Carnage

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Carnage
Carnage

Due coppie di genitori decidono di avere un incontro cordiale, dopo che i loro figli sono rimasti coinvolti in uno scontro violento.
Andrea ha scritto questa trama

Titolo Originale: Carnage
Attori principali: Kate WinsletJodie FosterChristoph WaltzJohn C. ReillyElvis PolanskiEliot Berger, Julie Adams
Regia: Roman Polanski
Sceneggiatura/Autore: Roman Polanski, Yasmina Reza, Yasmina Reza
Colonna sonora: Alexandre Desplat
Fotografia: Pawel Edelman
Costumi: Milena Canonero
Produttore: Saïd Ben Saïd, Javier Méndez
Produzione: Spagna, Francia, Germania, Polonia
Genere: Drammatico
Durata: 80 minuti

7

21 Maggio 2014 in Carnage

Basta poco… / 12 Febbraio 2014 in Carnage

A volte basta davvero poco per fare un bel film. Ad esempio bastano quattro attori che interagiscono tra di loro ed una singola location. Pellicola particolare, con una storia apprezzabile sul tema dell’apparenza e dell’educazione. Molto convincenti le interpretazioni di Waltz e della Foster, senza comunque togliere nulla alla Winslet ed a Reilly.

Il dio del massacro / 16 Dicembre 2013 in Carnage

New York. Un undicenne, Zachary, colpisce un suo coetaneo, Ethan, con un bastone all’altezza della bocca causandogli la rottura di due denti. I genitori del primo, Alan e Nancy Cowan (rispettivamente avvocato e operatrice finanziaria), e quelli del secondo, Michael e Penelope Longstreet (rappresentante lui, scrittrice lei), si incontrano per parlare di quanto accaduto tra i loro figli. All’inizio il confronto tra le due coppie è all’insegna della cordialità, ma la situazione ben presto degenera e durante la discussione i quattro se ne diranno di tutti i colori.
“Carnage” fa tornare alla mente un vecchio e straordinario film di John Cassavetes, “Volti”, in cui i protagonisti, sempre chiusi dentro quattro mura, litigavano furiosamente e si scannavano a vicenda. Ad innescare il gioco al massacro nell’opera di Cassavetes era una crisi coniugale, in quella di Roman Polanski, invece, è un litigio tra due ragazzini che, inevitabilmente, finisce per coinvolgere i genitori dei litiganti, i quali, con il loro comportamento arrogante e infantile, si rivelano uno peggio dell’altro. Il bello di questo film, che Polanski ha tratto da un testo teatrale di Yasmina Reza, “Il dio del massacro”, sceneggiandolo insieme all’autrice francese, è che non c’è nessun personaggio che possa dire di essere immune dalle critiche.
Non ci sono anime candide e innocenti, in questa storia, perché tutti, chi più chi meno, sono colpevoli di qualcosa. Sono colpevoli i genitori di Zachary, che non riescono ad educare il loro figlio per fargli capire che è sbagliato comportarsi in modo violento, ma sono colpevoli anche i genitori di Ethan, perché sono convinti di essere perfetti e come tali pensano di poter giudicare gli altri dall’alto della loro presunta superiorità morale, ma non si rendono conto che in realtà sono due individui meschini (soprattutto lui) che vivono mentendo sia a se stessi che agli altri, ai quali fanno credere di essere persone perbene per celare la loro bassezza e grettezza.
“Carnage” è un film piccolo per la durata (la storia viene raccontata in appena settantanove minuti) e l’ambientazione (la vicenda si svolge quasi tutta all’interno dell’abitazione dei Longstreet) ma grande per stile e contenuti, con Polanski che sfodera una prova registica all’altezza della sua fama e una cattiveria degna dei suoi giorni migliori. Il regista polacco chiude i suoi personaggi dentro a un appartamento, punta la macchina da presa contro di loro, li filma come se fossero degli animali in gabbia e, con occhio da entomologo, li analizza impietosamente svelandone l’inettitudine e condannandoli a vivere nella loro mediocrità. Affidandosi a dialoghi taglienti e affilati come una lama, Polanski realizza un film feroce e spietato come ai vecchi tempi.
Oltre che una lezione di regia, la pellicola è anche una lezione di recitazione impartita da quattro interpreti in splendida forma che si calano nei loro ruoli alla perfezione. Le performance degli attori sono talmente convincenti da rendere arduo stabilire chi sia più bravo tra Jodie Foster (Penelope), John C. Reilly (Michael), Kate Winslet (Nancy) e Christoph Waltz (Alan); ma se proprio dovessimo consegnare la palma del migliore solo a uno di loro, la daremmo a Waltz, che nella parte dell’avvocato cinico e sprezzante sempre attaccato al cellulare riesce ad essere magnificamente sgradevole (la sua antipatia raggiunge vette inaudite quando definisce suo figlio “un pazzoide”). Memorabile la scena in cui la Winslet vomita sul tavolino.

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16 Giugno 2013 in Carnage

Capolavoro tratto da una pièce teatrale. Spaccato analitico della natura umana non intesa in senso vago, ma fatta di sfaccettature, personalismi, ego e differenze perlopiù incolmabili. Il luogo è circoscritto, così come il contesto, e l’analisi s’impreziosisce riuscendo a svilupparsi nel migliore nei modi, così da raggiungere un perfetto grado di lettura all’antitesi del banale. Le varie interconnessioni che si creano durante il film sono di per se studi sul comportamento, e una recensione non potrebbe risultare meno esaustiva se non sotto forma di saggio o di trattato.

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L’esercizio del conflitto / 18 Maggio 2013 in Carnage

Puro conflitto. Potremmo definire così Carnage, il film di Polanski tratto dall’opera teatrale di Yasmina Reza. Girato praticamente in un unico interno, è un film interessante più dal punto di vista tecnico-artistico che non strettamente tematico.

La storia è quella di due coppie di genitori che, nel tentativo di ricomporre civilmente il litigio dei rispettivi pargoli, si lasciano a poco a poco dominare dal dio del massacro, tra insulti e insinuazioni, alleanze e rotture, rigurgiti di rabbia e non solo.

L’intento è chiaro. Una denuncia grottesca, uno sberleffo nei confronti di quella politically correctness che ci costringe a rapporti tirati, freddi e standardizzati.

Ma in Carnage questi vincoli cedono, e allora i quattro protagonisti si rivelano per quello che sono e per quello che davvero pensano. Un conflitto tra due coppie si tramuta in una scaramuccia tra sessi, per lasciare spazio ai dissidi di coppia e tornare così agli schieramenti iniziali, in un crescendo di grida, accuse e pianti isterici.

Per quanto bizzarra possa sembrare la vicenda, il conflitto – gestito in maniera eccellente – si avverte sottotraccia anche nei primi, formali convenevoli. Ma la sceneggiatura, pur nella sua robustezza tematica, da sola non reggerebbe. È a questo punto che diventa importante il fattore artistico. Sono infatti i quattro attori a sostenere con interpretazioni perfette buona parte dell’impianto, imprimendo coerenza e credibilità allo sviluppo complessivo. Il solito Christoph Waltz spicca su tutti gli altri (Jodie Foster, Kate Winslet e John C. Reilly).

Infine, Roman Polanski. Con L’uomo nell’ombra aveva offerto una prova un po’ sbiadita, qui invece si dedica con successo a un virtuoso esercizio di stile. Sicuro come pochi, si districa tra i rischiosi incroci verbali e di sguardi dei quattro protagonisti, alterna sapientemente primi piani, controcampi e totali, dando così sempre allo spettatore l’idea esatta delle posizioni reciproche degli attori, quasi a stabilire e mostrare un dipanarsi tattico, quasi bellico, del rapporto tra i personaggi. La macchina da presa, nella stessa misura, diventa sempre più irrequieta, in piena sintonia con mimica e parole.

C’è un calo di tensione verso la metà del film e manca, forse, un finale netto degno del titolo, un massacro vero e proprio, ma quest’ultima è più un’opinione dettata da gusti personali che una vera critica. L’ultima scena esprime infatti un chiaro giudizio nei confronti del “sacrificio” nell’appartamento dei Longstreet.

In definitiva, un film che vale il prezzo del biglietto, dove gli attori mettono in mostra puro talento e Polanski ribadisce con fermezza un dominio tecnico e stilistico sulla macchina da presa. Da vedere.

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