Recensione su Effie Gray - Storia di uno scandalo

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Un soggetto poco accattivante / 28 agosto 2017 in Effie Gray - Storia di uno scandalo

Alcune vicende si prestano male alla trasposizione cinematografica. Quella del matrimonio infelice di Effie Gray e John Ruskin è evidentemente tra queste: il film ci mostra il monotono, sordo, interminabile martellamento della povera Effie da parte di un marito indegno e di una coppia di suoceri sadici – un soggetto decisamente poco accattivante, soprattutto se protratto per un’ora e quarantacinque. Le cause della mancata consumazione del matrimonio non vengono minimamente indagate, anche se qualcosa ne sappiamo (pare che Ruskin trovasse qualcosa di repellente nella forma femminile matura), in modo che i tormenti di Effie appaiono oltre al resto anche del tutto gratuiti.
C’è comunque una funzione che un film del genere assolve, pur nella sua mancata riuscita: quella di punire postumamente John Ruskin per il suo comportamento. Un giorno, sospetto, le sue opere saranno dimenticate, ma non il suo orrendo fallimento coniugale.

5 commenti

  1. Stefania / 28 agosto 2017

    Per mera curiosità, perché sospetti che le opere di Ruskin saranno dimenticate? 🙂

    • Achero / 28 agosto 2017

      Perché era un critico d’arte, e visto che a lunga scadenza il gusto è una delle cose che cambiano di più… 😉

      • Stefania / 28 agosto 2017

        Eh eh, sul carattere effimero del gusto non ti do torto 🙂
        Però, Ruskin non è stato solo un critico d’arte: per estensione, è stato un intellettuale, nel senso ottocentesco del termine. Sai perché mi ha colpito la tua affermazione ? Perché, quando studiavo all’università, a Ruskin e all’Arts and Crafts era dedicata gran parte del corso di teoria e storia del restauro e poi, non solo durante i miei studi accademici, sono inciampata spesso nella sua figura. Oltre che nei testi universitari, ho letto di lui in romanzi della Byatt e di Joanne Harris (come in questo film, che non ho ancora visto, non ci fa mai una bella figura 😀 ). In realtà, benché fosse poco più di un teorico, ha avuto molta influenza sul movimento preraffaellita (e, per estensione, sulla corrente artistica Art Nouveau), ha elaborato teorie sul restauro, sull’architettura, sull’uso e il significato degli ornamenti e ha pubblicato pamphlet a sfondo sociale (sulla meccanizzazione e sulla disumanizzazione del lavoro industriale, per esempio) alimentati da un profondo sentimento anti-materialista e basati su interessanti principi etici. All’epoca, insomma, era una figura di riferimento in ambito culturale. Che, poi, fosse un ominicchio… Spiace saperlo, viste le sue belle premesse idealiste, però ti confesso che la cosa mi ha sempre stupito poco, se considerato all’interno dell’ipocrita contesto vittoriano in cui è vissuto. Molto probabilmente, succederà quel che dici tu: prima o poi, sarà dimenticato, ma è il destino di tanti. Nel suo caso, però, credo che, in certi ambiti (es. architettura, restauro, economia…) sarà difficile “farlo fuori” 😀 Scusa la pedanteria! Temo di essermi fatta prendere la mano… Ma, quindi, mi sorge una domanda: nel film, Ruskin viene rappresentato solo come critico d’arte?

        • Achero / 29 agosto 2017

          Devo ammettere di avere ceduto un po’ alla voglia di fare una battuta nella mia recensione; può essere benissimo che la fama di Ruskin duri ancora a lungo. Mi chiedo però se anche i suoi contributi a qualcosa che ci sembra più oggettivo della critica, come la teoria del restauro, non dipendano tutto sommato da valori sottaciuti. Mi viene in mente il vecchio progetto di Carlo Aymonino per il completamento del Colosseo: è qualcosa che oggi ci lascia inorriditi, e che presumo avrebbe inorridito anche Ruskin (anche se la proposta di Aymonino non era a ben vedere così radicale); ma in una diversa temperie culturale è possibilissimo immaginare che qualcosa del genere potrebbe essere accolto con favore. Ma si tratta di una mera possibilità, lo ammetto; per ora il nostro sentire è decisamente più in armonia con quello di Ruskin.
          Per il resto: indubbiamente Ruskin è stata una figura importante nel suo tempo, non lo negherei mai, ma non credo che le sue opere di economia e sulla riforma sociale ci parlino ancora. Non è chiaramente un John Stuart Mill.
          Nel film le attività di Ruskin restano un po’ sullo sfondo; se non sbaglio c’è qualche accenno alle sue attività umanitarie, ma l’accenno più corposo è alla stesura di The Stones of Venice.

          • Stefania / 29 agosto 2017

            @achero: eh eh, anch’io, a modo mio, volevo essere ironica, dicendo che di Ruskin sarà difficile liberarsi, perché, perlomeno in ambito accademico, sarà sempre proposto e riproposto, a dispetto dell’attualità o della possibilità di condividere le sue teorie artistiche ed economiche 🙂 Ci sono nomi difficili da spazzare via, in questo senso, e Ruskin è uno di quelli. Ma, al di là di questo, è la sua scuola di pensiero ad aver pervaso la sua epoca: senza Ruskin, forse, non avremmo avuto (nella forma che è arrivata a noi) William Morris e Philip Webb e una certa attenzione al vernacolo e al folklore letterario e architettonico. Grazie per lo scambio, che ha fatto riemergere un po’ di ricordi di studio dalle dense brume della mia memoria 🙂 Tra l’altro, non conoscevo il film e, a fronte di quella che sembra una noiosa riuscita, potrei provare a recuperarlo, solo per via dell’argomento.

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