmi di un’esistenza travagliata, quella di un ragazzino abbandonato dal padre egoista e costretto a passare attraverso le critiche fasi di sfiducia, bisogno di attenzione e di amore che ogni adolescente in questa situazione cerca. La maturià passa attraverso la durezza dell’esperienza ma lo spiraglio di positività lasciato intendere dalla figura della parrucchiera c’è ed è concreto.
E’ una pellicola sobria e realistica, non disfattista ma sincera. Di quelle che non si perdono in frasi ridicole, in sceneggiature pompose, ma che per quello che ha da dire arriva al nocciolo.

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Illuminati / 17 Novembre 2011 in Il ragazzo con la bicicletta

I primi film dei Dardenne erano pervasi da un pessimismo atroce, da morte della speranza. Uno sconforto tombale. Con il passare del tempo hanno un po’ mitigato questa funerea visione della vita che li caratterizzava e, già con il Matrimonio di Lorna, era percepibile un fievole bagliore di positività.
Qui siamo sempre in “territorio Dardenne”, ma la fiammella ha preso forza, si è quasi accesa la luce.

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Pinocchio / 5 Giugno 2011 in Il ragazzo con la bicicletta

I Dardenne rileggono pinocchio. C’è Cyril che ha una nervosa, istintiva, fanciullesca brama di affetto e che cerca insistentemente suo padre. C’è un incontro casuale con una donna che ha il dono di porgergli una vita migliore quasi per incanto. C’è un insieme di problemi in agguato e un lucignolo dietro l’angolo. E c’è lo sguardo dei Dardenne che girano intorno al vagare, in bicicletta, del ragazzino nello scontrarsi con il rifiuto del padre, con la solare volontà di questa donna che per lui invece tutto rinnega. Delicatissimo e, come sempre, diretto e crudo il film è stranamente appagante.
Fiammeggiante la maglietta di Cyril, mentre incespica in errori continui con una ingenuità davvero cristallina, mentre fa i conti con la figura del padre che vede in ogni uomo, rifiutandolo, e trova una sorta di incrocio fra la fata turchina e geppetto che lo sceglie, e si fa scegliere, e che, con saggezza piana, gli costruisce intorno un mondo normale.
Cyril impara lungo tutto il film, nelle sue relazioni il legame paterno continua imperterrito: senza dolersene causa la rottura fra Samantha e il suo compagno, figura maschile troppo ingombrante; si fa catturare dal criminale di strada che per età e sventataggine si avvicina al padre in maniera fortissima (Cyril ruba per lui senza nessun calcolo); paga sulla sua pelle il vero amore paterno che tutto fa, anche mentire, pur di salavre il proprio figlio. E per questa volta l’unica relazione senza nessuna ombra è quella di Samantha quasi precipitata da un altro mondo per lui.
Bello

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3 Giugno 2011 in Il ragazzo con la bicicletta

Il ragazzo con la bicicletta
La difficile esistenza di un ragazzino che sulla sua bicicletta (bellissimo un lungo piano sequenza con lui che pedala forsennatamente) respinge l’idea di essere stato abbandonato in un istituto di accoglienza da un padre immaturo ed egoista e che , forse , riuscirà ad accettare la nuova vita che Samantha gli offre e che sta dietro la curva dell’ultima scena.
Un film crudo ed asciutto che , come tutti i precedenti altri dei fratelli Dardenne , affronta senza fronzoli importanti temi sociali e non manca di colpire a fondo lo spettatore .
All’ultimo festival di Cannes gli è stato attribuito il gran premio della giuria che personalmente giudico persino troppo modesto se confrontato con la palma assegnata al sopravvalutato Tree of life.
Bravissimo il giovane Thomas Duret che interpreta con misura ed efficacia Cyril , ma assolutamente splendida la Samantha di Cécile de France .

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Riprendo a pedalare / 24 Maggio 2011 in Il ragazzo con la bicicletta

Non importa quante delusioni, quanti tradimenti, quante botte ti può dare la vita. Alla fine ti rimetti in piedi e riprendi a pedalare. Il senso dell’ultimo, come sempre bellissimo, film dei Dardenne è nella profonda metafora che lega Cinema e Vita. Quasi a chiosare un’opera che, di titolo in titolo, ha raggiunto una maturità definitiva senza mai perdere di vista il nesso ontologico che anima i due termini e il rapporto che decidono di mostrare.
Un film antico (lo stile sembra essere sempre lo stesso, identificabile già dalla prima inquadratura; gli omaggi ai loro numi tutelari: Bresson e Truffaut molto evidenti) e al tempo stesso diverso rispetto ai film precedenti. A cominciare dal nuovo (ma non nuovissimo, già il cambiamento era ravvisabile ne L’ENFANT) modo di utilizzare il sonoro/musica (extradiegetico) e di dare al film una vera e propria struttura musicale.
I Dardenne non tradiscono. Mai.

Il mio 8 in realtà è un 8 e 1/2!

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