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Recensione su L'amore bugiardo

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DA VEDERE! / 22 ottobre 2014 in L'amore bugiardo

David Fincher, regista di film cult come “Seven” (1995), “Fight Club” (1999), “Zodiac” (2007) e “The social network” (2010), presenta al pubblico il suo ultimo lavoro, accolto con fervidi consensi da parte della critica: “L’amore bugiardo – Gone girl”, tratto dall’omonimo best-seller di Gillian Flynn, autrice anche della sceneggiatura della pellicola. Il regista, basandosi sull’intricato intreccio orchestrato dalla scrittrice americana, lavora minuziosamente ad uno scandagliamento delle svariate personalità che spesso sono incastonate nell’essenza dell’individuo, un’essenza tutt’altro che lineare sul piano psicologico (e, in questo caso, nelle sue psicosi). Il primo obiettivo di Fincher, largamente raggiunto, è quello di giocare con lo spettatore, mettendo in scena la farsa dell’ennesimo thriller sul femminicidio: una donna data per dispersa, tracce di sangue in casa, testimonianze discordanti, un marito confuso e dal comportamento incoerente.

Il film gioca in tal senso per illustrare le inquietudini della protagonista, Amy Dunne, angelicata dai pregiudizi e dalla malignità dei media, che si intrufolano nel privato di una faccenda intima e precaria allo scopo di soddisfare il proprio pubblico, affamato di questa spettacolarizzazione della tragedia che oggi costituisce una tendenza preponderante legata al gossip e alla cronaca. Ironico, e giusto come deve essere, è il rincorrersi e lo scontrarsi tra il concetto di realtà e l’estremizzazione del reality, che non lascia tregua ad una sfera privata oscura ed articolata. Tale è inoltre il personaggio interpretato da un’impeccabile Rosamund Pike, la quale per la prima volta stupisce e rivela sullo schermo il suo talento di attrice camaleontica; relegata a parti spesso mediocri o sotto la media, ne “L’amore bugiardo” la Pike viene consacrata da un regista che l’aiuta a rompere con i ruoli del passato (una rottura di cui possiamo trovare traccia nella citazione di “Orgoglio e pregiudizio”, nella cui trasposizione diretta da Joe Wright la Pike aveva interpretato la parte di Jane Bennet) e a sfruttare nel migliore dei modi una carta fondamentale a suo favore, ovvero quella sua foggia d’innocenza inquietante, torbida, mai rassicurante.

Nel corso del film si consolidano e si evolvono tanto il magnetismo scenico della Pike quanto la sua “Amazing Amy”, che svanisce senza però dissolversi: la sua voce fuori campo, incessante, permette di compartecipare all’orrore che la donna germina e nutre dentro se stessa, e la sua presenza-assenza diventa tangibile, greve, scandita progressivamente dalle frequenti indicazioni temporali, che puntualizzano un ritorno non gradito. Una volta scoperti i labirinti della sua mente, i ruoli dei protagonisti si confondono: e Nick (interpretato da un Ben Affleck finalmente convincente, apatico e straniante) subirà il transfert della condizione di “vittima” della moglie, mentre il sangue che scorre copioso assume tenebrose valenze simboliche. Una piccola falla si può rintracciare forse nel ritmo eccessivamente frettoloso della narrazione nello svelare una verità che sconvolge il pubblico e ribalta la storia stessa; ma si tratta di un particolare trascurabile, dal momento che Gillian Flynn costruisce con grande maestria una suspense affilata, un intelligente sarcasmo, assai raro per questo genere di film, nonché uno dei personaggi – Amy – più interessanti del cinema contemporaneo, che potrebbe valere a Rosamund Pike la benedizione dell’Academy.

26 commenti

  1. Stefania / 23 ottobre 2014

    Per curiosità, l’hai visto al Festival di Roma?

  2. Bisturi / 23 ottobre 2014

    A me il buon Fincher non è mai riuscito a convincere del tutto. Ottimo regista, sa quel che fà, ma i suoi lavori non riescono mai a catturarmi del tutto, sarà l’eccessiva ostentazione della sua tecnica è come se volesse mostrare fra le righe quanto sia bravo a girare. “Seven” è un bel film ma non un capolavoro come tanti dicono gli preferisco il contemporaneo “I Soliti Sospetti”, “Fight Club è per me sopravvalutatissimo, un fenomeno pompato, “Zodiac” lo trovo discreto, bella regia ma non mi ha conquistato così tanto mentre con “The Social Network” sono arrivato alla fine a fatica. ‘è qualcosa chenon mi quadra con Fincher. Questo lo vedrò comunque…

    • Bisturi / 3 gennaio 2015

      A questo commento, ora, è doversa un’autoreplica, Fincher questa volta mi ha davvero stupito, un film bellissimo, intenso, un noir che è anche satira sociale e satira stessa del noir, tutto è azzeccato, incalzante, hitchcockiano e conturbante quanto la belilssima protagonista. Fincher, continuo a ripetere, in passato non mi ha mai entusiasmato troppo, ma con Gone Girl ha messo su qualcosa di, a suo modo, unico, ed importante. Chapeu, bel cinema…

  3. suzycrash / 18 dicembre 2014

    Film inzuppato di errori madornali…

  4. fannybrawne90 / 18 dicembre 2014

    E quali sarebbero gli errori? Di che tipo?

  5. suzycrash / 18 dicembre 2014

    – Amy che torna a casa guidando, composta e precisa, ancora tutta insanguinata. Ma non si lavano gli americani? 🙂
    – Amy che confessa di aver ucciso (seppur per legittima difesa) il suo ex e, audite-audite, la lasciano andare, come se niente fosse? Ussignur!
    – La casa del suo ex era strapiena di telecamere ma, guarda caso, non gliene frega niente a nessuno. Evvaiiii!
    – Il bebè che fa ricongiungere marito e moglie di chi sarebbe figlio? Dello spirito santo?

    Ovviamente ho citato i primi più clamorosi, ma ce ne sono tanti… anche quello di aver scelto Ben Affleck: una “recitazione” in vero stile soap opera 🙂

  6. fannybrawne90 / 18 dicembre 2014

    Quelli che tu citi non sono errori, e per leggere e amare il cinema non ci si sofferma sul dettaglio delle docce e dei rapporti sessuali, che il regista può decidere benissimo di omettere a suo piacimento. La credibilità di un film sta in ben altro. Ben Affleck non sarà un attorone, ma per la parte in cui era richiesta una neutrale parvenza, era funzionale.

  7. suzycrash / 19 dicembre 2014

    E allora, se non sono errori, prova a rispondere alle mie osservazioni! 🙂

    • fannybrawne90 / 19 dicembre 2014

      A me non sembrano osservazioni, la mia risposta l’hai già avuta. Piuttosto mi pare che tu abbia rifiutato il film, perché non hai colto il suo messaggio.

  8. suzycrash / 19 dicembre 2014

    Abbiamo un’idea diversa della differenza tra errori, per me, e dettagli per te. Per quanto riguarda il non aver colto, sempre secondo te, il suo messaggio, posso risponderti che l’interpretazione, la fruizione di un film (e questo vale per ogni forma d’arte) sono ancora una delle poche cose di cui ne godiamo la piena libertà.
    Per cui non c’è un pensiero meglio o uno peggio: sono tutti validi. L’importante è sapersi confrontare e provare a spiegare il perché qualcosa ci è piaciuto o non ci è piaciuto.

  9. Sgannix / 19 dicembre 2014

    Da wikipedia:
    “Nick intends to leave Amy and expose her lies, but Amy reveals that she is pregnant, having used Nick’s sperm stored at a fertility clinic.”

    Sinceramente questo passaggio non era molto chiaro nemmeno a me.
    Riguardo alle telecamere, Amy mette in piedi una scenetta ad arte proprio davanti ad esse ed è lei stessa a suggerire alla polizia di controllare le registrazioni (presumibilmente alterate).

  10. Stefania / 21 dicembre 2014

    @sgannix: nel film, non c’è il minimo accenno alla possibilità che Amy abbia fatto ricorso al seme di Nick conservato nella clinica: io e il mio compagno al cinema ci siamo arrivati per esclusione, abbiamo ritenuto fosse l’unica possibilità, ma senza aver ricevuto alcun indizio dal film (non so, Amy che sale in macchina, una cosa qualunque…). Perciò, grazie per la Wiki-citazione 😉 Questo sì che, secondo me, è un grosso errore, perché spariglia completamente il finale. Ci sarà stata una svista in fase di montaggio, non so, ma giocarsi così il finale in un thriller… Mah.

  11. Dif90 / 21 dicembre 2014

    Ma se c’è un dialogo chiaro e preciso che fa intendere che è stato utilizzato lo sperma della banca del seme!

  12. fannybrawne90 / 21 dicembre 2014

    Infatti io comincio a pensare che abbiamo visto tutti un film diverso…

  13. inchiostro nero / 22 dicembre 2014

    Per rispondere un po’ alle critiche.
    Credo che in primis, la recitazione, e soprattutto la caratterizzazione dei personaggi, non sia stata affatto superficiale, in quanto ogni atteggiamento era figlio dell’incertezza e del dubbio, che non può essere rappresentato con fermezza di intenti. In quel caso la definizione dei personaggi sarebbe stata approssimativa, in quanto coadiuvata da una componente estranea al sospetto, vero protagonista del racconto. Ben Affleck, sebbene non sia uno dei miei interpreti favoriti, ha saputo cogliere al meglio tale artificio, smarrendo completamente se stesso in una labirintica ricerca del proprio io, perché mascherato da un amore che col tempo ha corroso la sua indentità.
    Per quanto riguarda i presunti errori, o le omissioni, continuo a pensare che non ve ne siano, in quanto gli indizi che ci lascia Fincher nel corso del film, non sono solo mere apparenze, ma tracce che lo spettatore deve seguire con calma, e soprattutto con attenzione. E proprio da questo aspetto che se ne delinea un altro, ossia la cosiddetta verbosità che taluni imputano ai film di Fincher. Fincher è sempre stato prolisso, o almeno nel senso buono del termine. Da bravo oratore ha sempre dato importanza alle parole, elemento cardine di ogni dialogo, e se queste non vendono percepite, o assimilate al meglio, perdono il loro valore, mutandosi soltanto in fiorita e barbosa cerimonia.

  14. fannybrawne90 / 22 dicembre 2014

    Assolutamente d’accordo @inchiostro-nero

  15. Stefania / 22 dicembre 2014

    @dif90: se ho capito a quale dialogo ti riferisci, a me è parso tutt’altro che chiaro. Lui dice: “Ho la lettera della clinica che tu hai buttato”. Lei risponde qualcosa che non ricordo e non lo ricordo perché, a memoria mia, non dice nulla di chiaro in merito. Se qualcuno fosse in grado di riprodurmi, qui, il dialogo finale tra Nick ed Amy, gliene sarei grato: guarda, vorrei davvero davvero davvero essere smentita 😉
    @fannybrawne: non è una novità che un film venga “percepito” differentemente. Nientepopcorn è qui per questo 😀
    @inchiostro-nero: per me, non è prolisso nei dialoghi, ma nelle situazioni. Ci sono dettagli davvero inutili, usati forse per “sviare” volutamente lo spettatore, ma confesso che questi manierismi mi disturbano un po’. In questo senso, Zodiac, per esempio, è la deriva peggiore (secondo me) di Fincher.

  16. fannybrawne90 / 22 dicembre 2014

    @stefania faccio critica cinematografica, quindi ne sono più che consapevole che ognuno ha una sua percezione, ma venirmi a dire che l’errore sta nel fatto che non vengano specificati dettagli del film e della storia nel dialogo mi lascia alquanto dubbiosa, dato che le pellicole non sono fatte solo di spiegazioni a parole…

    • Stefania / 22 dicembre 2014

      @fannybrawne90: beh, il “dettaglio” della gravidanza mi sembra tutt’altro che tale, eh 🙂 Ripeto (mi riferisco a quanto ho scritto nella mia prolissa “analisi”): mi sembra strano, forse c’è stato un errore in fase di montaggio, azzardo in fase di adattamento, non so… Però, in quella scena, a memoria mia, qualcosa che non va c’è.
      Personalmente, comunque, le mie perplessità sul film non si concentrano espressamente su quel dialogo, quanto su -come posso dire- un mood generale, qualcosa non gira come dovrebbe. E, ribadisco, forse a torto (ma questo è ciò che ho colto), molto è dovuto alle citate caratterizzazioni: l’ambiguità dei personaggi, forse, sta negli occhi di guarda? 😀

      • Dif90 / 22 dicembre 2014

        Ma anche se non fosse chiaro non vedo il problema.
        E’ una storia volutamente grottesca, esagerata e irrealistica. Non mi sembra un film alla quale attaccarsi a particolari della trama poco chiari.

  17. inchiostro nero / 22 dicembre 2014

    @Stefania Comprendo il tuo pensiero, pur non condividendolo. Di scene inutili e fini a se stesse non ne ho viste, ma parlo sempre dalla mia prospettiva di ascolto, e di ricezione del messaggio. In Zodiac l’artificiosità del dettaglio era più rilevante, mentre qui è più labile, a tratti evanescente. Rimango dubbioso come @fannybrawne90 quando ci si appella alla veridicità di alcune scene e non alla qualità complessiva delle altre, ma obiettivamente, e quindi andando oltre la passione per la filmografia di Fincher, Gone Girl è un film che ti cattura, ma che per la propria peculiarità, sfugge a chi ne perde il controllo.

    • Stefania / 23 dicembre 2014

      @inchiostro-nero: amo il cinema di Fincher, eh, perciò mi spiace “accanirmi” su questo film che, poi, a dirla tutta, non mi è dispiaciuto del tutto: mi ha intrattenuta ed intrigata, ma deludendomi un po’ (succede ^_^ ). Ma ora sono in ballo e gli faccio le pulci, non vogliatemene 😀 A mia volta ho capito la posizione tua e di @fannybrawne90 e sono convinta che questo film non vada interpretato in maniera letterale: molti dettagli sono messi a bella posta in una data maniera, ma è pur sempre un film di genere (thriller, in questo caso) e se il meccanismo narrativo “di pertinenza” arranca… beh, ci resto male 🙂
      Una scena inutile su tutte (seeeempre secondo me, s’intende): il padre di Nick al commissariato. L’uomo è malato e lo vediamo, invece intuiamo che non è stato un buon padre da un dialogo tra i gemelli. E quindi? A cosa è servito mostrare quell’uomo che impreca e parla di pidocchi? Si tratta di un paio di sequenze che non contribuiscono a creare alcun contesto, nulla aggiungono né tolgono al racconto. Come se non bastasse, minutaggio sprecato, non so se mi spiego.
      Ecco quel che intendo: penso a Se7en e The Game e trovo che ogni più piccolo elemento, lì, concorre a delineare uno specifico e ben definito universo. Probabilmente, anche quei titoli sono zeppi di “errori”, ma il meccanismo del film li sublima con maestria.

  18. inchiostro nero / 23 dicembre 2014

    @Stefania Quella scena la interpreto come evento atto a valorizzare il rapporto fra i gemelli, come soli elementi concernenti la famiglia, soprattutto dopo la perdita della madre. Ovviamente non avendo letto il libro questa è solo la mia chiave di lettura, ma presumo che Fincher abbia voluto ( e qui ritorniamo al concetto di ”assimilazione”) solo delineare gli abbozzi di quel tipo di relazione. Se non erro nel prosieguo del film si fa un breve accenno a quanto poco il protagonista frequenti il padre, e di come questo influenzi l’opinione pubblica. Tale aspetto, seppur poco curato, risulta poi determinante nel tracciare il suo profilo caratteriale.
    Essendo un thriller capisco il tuo approccio ”diffidente”, ma lo stile di Fincher è difficile da categorizzare, anche quando si presenta come genere.

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