Recensione su Hostiles - Ostili

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Troppo convenzionale / 13 Ottobre 2020 in Hostiles - Ostili

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ammé Scott Cooper continua a convincere poco. Della sua filmografia, finora, salvo solo Il fuoco della vendetta, perché, per il resto, siamo sempre dalle parti di “il ragazzo è dotato ma non si applica”. Mi pare che, nei suoi film, Cooper perda di vista troppo spesso le premesse narrative a favore di una specie di (ricerca di) approvazione incondizionata da parte del pubblico.

Hostiles è la sua prima incursione “pura” nel genere western e conferma la facilità con cui Cooper affastella temi e narrazioni con lo scopo di raccontare “storie” di redenzione, senza azzardare mai (con l’eccezione de Il fuoco della vendetta, beninteso) in direzioni che scontentino l’audience.

In particolare, qui, il Capitano Blocher di Christian Bale, dopo decenni di vera e propria caccia ai nativi, cambia opinione sui suoi odiati nemici in maniera sorprendentemente veloce, peraltro senza che accada qualcosa di davvero fondamentale che giustifichi un sì repentino cambio di fronte. Idem per il personaggio della vedova (Rosamunde Pike) che sembra superare i suoi traumi e accettare la presenza dei nativi nella carovana militare dopo qualche dormita.
Alla fine del film, per esempio, non si comprende affatto per quale motivo Blocher non possa proseguire la sua vita con la vedova e il bambino cheyenne e perché le loro strade debbano dividersi in stazione, dove la donna è in partenza per una nuova vita, altrove, insieme a Piccolo Orso. In questo senso, il taglio romantico conferito a forza al gesto conclusivo di Blocher non ha ragion d’essere, perché è la soluzione più logica della vicenda, vista la totale assenza di conflitto (leggi: impedimenti).

Alla ricerca insistita dell’approccio politicamente corretto, Hostiles si risolve in un racconto cinematografico convenzionale, già trattato in altri film di genere, che non dimostra di avere alcuna particolare originalità sia dal punto di vista narrativo che tecnico (fotografia e montaggio sono assolutamente incolori) e che manca di un sufficiente approfondimento psicologico e/o di eventi che supportino determinati cambi di rotta.

Curiosamente, del cast (oltre a Bale, alla Pike e al premio Oscar alla carriera Wes Studi), fanno parte altri attori abbastanza noti che, però, compaiono brevemente in scena e di cui raramente viene inquadrato chiaramente il volto. Oltre a Jesse Plemons e Ben Foster, ho riconosciuto Scott Shepherd e Paul Anderson. All’epoca, Timothée Chalamet non era ancora particolarmente famoso: il suo personaggio è pressoché inutile e la sua partecipazione al film di Cooper è al limite della comparsata.
Curiosità a latere: tra gli attori, c’è anche Q’orianka Kilcher che, nel film, The New World (2005) di Terrence Malick, interpreta Pocahontas. Sempre in quel film, Christian Bale è John Rolfe, il marito inglese della principessa nativa, mentre Wes Studi è un membro della tribù della ragazza.

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