29 Recensioni su

L'amore bugiardo - Gone girl

/ 20147.5762 voti

Ipnotico / 14 Ottobre 2018 in L'amore bugiardo - Gone girl

“L’amore bugiardo- Gone girl” è l’adattamento cinematografico del romanzo “L’amore bugiardo”. Il film è un bel thriller psicologico, con ottime interpretazioni da parte dei protagonisti. Però, ha un unico e grande difetto: la durata. Il film è inutilmente ed eccessivamente troppo lungo, risultando a tratti lento e noioso. Una trama simile poteva essere risolta tranquillamente in circa un’ora e quaranta. Consiglio di vederlo al pomeriggio.

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Magistrale Fincher / 24 Settembre 2017 in L'amore bugiardo - Gone girl

David Fincher è uno dei migliori registi dell’ultimo ventennio. Un thriller che coinvolge e mette addosso allo spettatore un forte senso di angoscia e di inquietudine(elemento che da sempre caratterizza il suo cinema) e che mescola alla perfezione il tragico e il grottesco.
Ciò che ne viene fuori è la crisi dell’uomo moderno e delle sue fragilità(perdita del lavoro e della conseguente stabilità economica e affettiva).
Inoltre viene analizzato il potere che oggigiorno hanno i media che spesso è volentieri vengono pilotati a proprio piacimento.
Un film che lascia dell’amaro in bocca e che mostra il livello a cui può giungere la follia umana quando vede perdere tutto ciò a cui tiene.
Ancora una volta magistrale David Fincher. Consiglio anche la lettura del romanzo di Gillian Flynn.

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Sono Medea / 27 Aprile 2016 in L'amore bugiardo - Gone girl

Quando si tratta di matrimonio nel cinema abbiamo visto davvero di tutto. Abbiamo visto in ogni commedia o tragedia le sue varie fasi, come l’innamoramento, la passione, l’infedeltà, e i momenti di affetto e di gelosia. Abbiamo visto spesso e in molti modi diversi l’amore nascere e morire. Abbiamo visto che cosa c’è dietro a ogni matrimonio, dalla proposta in ginocchio al “si” sull’altare.
E ammettiamo pure che se un regista come David Fincher si addentra tra le intricate e prolisse trame del matrimonio, di sicuro ci aspettiamo tutti qualcosa di non solo dissacrante, non solo profondamente critico nei confronti della natura umana, ma addirittura disturbante. E infatti da una parte Fincher pone Nick, un novello Giasone, eroe decaduto, che ha sempre avuto una donna a proteggerlo e salvarlo. Un uomo che ha sposato una ragazza a detta di tutti “mitica”, bella, intelligente, innamorata, ricca… La ragazza perfetta per cui gli uomini impazziscono e che le donne invidiano e ammirano. Dall’altra parte abbiamo una dolce e remissiva Amy, novella Medea, che non ha figli da sacrificare né magia per uccidere la sua rivale. Che subisce il tradimento da una persona con cui condivideva un legame che credeva inviolabile. E proprio come Medea, distrugge il suo Giasone portandogli via poco a poco tutto ciò che ha valore per lui. E non si tratta di portargli via un regno o degli eredi, si tratta di una forma diversa di distruzione: la distruzione della persona, così come appare a tutti. E se qualcuno ha pensato che Amy fosse una psicopatica, e si è chiesto un perché dietro tutto ciò, in realtà di risposte ne ha fin troppe. Amy è sempre stata l’ombra incompiuta di una Amy mitica che i suoi genitori hanno costruito per loro. E’ sempre stata quello che gli altri volevano di lei. Un oggetto, uno status Symbol, e niente più. E si è sempre impegnata moltissimo per diventare tale. E quando qualcuno riesce a farla sentire inferiore senza il suo consenso, lei torna a mostrarsi in tutto il suo potere, e lo distrugge senza pietà. Dopotutto se in un matrimonio c’è una donna che fa funzionare tutto, la stessa donna non potrà forse sabotare tutto?
E così Fincher ci ripropone una nuova Medea, che lontana tremila anni da quella di Euripide, rimane comunque una straniera esule e sconfitta, che medita vendetta. Attraverso un Ben Affleck trasandato e trascurato, e attraverso il viso di Rosamund Pike che cambia fisionomia in ogni inquadratura del film. Passando attraverso l’innocenza, la bellezza, per poi arrivare alla fredda autodistruzione per poi sacrificare tutta sé stessa nella spietata crudeltà. Ma Amy non si allontanerà sul carro del sole questa volta, questa volta con la finzione ci si può convivere. Dopotutto la gente non fa fatica a crede alle storie che gli vengono raccontate, né fa fatica a vedere il buono dove non ce ne è. E Amy lo sa, la crederanno anche questa volta.

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Stupendo / 9 Aprile 2016 in L'amore bugiardo - Gone girl

Fantastico thriller del maestro David Fincher. Tutto decisamente azzeccato, a partire delle atmosfere, alla storia, ai comportamenti dei personaggi che si riveleranno essere tutto meno che quello che ci si aspetta. Come detto anche la storia è coinvolgente e invoglia a proseguire la visione, senza mai stancare. Decisamente brava la Pike ed anche Ben Affleck, non certo un fenomeno, si distingue bene. Assolutamente consigliato.

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Mai giudicare un libro dalla copertina / 11 Novembre 2015 in L'amore bugiardo - Gone girl

David Fincher non mi ha mai entusiasmato come regista. Di lui ho solo avuto modo di vedere “Fight club” e “Benjamin Button”, film che mi hanno un pò deluso e che non mi hanno fatto venir voglia di visionare altre opere dello stesso regista. Tuttavia sto seguendo un cineforum in lingua originale organizzato dall’università e, tra i vari film in programma, c’era anche “Gone girl”. Quindi, volente o nolente, ho deciso di dargli una possibilità.

C’è da dire che gli attori sono veramente bravi. Ben Aflleck nel ruolo di Nick Dunne e Rosamund Pike nel ruolo della sua consorte Amy ( o meglio: “Amazing Amy”), Tyler Perry nel ruolo dell’avvocato difensore di Nick (Tanner Bolt). La fotografia, sporca ed oscura, si adatta perfettamente al clima urbano di New York e alla storia contorta narrata dal film.

Ed ora concentriamoci proprio sulla storia in sé. Narrata attraverso un ordine cronologico degli eventi che viene alternato da vari flashback narrati da Amy, il film è giocato molto sui ruoli di “vittima” e “carnefice”. Nick viene accusato dell’omicidio di sua moglie e la polizia inizia ad indagare, senza sapere però che in realtà è tutto frutto di un folle piano ordito dalla stessa Amy, portando così ad un’incredibile sequela di colpi di scena senza sosta. Il tutto condito da una feroce critica al ruolo dei mass media, vere e proprie fornaci nelle cui bocche entrano anche i minimi pettegolezzi che possono rendere un uomo innocente o colpevole.
Personalmente è un film che, pur avendo trovato qualche lacuna nella sceneggiatura, non mi è dispiaciuto. Forse la prima ora è molto lenta e a tratti soporifera ma, passata quella, alla fine è un fiume in piena.

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Glaciale / 19 Agosto 2015 in L'amore bugiardo - Gone girl

Il soggetto è originale – merito del libro da cui è tratto il film – ma l’esecuzione è disanimata e troppo cerebrale: non c’è praticamente mai vera suspense; la rivelazione fondamentale piomba all’improvviso sullo spettatore, che può aspettarsela solo perché «altrimenti sarebbe troppo facile», e non perché gli siano stati offerti degli indizi. In compenso alcuni sviluppi sono prevedibilissimi: l’omicidio si vede arrivare da un chilometro di distanza.
Non mancano le oscurità; alla fine non è chiaro quanto della vita precedente dei protagonisti è davvero avvenuto o è soltanto la ricostruzione artefatta di uno di loro.

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davvero bello / 5 Maggio 2015 in L'amore bugiardo - Gone girl

davvero bello

10 Febbraio 2015 in L'amore bugiardo - Gone girl

Il confronto col libro nasce spontaneo dopo averlo letto e chiaramente la meglio la ha sempre il libro. Tuttavia devo ammettere che il film mi è piaciuto parecchio, il cast anche, soprattutto i due protagonisti, che sono azzecatissimi nel ruol che recitano. Da vedere perc hi non ha letto il libro, perchè è un bel film, chi ha letto il libro…. bè come sempre non si aspetti il massimo.

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27 Gennaio 2015 in L'amore bugiardo - Gone girl

Non mi è piaciuto. Ho trovato la vicenda francamente assurda già dopo un quarto di film. L’unica cosa apprezzabile è la rappresentazione di come i media ti fottono la vita.

Il Fincher che ci piace / 23 Gennaio 2015 in L'amore bugiardo - Gone girl

Rapide incursioni nel maschilismo e femminismo con annesso sbeffeggiamento al politically correct dei luoghi comuni perbenisti, accenni di quarto potere e, immancabile, la solita confezione patinata Fincheriana che stavolta diverte con scioltezza, malgrado a tratti derivativo.

Il Matrimonio secondo Fincher, 7.5! / 21 Gennaio 2015 in L'amore bugiardo - Gone girl

Davin Fincher prende in mano un bel romanzo e lo traspone in un ottimo thriler, con dei protagonisti davvero all’altezza. La storia parte con il classico “persona scomparsa” ma gli eventi cambiano man mano che la storia va avanti… Un matrimonio complicato, mescolato a segreti, bugie, tra dubbi e diari segreti, pochissime scene forti ma una suspence lineare e compatta, dove tutto alla fine si rivela per ciò che non è. Da vedere, 7,5

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21 Gennaio 2015 in L'amore bugiardo - Gone girl

Le atmosfere di Fincher sono sempre state di mio gusto. Quell’atmosfera rarefatta, accentuata ultimamente dalle musiche di Trent Reznor e Atticus Ross e da una fotografia quasi sempre glaciale, infonde un mood specifico ad ogni lungometraggio da lui diretto. Per Gone Girl l’atmosfera non avrebbe potuto essere più appropriata, seppur vi siano degli sprazzi direi quasi comici, di un comico surreale, che stridono con l’aria greve della vicenda ma che al tempo stesso si integrano abbastanza bene, dando un certo senso di giusta assurdità ad una vicenda già di per sé perversa. Sebbene vi siano delle svolte narrative che richiedono la sospensione dell’incredulità, queste non inficiano il risultato finale a mio parere: Gone Girl è un film molto molto godibile, teso, girato bene e con una grande performance di Rosamund Pike, che già apprezzavo, e che come Amy si è rivelata davvero brava, il giusto mix di sensualità e freddezza. Il punto più alto della pellicola è per me quella scena fondamentale con Neil Patrick Harris, in cui si mescolano perfettamente regia, montaggio, musiche e recitazione, una vera goduria per gli occhi. Da lì in poi la storia si fa sempre più surreale, fino al finale disturbante e preciso, che chiude (e non chiude) armoniosamente il cerchio.

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11 Gennaio 2015 in L'amore bugiardo - Gone girl

Non si tratta di un semplice thriller, un delitto, una indagine e una soluzione più o meno logica/plausibile, ma è qualche cosa di più, una riflessione non solo sul matrimonio ma anche sull’apparenza: chi siamo noi? Facciamo vedere agli altri chi siamo o quello che gli altri vogliono vedere? Tutta la storia infatti gira attorno a questo concetto.
Non ho letto il libro ma secondo me il film che parte molto bene poteva fermarsi prima. Il voler a tutti i costi arrivare a quel determinato “lieto fine” toglie quello che una volta si poteva definire “il brivido dell’imprevisto”. La storia vista dalla parte di lui è la migliore, la parte vista da lei invece, funziona meno forse perché meno prevedibile/plausibile?

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6 Gennaio 2015 in L'amore bugiardo - Gone girl

Ormai si può dire senza indugi che il thriller sia il cavallo di battaglia di David Fincher che, dopo (capo)lavori come Se7en, Zodiac o Millennium, torna a stupire, portando sul grande schermo Gone Girl (L’amore bugiardo), adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo del 2012, scritto da Gillian Flynn (che nel film cura la sceneggiatura) ed interpretato da Ben Affleck e dalla bellissima ed etera Rosamund Pike, in uno dei suoi ruoli più importanti.

Utilizzando la “semplice scusa” di una moglie scomparsa, Gone Girl si eleva dai canoni del genere, per addentrarsi con ambiguità e frenesia nei meandri della cultura mediatica americana e lungo le profonde e oscure crepe di un matrimonio in apparenza idilliaco e impeccabile, sviscerandone meccanismi e lati oscuri, dissacrando ogni convinzione e credo, distruggendo il muro di bugie e teatralità che affligge il vincolo del matrimonio. Solo al pari del Revolutionary Road di Sam Mendes, David Fincher riesce nell’intento di smascherare la coppia perfetta, felice e solida dell’America contemporanea, sollevando gli inganni e gli orrori nascosti dietro quelle fedi al dito.

L’intreccio narrativo è semplicemente perfetto. Parallelamente allo svolgimento delle indagini per ritrovare “mitica Amy”, Gone Girl si sviluppa seguendo un’escalation di tensione e mistero sempre più fitto e asfissiante che alimenta nello spettatore una voglia quasi maniacale di scoprire la verità. Quella che si nasconde dietro la reale identità dei due coniugi Dunne, entrambi ben lontani dal concetto di perfezione.

Tramite l’arte dell’inganno e una forte dose di colpi di scena, ancora una volta David Fincher riesce ad incantare il pubblico, mostrando tra le altre cose, la vacuità e l’instabilità dei sentimenti, anche dell’amore più solido e puro, che in qualsiasi momento potrebbe ribaltare le carte per trasformarsi nel peggiore degli incubi.

Mistero, paranoia, maniacalità e manipolazione sono i concetti cardine del film, gli stessi che faranno vacillare di minuto in minuto il giudizio dello spettatore su Nick e Amy Dunne, fino al raggiungimento dei titoli di coda… che sono certa vi faranno rabbrividire.

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Balletto paranoico… / 2 Gennaio 2015 in L'amore bugiardo - Gone girl

Nel XI° secolo nulla è come sembra, viviamo ed agiamo in un mondo impazzito, cambiato tanto che stare al passo con il continuo cambiamento può diventare una vera e propria missione, una mania, un’ ossessiva ossessione, la realtà è ormai inscatolata, deformata e l’essere o non essere passa attraverso i Media. Il potente ritorno di David Fincher, regista dagli alti e bassi, è un feroce balletto, un’opera asciutta, secca, cattiva, easperata, un film che danzando fra i generi destabilizza, sconcerta e affila discorsi comuni a tutti noi. Fra il plot del classico noir, la satira sociale e un barocco excursus su un bizzarro, per usare un eufemismo, bugiardo, per l’appunto, rapporto matimoniale, Fincher si appropria di una storia palesemente irrealista per parlare di un mondo, di una società del tutto plasmata, completamente in funzione dei media, soggiogata dalla finzione, venduta al consenso popolare.
Amy e Nick vivono nel Missouri e sono una giovane coppia, bella e affiatata, hanno una bella casa e sembrano innamorati, una coppia che fa muro alle difficoltà facendo leva sul loro forte amore, eppure qualcosa và storto. La giovane scompare misteriosamente, un rapimento? Un omicidio? Il paese si mobilita insieme a Nick e alla famiglia di lei e alle forze dell’ordine, ma ben presto tutti i sospetti ricadono su di lui e la gogna mediatica formatasi intorno al caso, divenuto un seguitissimo argomento di cronaca, non aiuta.
“Gone Girl” parte quindi come il più classico dei noir, per poi srotolarsi pian piano in qualcosa di più complesso e conturbante, una vicenda ‘hitchcockiana’ dai risvolti sociali, umani e anche culturali alquanto agghiaccianti. Fincher parla della nostra attuale società, nulla di più, esagerando sicuramente, spingengo la sua visione ai limiti dell’inverosimile per mostrare il punto di non ritorno al quale stiamo andando in contro con il vento in poppa, eppure, il tutto, funziona fin troppo bene. Tutto è posato ma eccessivo, fastidioso ma affasciante e la sceneggiatura è incalzante, viaggia spedita verso una volutamente irreale conclusione “televisiva”, conclusione con un susseguirsi di giochi diabolici che non fanno altro che aiutare la neanche troppo sottile satira sociale insita nel plot. Il film è infatti carico di quella critica satirica sia verso il matrimonio (im)perfetto che verso lo spietato sciacallaggio televisivo di giornalisti e programmi da ‘Prime Time’ che tanto speculano sulle innumerevoli tragedie umane, familiari e non in nome del “Dio” share. “Gone Girl” non è altro, dunque, che un barocco, significativamente iperbolico, discorso sul nostro essere o non essere attuale, attreverso il quale è possibile filtrare tutti i tipi di rapporti umani, dall’amore all’odio, dalla gloria alla caduta, dalla fama, all’anonimato, sentimenti e stati contrastanti che hanno ormai la tragica esclusiva del consenso popolare, senza di quello non si è niente.
Glorificato da una livida fotografia di Jeff Cronenweth, che ne risalta la profonda cupezza narrativa, e da un’ottima, ferma, a tratti rigorosa regia di Fincher attento a sciogliere con accurata destrezza tutti i fili dell’ambiziosa sceneggiautra che, come già detto, viaggia su più binari, dal noir classico alla mordace satira grottesca, “Gone Girl” è un film da vedere, senza se e senza ma, un film che abbiamo il dovere di riconoscere ‘grande’ in quanto tale, significativo, imponente, un’opera che non dovrà piacere a tutti e a tutti i costi, come sarà, ma con la quale bisogna confrontarsi senza affrettarne conclusioni discutibili. Perfetta la coppia di protagonisti con uno spaesato Ben Affleck, mai così azzeccato in un ruolo, e da una bellissima Rosamund Pike nel ruolo della conturbante Amy, “Femme fatale” d’altri tempi, carica di ambiguità e sensualità, una sbocciata rosa piena di spine.
A voi, ragazzacci, prendete e godetene tutti e fatene buon uso. Grande, vorticoso, paranoico, cinema.

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Il voto sarebbe un 7.5 / 1 Gennaio 2015 in L'amore bugiardo - Gone girl

Ottimo thriller di David Fincher, che lascia le atmosfere cupe di alcuni film precedenti (Alien 3 e Seven) perchè il cupo è nel matrimonio dei due protagonisti.
La storia parte con la scomparsa della moglie Amy (una bravissima Rosamund Pike), con i sospetti che iniziano a puntare sul marito Nick (un bravo Ben Affleck che è cresciuto come attore da quando è passato dietro la macchina da presa).
Parallelamente tramite alcune note del diario di Amy scopriamo qualcosa in più della storia d’amore tra i due.
Non posso dire di più senza rischiare di svelare troppo (e forse così facendo ho già detto troppo).
Il film mantiene alta la tensione e il ritmo per tutta la sua durata con qualche colpo di scena qua e là.
La modella Emily Ratajkowski (lanciata dal video musicale “Blurred Lines”) fa il debutto al cinema sfoggiando, come spesso le capita (x fortuna nostra, inteso come maschi), la parte migliore del suo repertorio.
Nel resto del cast da citare Kim Dickens (la poliziotta a capo delle indagini), Tyler Perry (visto nel panni del detective Alex Cross) qua nel ruolo di una avvocato, Patrick Fugit (era il protagonista di Quasi Famosi) l’altro detective.
Un film per chi crede nell’amore bugiardo, che il matrimonio sia la tomba dell’amore ma soprattutto per gli amanti di un buon thriller.

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31 Dicembre 2014 in L'amore bugiardo - Gone girl

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Mmmmh sarà che mi aspettavo chissà cosa, forse è stata la recitazione, forse è stato il finale non lo so… Sta di fatto che in ogni caso da questo film mi aspettavo di più a dirla tutta. Rimuginandoci su, alla fine non è tutta sta roba speciale, mi ero fatta un’idea iniziale che si è rivelata giusta, ma poi per pazzia si sono superati oh! La fine ha lasciato proprio l’amaro in bocca, a quel punto poteva farla fuori veramente che era meglio ahah

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“E vissero per sempre felici e contenti…” / 30 Dicembre 2014 in L'amore bugiardo - Gone girl

Una visione tragica e pessimistica del matrimonio secondo David Fincher. Da pilastro imprescindibile del popolare sogno americano al peggior incubo in cui rimaner intrappolati.
Non è una pellicola priva di sbavature (alcuni passaggi narrativi mi sono sembrati un po’ forzati), ma Fincher è decisamente bravo a dettare un ritmo alto alla sua creatura. Lo spettatore non risente di cali di attenzione, è semplicemente catturato dal dispiegarsi della vicenda, dall’inizio alla fine. Fattore importante se si considera la durata notevole (la pellicola dura circa due ore e mezza).
Tra le prove attoriali, va segnalata una mutevole Rosamund Pike

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29 Dicembre 2014 in L'amore bugiardo - Gone girl

Non è tanto la trama noir il nocciolo, quanto la questione matrimoniale. Conosci davvero il tuo partner? E sei pronto ad amarlo “nella buona e nella cattiva sorte”?

BELLISSIMO!!! / 29 Dicembre 2014 in L'amore bugiardo - Gone girl

Erano anni che non vedevo un film de genere.
Che ti tiene incollato allo schermo per sapere come va a finire…
Nulla scontato, tutto perfetto.
“L’AMORE BUGIARDO” mai titolo più azzeccato…
Per ottenere quel che desidera, lei calpesta tutti… Veramente tutti…
Tutti accusano lui ed invece… Lei una maga nel costruire falsità…
Quanta realtà… Quanti/E ne conosco così…
VEDETELO!!!!
Ad maiora!

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28 Dicembre 2014 in L'amore bugiardo - Gone girl

Nick ed Amy si conoscono ad una festa e da subito capiscono di avere molte cose in comune; di lì a poco nasce tra loro un amore intenso e passionale. Ricchi, giovani e belli passano le loro giornate tra giochetti, sesso e amore. Purtroppo però la crisi arriva anche per loro e a causa di gravi problemi finanziari si trasferisco dalla grande città alla periferia. Perdendo entrambi il lavoro iniziano i disguidi, i dissapori e la normale e monotona routine. Dopo cinque anni di matrimonio, nel giorno del loro anniversario la svolta: Nick torna a casa e scopre che Amy è scomparsa.
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28 Dicembre 2014 in L'amore bugiardo - Gone girl

Un sistema narrativo talmente abile da superare il meccanismo del “ribaltamento di situazione”, sfidando lo spettatore ad andare oltre, suggerendo sviluppi e talvolta confermandoli per avvisarci che si, avevamo intuito, ma non era quello il punto, il mistero è un altro. La grande suggestione sta nell’ovvietà del colpo di scena per cercarne un valore semantico, decostruendolo per evitarne anche l’artificiosità. È un’operazione entusiasmante di scrittura superba, avanguardistica nel regalarci sviluppi fluidi tra il prevedibile e il geniale, cercando una verosimiglianza nuova, attenzione a una realtà concreta, articolata e per questo riflessiva, anti-frenetica nelle forme ma ipercinetica nei contenuti. Un thriller quindi che non si limita a stupire, ma cerca di indagare nella figura della “coppia” per come è, per come si comporta e per come interagisce sui vari livelli del mondo esterno (famiglia, status, vicinato, social, media) che come elettroni orbitano instabili intorno al nucleo intimo della vicenda: Amy e Nick.
Sposati da cinque anni, figli del benestare e appassionati di scrittura subiscono in prima persona l’impatto della crisi, perdendo i rispettivi lavori. I soldi ci sono, ma il timore che scemino crea tensione soprattutto dopo che se ne ristabiliscono le proprietà familiari. Il nervosismo accelera e il rosso amore (nonché il sesso divertente, spudorato e passionale) sbiadisce in una patina grigia, dove i pensieri e i rancori si raccolgono solitari e covano devianze non sfogate. I due manici della stessa anfora spingono in direzioni contrarie rischiando di romperne gli armoniosi confini. La coppia muta forma, i poli s’invertono e il terreno inaridisce spietatamente.
Molti i livelli narrativi in questo film del chirurgo Fincher (Seven, Zodiac, The Social Network, Fight Club) che dispiega nei due punti di vista dei protagonisti una trama antitetica che gioca con l’intuito dello spettatore, impreziosito e sfaccettato da molte figure di contorno che incidono profondamente nella storia, spostandone gli indicatori. Il montaggio decostruisce la linearità narrativa più che temporale, e compone uno studio della vicenda articolato. Una prima parte immagine dello sguardo di Nick, la componente maschile, carico di dubbi e contraddizioni, una figura apparentemente solida ma capricciosa, poco attenta alla controparte femminile. Colpo di scena a metà film, un sagace assist alla voce donna di Amy, bella, decisa e calcolatrice. Pienamente attenta invece al Nick che ha sposato, e sofferente nel vederlo appassire. Jeff Cronenweth cura una fotografia sottoesposta ma pulita, avvolgente, oscurante ma mai coprente. David Fincher è il maestro che ingloba gli spazi per impadronirsene il tanto che basta con camere fisse e lente carrellate, chiudendo il circuito tra scenografia, regia e recitazione di attori dalle caratteristiche impeccabili: Ben Affleck (che personalmente non amo) ha quel perfetto sorriso da stolto e quella fisicità palestrata che delinea una figura impacciata, spesso in balia di una Rosamund Pike padrona della sua sensualità, nonché di una capacità di modellamento del volto, degli sguardi, delle espressioni che sono il vero asso nella manica di una tensione intima, psicologica e imprevedibile, una prova di acquisizione del personaggio notevole. Carrie Conn (Margo) è la coscienza del gemello Affleck ma anche il tramite che dà forma a molti dei pensieri dello spettatore, giocando un ruolo chiave nell’avvicinamento tra film e pubblico.
Non da ultima una colonna sonora firmata da Trent Reznor e Atticus Ross, alla loro terza collaborazione con il regista dopo The social network e Millennium – Uomini che odiano le donne, che arricchisce le scene di una profondità musicale intrigante, ritmica, contenuta e per questo ansiogena, humus ricchissimo di pathos uditivo.
Trovare difetti al film è difficile. Si potrebbe parlare di qualche forzatura in sceneggiatura, ma niente che sia lontano dal plausibile. Fincher si conferma la garanzia di un cinema sapiente, tecnicamente ineccepibile e dalla forte volontà di esperire le potenzialità della scrittura visiva e discorsiva, mai scordandosi un rapporto con il pubblico fatto di tensione, mistero e provocazione alla curiosità.

http://www.sonofmarketing.it/gone-girl-lamore-bugiardo-david-fincher-2014/

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22 Dicembre 2014 in L'amore bugiardo - Gone girl

Una parola…..FOLLIA.

7 e mezzo

L’amore bugiardo: l’imperfetta marachella di Fincher. / 21 Dicembre 2014 in L'amore bugiardo - Gone girl

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

(Sei stelline e mezza)

Si tratta di un film altamente imperfetto, prolisso e, purtroppo, pensando e ripensando al finale, inconcludente.
Intrattiene, questo è vero e ciò è ovviamente gradevole: visto l’impianto narrativo del film, la platea è portata alla curiosità perpetua, al colpo di teatro definitivo, che, però, mai arriva davvero, nonostante la sequela di piccoli scarti (la parentesi nel motel, quella nella casa sul lago).

Ciò che non convince appieno è la palese “presa di parte” della sceneggiatura all’atto della caratterizzazione dei personaggi: complice un’algida, quasi robotica Rosamund Pike, Amy non risulta simpatica, non genera empatia neppure in veste di vittima e, in quanto villain della vicenda, non affascina mai, e a nulla contribuiscono gli accenni ad un’infanzia e ad un’adolescenza da “ragazza prodigio” manipolate da un ingombrante alter ego (assolutamente inconsistente, poi, il ritratto della sua famiglia upperside).
Carico di coppe: una certa mancanza di ambiguità in Nick (bietolone Ben Affleck) che suscita ben pochi dubbi nello spettatore (leggi: me).

Sono convinta che, per via di questo “errore”, il film soffra di un fondamentale ammanco: il gioco delle ombre e delle doppiezze entro cui dovrebbe muoversi Nick non gira mai come dovrebbe ed è in funzione della sua ambiguità (assente, appunto) che il film dovrebbe procedere.
È lampante, da subito, che Amy nasconda molto di sé, mentre Nick è lineare, paradossalmente quasi limpido.
C’è qualcosa che non va: preso atto della follia psicotica di Amy (pronta ad uccidersi, pur di distruggere il marito) manca il mistero.

Invero, ci sono alcuni indizi che fanno sorgere dei dubbi: quanto di ciò che Amy ha scritto nel diario è vero? Durante le indagini, Nick risponde ad alcune domande in merito, ma chi può smentire o confermare le sue parole? Benché il diario sia finto, è sorto in me il dubbio che i dettagli sulla relazione dei Dunne non siano poi tanto lontani dalla realtà, violenza fisica compresa.
Ebbene, credo che il film abbozzi solo questo sovrapporsi di livelli, disfacendo ottime premesse: Fincher ha, come dire, perso di vista l’obiettivo, limitandosi a descrivere il complicato progetto criminale di una donna folle.

La critica alla cultura massmediologica è interessante, ma -forse volutamente- sfiora l’involontario grottesco (la conduttrice tv che si accanisce su Nick è una vera e propria macchietta), rischiando di perdere ancora la partita su un ulteriore fronte, nonostante il “nobile” intento.

Tornando al finale, ho idea che, in fase di montaggio, sia andato perso qualcosa: come e perché il pubblico dovrebbe comprendere che Amy è rimasta incinta? Il figlio è di Nick, ma lui dice che, dacché lei è tornata a casa, non hanno avuto alcun rapporto fisico. La spiegazione fornita da Wikipedia suggerisce che Amy si sia recata nella clinica in cui Nick aveva depositato il proprio sperma, per farsi inseminare artificialmente. Eppure, non c’è una sola micragnosa sequenza in cui ciò si possa intuire (non so: Amy che sale in macchina, Amy che prende le chiavi ed esce di casa, ecc.). Vorrei leggere il romanzo da cui è tratto il film solo per capire se, come e perché questo dettaglio sia stato omesso .

Per concludere: trascorso un certo lasso di tempo, tanto da far spegnere i riflettori sulla vicenda e posto che Nick sia abbastanza cinico da decidere di non prendersi cura di suo figlio, perché non potrebbe lasciare Amy? Solo per non alimentare i pettegolezzi? Davvero la libertà personale può essere a tal punto condizionata?
Forse sì, ecco questo sì che sarebbe un interessante argomento di speculazione, ma Fincher lo butta lì, sprecandolo in un finale frettoloso ed incerto.

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Un film sull’indefinibilità dei sentimenti, sempre più oscuri, vaghi, e dai contorni sfuggenti. / 21 Dicembre 2014 in L'amore bugiardo - Gone girl

Gone girl, amore bugiardo, amore malato.
Amore che si diletta a corrompere se stesso, come prezzo da pagare per la propria ambiguità.
Fincher come sempre crea, anche quando traspone, come un paesaggista che prende spunto dal vero.
Ogni scena, ogni sequenza, è labile impressione, che si adorna di un chiaroscuro metafora perfetta del sospetto, in cui luce ed ombra si dissolvono, lasciando solo un alone di mistero.
E in questa arcaica incertezza si delinea lo schema, nonché il disegno del regista, che lascia indizi, segnali, che hanno principalmente lo scopo di coinvolgere lo spettatore in una spietata ricerca della verità, anche quando questa è ostentata da una bieca e cieca arroganza.
Un film sull’indefinibilità dei sentimenti, sempre più oscuri, vaghi, e dai contorni sfuggenti.

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20 Dicembre 2014 in L'amore bugiardo - Gone girl

Semplicemente pazzesco

Tutto è come sembra / 14 Dicembre 2014 in L'amore bugiardo - Gone girl

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un Fincher, come accade spesso ultimamente, troppo prolisso. Film dai colpi di scena abbastanza telefonati, che dovrebbe giocare sul concetto del “niente è come sembra”, ma che fallisce miseramente a causa di una caratterizzazione dei personaggi assolutamente sbagliata. Lei capace di fingere, sin dall’inizio, mostra subito un lato oscuro. Lui, troppo passivo e “tonto”, per essere un assassino. Colpi di scena che non sono quindi mai inaspettati.
Il film comunque tiene incollati allo schermo fino all’anonimo finale. Ottima colonna sonora.
Ben Affleck conferma la sua totale mancanza di espressività, forse dovrebbe dedicarsi solo alla regia.

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Mio marito è mio marito non è. / 13 Dicembre 2014 in L'amore bugiardo - Gone girl

Leggerò il libro.
Parto da questo presupposto, che in un futuro prossimo, mi armerò di coraggio e leggerò il libro ma intanto mi accontento del film e che film. Un bel film che fino alla fine ( se non sei cretino come me che ti spoileri il finale) ti tiene incollato nel capire una storia complessa e che, purtroppo, racconta le dinamiche di coppia meglio di quanto non facciano ultimamente tanti film fatti solo per quello.
La regia di Fincher è solidissima, cattura l’immagine in maniera cristallina, i dettagli sono spesi bene a discapito magari di attori non brillanti in alcuni momenti. Tutti saranno contro Ben Afleck ma in questo film ha fatto il suo piuttosto bene, in fondo doveva essere un marito apatico spento e ambiguo. Sulle spalle alla fine il film, lo regge tutto lei, Rosamund Pike splendida impeccabile a tratti quasi fastidiosa per quanto fosse bella e perfetta.
Mi è davvero piaciuto. Un film ricco di sbocchi e spunti e risvolti psicologici che entra nella mia top ten del 2014 sicuramente. L’ambientazione inoltre risulta perfetta e letale ai fini della storia e la trovo veramente ben rappresentata.
Da vedere decisamente.

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DA VEDERE! / 22 Ottobre 2014 in L'amore bugiardo - Gone girl

David Fincher, regista di film cult come “Seven” (1995), “Fight Club” (1999), “Zodiac” (2007) e “The social network” (2010), presenta al pubblico il suo ultimo lavoro, accolto con fervidi consensi da parte della critica: “L’amore bugiardo – Gone girl”, tratto dall’omonimo best-seller di Gillian Flynn, autrice anche della sceneggiatura della pellicola. Il regista, basandosi sull’intricato intreccio orchestrato dalla scrittrice americana, lavora minuziosamente ad uno scandagliamento delle svariate personalità che spesso sono incastonate nell’essenza dell’individuo, un’essenza tutt’altro che lineare sul piano psicologico (e, in questo caso, nelle sue psicosi). Il primo obiettivo di Fincher, largamente raggiunto, è quello di giocare con lo spettatore, mettendo in scena la farsa dell’ennesimo thriller sul femminicidio: una donna data per dispersa, tracce di sangue in casa, testimonianze discordanti, un marito confuso e dal comportamento incoerente.

Il film gioca in tal senso per illustrare le inquietudini della protagonista, Amy Dunne, angelicata dai pregiudizi e dalla malignità dei media, che si intrufolano nel privato di una faccenda intima e precaria allo scopo di soddisfare il proprio pubblico, affamato di questa spettacolarizzazione della tragedia che oggi costituisce una tendenza preponderante legata al gossip e alla cronaca. Ironico, e giusto come deve essere, è il rincorrersi e lo scontrarsi tra il concetto di realtà e l’estremizzazione del reality, che non lascia tregua ad una sfera privata oscura ed articolata. Tale è inoltre il personaggio interpretato da un’impeccabile Rosamund Pike, la quale per la prima volta stupisce e rivela sullo schermo il suo talento di attrice camaleontica; relegata a parti spesso mediocri o sotto la media, ne “L’amore bugiardo” la Pike viene consacrata da un regista che l’aiuta a rompere con i ruoli del passato (una rottura di cui possiamo trovare traccia nella citazione di “Orgoglio e pregiudizio”, nella cui trasposizione diretta da Joe Wright la Pike aveva interpretato la parte di Jane Bennet) e a sfruttare nel migliore dei modi una carta fondamentale a suo favore, ovvero quella sua foggia d’innocenza inquietante, torbida, mai rassicurante.

Nel corso del film si consolidano e si evolvono tanto il magnetismo scenico della Pike quanto la sua “Amazing Amy”, che svanisce senza però dissolversi: la sua voce fuori campo, incessante, permette di compartecipare all’orrore che la donna germina e nutre dentro se stessa, e la sua presenza-assenza diventa tangibile, greve, scandita progressivamente dalle frequenti indicazioni temporali, che puntualizzano un ritorno non gradito. Una volta scoperti i labirinti della sua mente, i ruoli dei protagonisti si confondono: e Nick (interpretato da un Ben Affleck finalmente convincente, apatico e straniante) subirà il transfert della condizione di “vittima” della moglie, mentre il sangue che scorre copioso assume tenebrose valenze simboliche. Una piccola falla si può rintracciare forse nel ritmo eccessivamente frettoloso della narrazione nello svelare una verità che sconvolge il pubblico e ribalta la storia stessa; ma si tratta di un particolare trascurabile, dal momento che Gillian Flynn costruisce con grande maestria una suspense affilata, un intelligente sarcasmo, assai raro per questo genere di film, nonché uno dei personaggi – Amy – più interessanti del cinema contemporaneo, che potrebbe valere a Rosamund Pike la benedizione dell’Academy.

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