2017

Il diritto di contare

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Il diritto di contare
Il diritto di contare

Virginia, 1961. La corsa allo spazio, la gara tra Stati Uniti e Unione Sovietica per conquistare gli spazi celesti, è appena iniziata. Dopo che l'URSS ha mandato il primo astronauta in orbita intorno alla Terra, la NASA è in affanno. A fronte della segregazione razziale ancora vigente nello Stato e delle difficoltà ad essa legata, tre donne di colore, esperte di fisica e matematica, contribuiranno con le loro capacità intellettive al successo di alcune delle più importanti attività dell'agenzia governativa spaziale.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Hidden Figures
Attori principali: Taraji P. HensonOctavia SpencerJanelle MonáeKevin CostnerKirsten DunstJim Parsons, Mahershala Ali, Glen Powell, Ariana Neal, Saniyya Sidney, Zani Jones Mbayise, Donna Biscoe, Olek Krupa, Aldis Hodge, Kimberly Quinn, Frank Hoyt Taylor, Lidya Jewett, Karan Kendrick, Jaiden Kaine, Kurt Krause, Ken Strunk, Selah Kimbro Jones, Tre Stokes, Corey Mendell Parker, Ashton Tyler, Alkoya Brunson, Ron Clinton Smith, Gregory Alan Williams, Maria Howell, Arnell Powell, Crystal Lee Brown, Tequilla Whitfield, Dane Davenport, Evan Holtzman, Travis Smith, Scott Michael Morgan, Chris Cavalier, Robert McKay, Rhoda Griffis, Karen Wheeling Reynolds, Kate Kneeland, Joe Knezevich, Paul Ryden, John Atwood, Jon Edwin Wright, Wilbur Fitzgerald, Michael Hartson, Bob Jennings, Gary Weeks, Afemo Omilami, Cullen Moss, Amy Tipton, Elijah Everett, Andre Pushkin, Randall Newsome, Joe Hardy Jr., Howie Johnson, David Kallaway, Addison Rose Melfi, Paige Nicollette, William Walker
Regia: Theodore Melfi
Sceneggiatura/Autore: Allison Schroeder, Theodore Melfi
Colonna sonora: Hans Zimmer, Pharrell Williams, Benjamin Wallfisch
Fotografia: Mandy Walker
Costumi: Renee Ehrlich Kalfus, Valerie Zielonka
Produttore: Donna Gigliotti, Peter Chernin, Jenno Topping, Pharrell Williams, Theodore Melfi, Ivana Lombardi, Renee Witt, Mimi Valdes, Kevin Halloran, Margot Lee Shetterly, Jamal Daniel
Produzione: Usa
Genere: Drammatico, Storia
Durata: 127 minuti

La pelle non conta / 28 Gennaio 2018 in Il diritto di contare

Ottimo film sulla storia di tre donne afroamericane che, negli anni della segregazione razziale, si fanno strada nella Nasa.
Katherine (Taraji P. Henson) è una brillante matematica ed insieme alle colleghe Dorothy (Octavia Spencer), supervisore non riconosciuto, e Mary Jackson (Janelle Monae), aspirante ingegnere, lavorano alla Nasa.
Siamo nel 1961, epoca razzista e un po’ bigotta; loro sono tre afroamericane intelligenti e ambiziose e dovranno lottare contro i pregiudizi (anche o soprattutto in un’azienda come la Nasa) dei colleghi.
Splendido film che fa storcere il naso sui soprusi a cui era sottoposta la gente di colore; bagni separati, fontanelle dell’acqua distinte e molto altre limitazioni per gli afroamericani. In più c’è la corsa per mandare il primo uomo nello spazio tra Usa e Russia a fare da sfondo (ma non troppo) alla storia.
Katherine, con la sua grande mente matematica, darà un grosso contributo alla squadra addetta al primo volo spaziale capitanata da Al Harrison (Kevin Costner); dovrà lottare con l’ingegnere capo Paul Stafford (Jim Parsons) che non la rispetta per niente. Invece Mary Jackson dovrà lottare per conquistare il diritto di diventare il primo ingegnere afro-americano; con l’arrivo del calcolatore IBM 7090 sembra che per le matematiche di colore (che hanno un reparto a sè nella Nasa) non ci sia più spazio ma Dorothy la vede lunga e inizierà a studiare il linguaggio di programmazione Fortran che servirà per programmare il calcolatore e lo insegnerà alle sue collaboratrici per non farle restare disoccupate.
Film intenso, interessante che fa emozionare con la lotta contro i pregiudizi razziali ma anche con i passi avanti per spedire il primo uomo nello spazio.
Nel resto del cast da citare Kirsten Dunst nei panni dell’acida Vivian Mitchell, supervisore del gruppo di colore.

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Film conciliante / 29 Maggio 2017 in Il diritto di contare

Film conciliante, in cui tutte le punte finiscono per smussarsi: il misogino diventa tuo marito, la razzista ti dà la sospirata promozione, il misogino-razzista diventa coautore dei tuoi articoli scientifici, il capo è ruvido-ma-buono. Persino Taraji P. Henson sembra talvolta voler levare un po’ di gravitas al proprio personaggio.
Da lodare comunque senza riserve lo sforzo di gettare luce su figure rimaste ingiustamente nascoste e sui loro meriti.

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Guarda e impara / 21 Marzo 2017 in Il diritto di contare

E’ la storia di tre donne forti, intelligenti e determinate.
Il film si sviluppa in vari ambiti: quello familiare e quello lavorativo sono i più toccati. Sono 127 minuti , non pochi, ma è come qualcuno che ha troppe cose da dire ma non ha tempo per farlo. Così il film: sono numerose le questioni da trattare ma non può continuare in eterno, anche se non ti viene voglia di alzarti dalla poltroncina, al contrario vorresti scoprire di più. Ci sono termini matematici e fisici specifici che o li sai o sono solo un contorno, ti affascinano o ti fanno sentire un minuscolo cervello tra i grandi della NASA.
La forza con cui tutte e tre credono in loro stesse e nelle loro capacità rende quasi facilmente affrontabile l’aspetto della discriminazione della donna rafforzato dal colore della pelle delle protagoniste. Certo il contesto è già più protetto rispetto a quello che poteva essere in “The Help”.
Storia di amicizia, di famiglia, d’amore e di rapporti lavorativi. Un film completo con un’ottima colonna sonora. Da far vedere a tutte le ragazze in fase di crescita: guarda e impara cosa puoi fare, in qualunque situazione ti trovi metti a frutto le tue capacità e vedrai che vinci.

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Bello. / 21 Marzo 2017 in Il diritto di contare

Un pezzo di storia che non sapevo.
Tre donne di colore all’inizio degli anni 60 cambieranno l’approccio dei bianchi verso persone di colore…..donne per giunta con intelligenza fuori dal comune in un campo strettamente maschile che sono state fondamentali per la riuscita dei lanci spaziali.

“QUI ALLA NASA LA PIPI’ HA LO STESSO COLORE.”

Edificante, ma convenzionale / 22 Febbraio 2017 in Il diritto di contare

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Dopo la scorrettezza all’acqua di rose di St. Vincent (2014), Theodore Melfi torna sul grande schermo con un altro film “edificante”, ispirato a un’emozionante vicenda realmente accaduta nella Virginia della segregazione razziale: all’ombra delle missioni aerospaziali della NASA dei primissimi anni Sessanta, si svolgono imbarazzanti vicende di discriminazione basate sulla razza e sul sesso.

Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson sono tre donne afroamericane impiegate, rispettivamente, in qualità di matematica, scienziata e fisica presso l’agenzia governativa spaziale statunitense: in varia misura, le loro conoscenze saranno fondamentali per permettere alla NASA di mandare in orbita i propri astronauti nell’ambito della lunga “corsa al cielo” con l’URSS.

Le protagoniste sono donne di colore: combinazione quantomai infausta: devono lottare contro i pregiudizi di una società biancocentrica che ne sminuisce qualsiasi merito, in virtù del sesso e del colore della pelle.
Questo assunto è sia lo stimolante motore della vicenda che il suo punto debole, perché, come tutte le storie probe costruite in maniera “elementare” su questa falsariga, il film divide nettamente le forze in scena tra buoni e cattivi, senza possibilità alcuna di notare sfumature nelle due fazioni forzosamente definite, secondo cui -semplificando all’eccesso- i buoni sono “interessanti” e i cattivi sono stolidi e, per sottolineare la loro stupidità, costoro hanno sovente espressioni del viso atteggiate al limite dell’idiozia (in questo film, c’è un attore, in particolare, tale Kurt Krause, che si esprime benissimo in quest’arte sopraffina: a fronte di pochissime battute, lo noterete certamente, per via della sua faccia da pugile “suonato”).

Al film di Melfi bisogna riconoscere l’indubbio merito di aver messo in scena un racconto gradevole, tale perché rassicurante nella sua positività e nei suoi numerosi lieti (e documentati) epiloghi.
La resa tecnica è molto buona, supportata da un ottimo reparto tecnico, dai costumi alla scenografia, passando per la colonna sonora originale composta da Hans Zimmer e Pharrell Williams: la storia si sviluppa in maniera ordinata, stimolando una certa passione e affezione da parte dello spettatore nei confronti delle simpatiche e decise protagoniste.

A fronte di questi elementi positivi e del suo impegno nel solco della sensibilizzazione su temi sociali che, ahimé, continuano a essere attuali, si tratta di un film estremamente convenzionale, che, al di là della specifica vicenda, sa di già visto, sia nella caratterizzazione che nella rappresentazione delle situazioni e dei suoi protagonisti.
Involontariamente, una battuta affidata a Octavia Spencer esprime bene l’effetto che questo tipo di prodotto produce: la signora Mitchell (un’acidamente accademica Kirsten Dunst) dice a Dorothy Vaughn (la Spencer) che non ha niente contro di “loro”, intendendo con tale pronome le persone di colore. La Vaughn le risponde (più o meno): “Lo so. So che questo è quello che le piace credere”. Hidden Figures, involontariamente, fa il gioco di tutti i Mitchell del mondo: è un film rassicurante in maniera didattica che, appiattendo per necessità narrative le asperità e la tridimensionalità delle parti in gioco, sembra voler mettere a posto le coscienze, mostrando piccole grandi battaglie con un afflato epico tipicamente americano che, purtroppo, sa di stantia autocelebrazione.

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