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Recensione su Il capitale umano

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2 marzo 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Abbastanza strano pensare a Virzì che fa un film su Varese, anche se idealmente si tratta di un paese whatever della Brianza, ma è una Varese dove ero appena stato prima di vedere il film e di cui riconoscevo le vie. Però ca**o, possibile che ci vado e non riesco mai a vedere il lago?
Ricostruzione di delitto attraverso molteplici punti di vista, che dividono la storia in capitoli, non per forza con ordine lineare ma procedendo per accumulo di dati. C’è Bentivoglio, marito della Golino, che fa il borghesotto che vuol fare il botto, usando la figlia che si scopa il figlio di un uomo d’affari chiaramente badass per avvicinarlo e fare soldi facili. Rispettive famiglie, di tutti. C’è la solita abilità di Virzì nel dare vita a personaggi da stereotipi, la macchietta di leghista col Va pensiero sul cellulare è fantastica, mentre l’incastro è fin troppo elaborato ma tiene, e io la Bruni Tedeschi in generale la sopporto ma non troppo. Il fondo invece è triste e pessimisconsolato, una società in cui tutto è denaro o stupidità. Tutti o quasi hanno e danno motivi per essere giudicati esecrabili, forse giusto il personaggio della Golino non li ha, e allora non si capisce bene il motivo per cui debba stare con quell’ominide disgustorama di Bentivoglio, personaggio intenzionalmente meschino e piccolo e costruito per provocare ripulsa. La speranza sono i giovani e i loro amori, non granché come soluzione, e quello alla fine manco muore, e i ricchi sono ancora ricchi e prendono aperitivi all’aria aperta con musica bella. Solco del cinema anti-finanziario, non ce l’hanno mica solo gli altri. Finanza Sucks!

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