2011
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Carnage

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Carnage
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21 Maggio 2014 in Carnage

Basta poco… / 12 Febbraio 2014 in Carnage

A volte basta davvero poco per fare un bel film. Ad esempio bastano quattro attori che interagiscono tra di loro ed una singola location. Pellicola particolare, con una storia apprezzabile sul tema dell’apparenza e dell’educazione. Molto convincenti le interpretazioni di Waltz e della Foster, senza comunque togliere nulla alla Winslet ed a Reilly.

Il dio del massacro / 16 Dicembre 2013 in Carnage

New York. Un undicenne, Zachary, colpisce un suo coetaneo, Ethan, con un bastone all’altezza della bocca causandogli la rottura di due denti. I genitori del primo, Alan e Nancy Cowan (rispettivamente avvocato e operatrice finanziaria), e quelli del secondo, Michael e Penelope Longstreet (rappresentante lui, scrittrice lei), si incontrano per parlare di quanto accaduto tra i loro figli. All’inizio il confronto tra le due coppie è all’insegna della cordialità, ma la situazione ben presto degenera e durante la discussione i quattro se ne diranno di tutti i colori.
“Carnage” fa tornare alla mente un vecchio e straordinario film di John Cassavetes, “Volti”, in cui i protagonisti, sempre chiusi dentro quattro mura, litigavano furiosamente e si scannavano a vicenda. Ad innescare il gioco al massacro nell’opera di Cassavetes era una crisi coniugale, in quella di Roman Polanski, invece, è un litigio tra due ragazzini che, inevitabilmente, finisce per coinvolgere i genitori dei litiganti, i quali, con il loro comportamento arrogante e infantile, si rivelano uno peggio dell’altro. Il bello di questo film, che Polanski ha tratto da un testo teatrale di Yasmina Reza, “Il dio del massacro”, sceneggiandolo insieme all’autrice francese, è che non c’è nessun personaggio che possa dire di essere immune dalle critiche.
Non ci sono anime candide e innocenti, in questa storia, perché tutti, chi più chi meno, sono colpevoli di qualcosa. Sono colpevoli i genitori di Zachary, che non riescono ad educare il loro figlio per fargli capire che è sbagliato comportarsi in modo violento, ma sono colpevoli anche i genitori di Ethan, perché sono convinti di essere perfetti e come tali pensano di poter giudicare gli altri dall’alto della loro presunta superiorità morale, ma non si rendono conto che in realtà sono due individui meschini (soprattutto lui) che vivono mentendo sia a se stessi che agli altri, ai quali fanno credere di essere persone perbene per celare la loro bassezza e grettezza.
“Carnage” è un film piccolo per la durata (la storia viene raccontata in appena settantanove minuti) e l’ambientazione (la vicenda si svolge quasi tutta all’interno dell’abitazione dei Longstreet) ma grande per stile e contenuti, con Polanski che sfodera una prova registica all’altezza della sua fama e una cattiveria degna dei suoi giorni migliori. Il regista polacco chiude i suoi personaggi dentro a un appartamento, punta la macchina da presa contro di loro, li filma come se fossero degli animali in gabbia e, con occhio da entomologo, li analizza impietosamente svelandone l’inettitudine e condannandoli a vivere nella loro mediocrità. Affidandosi a dialoghi taglienti e affilati come una lama, Polanski realizza un film feroce e spietato come ai vecchi tempi.
Oltre che una lezione di regia, la pellicola è anche una lezione di recitazione impartita da quattro interpreti in splendida forma che si calano nei loro ruoli alla perfezione. Le performance degli attori sono talmente convincenti da rendere arduo stabilire chi sia più bravo tra Jodie Foster (Penelope), John C. Reilly (Michael), Kate Winslet (Nancy) e Christoph Waltz (Alan); ma se proprio dovessimo consegnare la palma del migliore solo a uno di loro, la daremmo a Waltz, che nella parte dell’avvocato cinico e sprezzante sempre attaccato al cellulare riesce ad essere magnificamente sgradevole (la sua antipatia raggiunge vette inaudite quando definisce suo figlio “un pazzoide”). Memorabile la scena in cui la Winslet vomita sul tavolino.

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16 Giugno 2013 in Carnage

Capolavoro tratto da una pièce teatrale. Spaccato analitico della natura umana non intesa in senso vago, ma fatta di sfaccettature, personalismi, ego e differenze perlopiù incolmabili. Il luogo è circoscritto, così come il contesto, e l’analisi s’impreziosisce riuscendo a svilupparsi nel migliore nei modi, così da raggiungere un perfetto grado di lettura all’antitesi del banale. Le varie interconnessioni che si creano durante il film sono di per se studi sul comportamento, e una recensione non potrebbe risultare meno esaustiva se non sotto forma di saggio o di trattato.

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L’esercizio del conflitto / 18 Maggio 2013 in Carnage

Puro conflitto. Potremmo definire così Carnage, il film di Polanski tratto dall’opera teatrale di Yasmina Reza. Girato praticamente in un unico interno, è un film interessante più dal punto di vista tecnico-artistico che non strettamente tematico.

La storia è quella di due coppie di genitori che, nel tentativo di ricomporre civilmente il litigio dei rispettivi pargoli, si lasciano a poco a poco dominare dal dio del massacro, tra insulti e insinuazioni, alleanze e rotture, rigurgiti di rabbia e non solo.

L’intento è chiaro. Una denuncia grottesca, uno sberleffo nei confronti di quella politically correctness che ci costringe a rapporti tirati, freddi e standardizzati.

Ma in Carnage questi vincoli cedono, e allora i quattro protagonisti si rivelano per quello che sono e per quello che davvero pensano. Un conflitto tra due coppie si tramuta in una scaramuccia tra sessi, per lasciare spazio ai dissidi di coppia e tornare così agli schieramenti iniziali, in un crescendo di grida, accuse e pianti isterici.

Per quanto bizzarra possa sembrare la vicenda, il conflitto – gestito in maniera eccellente – si avverte sottotraccia anche nei primi, formali convenevoli. Ma la sceneggiatura, pur nella sua robustezza tematica, da sola non reggerebbe. È a questo punto che diventa importante il fattore artistico. Sono infatti i quattro attori a sostenere con interpretazioni perfette buona parte dell’impianto, imprimendo coerenza e credibilità allo sviluppo complessivo. Il solito Christoph Waltz spicca su tutti gli altri (Jodie Foster, Kate Winslet e John C. Reilly).

Infine, Roman Polanski. Con L’uomo nell’ombra aveva offerto una prova un po’ sbiadita, qui invece si dedica con successo a un virtuoso esercizio di stile. Sicuro come pochi, si districa tra i rischiosi incroci verbali e di sguardi dei quattro protagonisti, alterna sapientemente primi piani, controcampi e totali, dando così sempre allo spettatore l’idea esatta delle posizioni reciproche degli attori, quasi a stabilire e mostrare un dipanarsi tattico, quasi bellico, del rapporto tra i personaggi. La macchina da presa, nella stessa misura, diventa sempre più irrequieta, in piena sintonia con mimica e parole.

C’è un calo di tensione verso la metà del film e manca, forse, un finale netto degno del titolo, un massacro vero e proprio, ma quest’ultima è più un’opinione dettata da gusti personali che una vera critica. L’ultima scena esprime infatti un chiaro giudizio nei confronti del “sacrificio” nell’appartamento dei Longstreet.

In definitiva, un film che vale il prezzo del biglietto, dove gli attori mettono in mostra puro talento e Polanski ribadisce con fermezza un dominio tecnico e stilistico sulla macchina da presa. Da vedere.

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18 Febbraio 2013 in Carnage

Confronto antropologico e ideologico senza esclusioni di colpi, in una carneficina dell’obiettività che porta a dire tutto e il contrario di tutto. Polanski, teatrale e talvolta prolisso, alla fine decide per noi e ripristina prevedibilmente gli equilibri, orchestrando uno dei migliori cast a memoria di cinefilo.

13 Febbraio 2013 in Carnage

Uno dopo l’altro, i film di Venezia non mi stanno deludendo. Carnage è un gioiellino. Dura molto poco ma è densissimo di parole, parole e parole. La sceneggiatura è meravigliosamente scritta e gli attori, che attori! Io sono in adorazione per Kate Winslet. E’ sul serio una regina. Waltz poi l’ho amato! Così cinico e sarcastico come piace a me. Meravigliosi i dialoghi, tutti molto teatrali e pungenti. La seconda visione sarà obbligatoriamente in lingua, un film del genere vive della voce dei suoi attori.

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Una trappola “morale” / 29 Gennaio 2013 in Carnage

Devo essere sincero: ho deciso di vedere questo film solo per Christoph Waltz. Quando ho apprezzato la sua performance in “Bastardi senza gloria” prima e “Django unchained” di recente non ho potuto fare a meno di inserire il suo nome nella lista dei miei attori preferiti. Christoph è semplicemente unico e magistrale!
Ma anche “Carnage” non è da meno. Trasposizione accurata di un’opera teatrale, la pellicola è il risultato di una sfida vinta alla grande dalla regia raffinata di Roman Polanski. Perché una sfida? Perché la scelta di ambientare un lungometraggio in un’unica e ristretta location è sempre una dura prova per i registi, ma lo è anche per il cast e l’intera troupe. Lo è stato per film come “127 ore” ,”The cube” o “Buried” e persino per una inteligentissima serie tv ,”In treatment”. E’ poi un espediente che risale a Hitchcock. Ora, Polanski sa mettere in scena dinamismo ,comicità e intrattenimento in maniera sorprendente ,e il tutto soltanto in uno statico appartamento. Tuttavia, la vera forza del film sono ,secondo me, i protagonisti della carneficina ,il massacro dialettico che si consuma nella casa. Quasi come intrappolati nel limitato set, Kate Winslet ,Jodie Foster ,John C. Reilly e il già citato Waltz – che primeggia su tutti – danno il meglio di loro nel dare volto e corpo agli enigmatici ed emblematici personaggi di una sceneggiatura ottima in tutti i sensi.
E poi il messaggio del film è di un’impatto notevole. Ci capita spesso di soffermarci a pensare sulle falsità e le ipocrisie della gente ma ignoriamo che a volte può bastare poco per lasciar cadere le maschere del finto buonismo e delle buone maniere con il risultato di riscoprire i nostri istinti primordiali. A cosa portano ,infatti, tante chiacchiere? A un bel niente. A due bambini che si picchiano con un bastone non serve molto per fare pace ,è un esito naturale e istintivo.
Ad ogni modo, i temi affrontati nel film sono numerosi e ,benchè tutto si riconduca al discorso sulle molteplici facce che ognuno di noi alterna come in un gioco di ombre, ampio spazio è riservato alle più varie interpretazioni ,persino morali. Lo stesso “Carnage” ha ,quindi, molte facce.
Ad esempio, quali sono secondo voi le altre?

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grande / 17 Gennaio 2013 in Carnage

da vedere, perché svela nell’ipocrisia mascherata una violenza…dite voi..

13 Gennaio 2013 in Carnage

Piece teatrale trasportata al cinema; idea interessante dalle ottime interpretazioni ma nel complesso non riuscita, lenta e decisamente artificiale.

8 Gennaio 2013 in Carnage

Teatro e cinema hanno linguaggi e regole molto diverse, e quello che funziona a teatro spesso ha bisogno di un grosso lavoro di modifica per poter reggere al cinema… e su questa opera direi che c’è stato lavorato poco o male -non conosco l’originale quindi non saprei.
I dialoghi funzionano, niente da dire, ma il tutto lascia un sapore di teatro vecchio e stantio. In teatro magari funziona anche bene, ma in pellicola, ed in un’ambientazione che simula in tutto e per tutto la realtà, l’effetto è di un’opera pesante e di uno sviluppo che poco si addice al mondo reale che vuole simulare.
Secondo me è uno di quei film “peccato, il libro era così bello, ma il film non è stato all’altezza” che anche se hanno un buon punto di partenza, non sono riusciti a passare indenni dal cambio di medium.

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..e mi ci pulisco il culo con i suoi diritti umani del cazzo! / 3 Gennaio 2013 in Carnage

Io faccio parte della scuola che reputa Carnage una meraviglia di ingegno e divertimento.
Un film che potrebbe anche solo essere ascoltato, dato che l’ambientazione, a parte le brevissime scene chiave di inizio e fine pellicola, è interamente racchiusa fra le mura domestiche dei Longstreet.

Tutto è basato solo sull’acutezza dei dialoghi, tratti dall’opera teatrale The God of Carnage, e magistralmente sceneggiati da quattro attori coi controcazzi (avrei preferito dire “quattro attori da Oscar”, ma Reilly non ne ha vinti nessuno): Jodie Foster, Kate Winslet, Christoph Waltz e John C. Reilly, che tra l’altro sono gli unici volti che compaiono.

La vicenda si svolge in poco più di un’ora, ma i minuti sembrano scorrere ad una velocità impressionante data la genialità delle battute e la caratterizzazione dei personaggi, che viene svelata passo passo, facendoceli conoscere meglio.

Ma ciò che spopola è senz’altro il piacevolissimo sarcasmo (insito soprattutto in Alan), il nervosismo femminile e il falso buonismo di questi quattro individui che si coalizzeranno e scontreranno l’uno con l’altro, continuamente.
Un gioco al massacro con un ritmo costante ma sempre ben sostenuto dall’inaspettata piega che prenderà la situazione.

I buoni propositi di convivenza civile crolleranno, dando vita ad uno spettacolo coinvolgente e spassosissimo, di cui si rimane piacevolmente affascinati.

“Sono tanti i genitori che prendono le parti dei figli, diventando più infantili di loro.”… ecco, appunto!

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19 Dicembre 2012 in Carnage

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il nuovo film di Polanski, anche Polanski è di quelli che secondo me si possono andare a vedere d’ufficio, al buio. E l’ho pure visto in originale sottotitolato, perché al Centrale di Torino hanno preso questa bella abitudine e onore a loro. La sceneggiatura è tratta da una pièce teatrale, e si vede, dato che l’intero film, tranne le inquadrature iniziale e finale di un parco pubblico ai margini di New York, si svolge all’interno di un appartamento. Qui si trovano due coppie di coniugi, i padroni di casa, il cui figlio è stato picchiato, e altri due che sono i genitori del, ehm, picchiante. Jodie Foster e tipo ciccio di cui non ricordo il nome versus Kate Winslet e, mumble, Christopher Waltz (il cattivissimo nazista di Inglorious Basterds, per intenderci).Che dire, litigi, battibecchi, la macchina da presa segue gli scambi di battute tra i quattro mostruosamente bravi attori, i cui personaggi tireranno fuori via via le proprie debolezze ammettendo anche quello che mai avrebbero creduto di pensare. Visioni della vita contrapposte, si ride, si urla e si vomita a spruzzo nel soggiorni di Jodie che sbarella. Non ci si annoia, anche se il film va detto è corto, e se proprio si vuole trovare un difetto l’accusa sarebbe per Polanski quella di avere costruito una macchina narrativa troppo perfetta, ai limiti dell’esercizio estetizzante di stile, per essere in qualche modo sincera.

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Sorprendente! / 15 Dicembre 2012 in Carnage

Personalmente l’ho trovato geniale. Polanski non è tra i miei registi preferiti, ma c’è da dire che è molto bravo nel suo lavoro, come pochi.
La trama sarebbe stata banale, tratta di quotidianità, ma lui è riuscito a creare qualcosa di sorprendente. Ero un po’ scettica su questo film, anche perché prediligo i film con location favolose e sempre diverse, non sono per nulla abituata alla staticità.
Tutto si svolge in un appartamento, quindi non ti aspetti chissà che cosa.
Dialoghi eccezionali ed attori favolosi, hanno interpretato magnificamente i ruoli assegnati, li avevano cuciti addosso.
Questo film merita tantissimo, lo consiglio assolutamente.

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23 Ottobre 2012 in Carnage

Un film assurdo e allucinatorio, che comunque mi è piaciuto, tranne la fine che mi sembra raffazzonata.

Davvero bello! / 27 Settembre 2012 in Carnage

Film essenziale e sintetico, ma non per questo privo di contenuti! Finalmente una pellicola di cui non dico” certo che, però, il regista avrebbe potuto accorciare qualche scena o eliminarne qualcun’altra!” e, nonostante la brevità, non dico “tutto qui??”.
A dir poco GENIALI i dialoghi ed il finale; attori fantastici( sopratutto Waltz)

26 Agosto 2012 in Carnage

Non amo Polanski ma lo humor nero sì, e anche Christoph Waltz che tutti noi ricordiamo con affetto nel delicato e tenero ruolo del Cacciatore di Ebrei.
Se fosse stato ambientato nei Quartieri Spagnoli sarebbe durato 3-4 minuti massimo e tutto si sarebbe risolto con un sempreverde strascino delle protagoniste femminili, mentre i mariti ridono e bevono whisky sullo sfondo (cosa che in effetti, nel film, accade).

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24 Luglio 2012 in Carnage

Film “teatrale” nel senso che la location è unica e il film si basa principalmente sullo scambio di battute tra i protagonisti. L’inizio è un pò soft, con toni moderati e gentilezza a volte un pò falsa ma quando lo stress e la tensione salgono allora si assistono a veri propri battibecchi con divertenti scambi di punzecchiature e qualche scena divertente.
Film brillante con i quattro protagonisti sugli scudi: i migliori la coppia Waltz-Winslet, bravo anche John C. Reilly, un pò antipatica nel difendere le sue opinioni Jodie Foster.
Finale forse un pò tagliato (meritava una fine migliore).

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31 Maggio 2012 in Carnage

Ottimo film, regia e soprattutto sceneggiatura di ferro. Polanski riesce a non annoiare e a rendere interessante e godibile un film tutto incentrato sui dialoghi, apparentemente statico. Invece il film sorprende per la piega che prendono le conversazioni e le dinamiche tra i quattro protagonisti.
La Foster l’ho trovata un po’ fuori registro, carica troppo sia nella parte iniziale, quando è più “civile”, sia nella parte finale, quando sbotta. Waltz è ottimo e in parte, così come Reilly, sorprendente per come sviluppa il personaggio. Anche la Winslet è ottima, soprattutto nella parte finale quando esce totalmente dagli schemi e dà il meglio di sè.
Gran film!

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25 Febbraio 2012 in Carnage

ottima prova di attori ma soprattutto ottima rappresentazione dell’ipocrisia moderna
purtroppo viviamo da ipocriti, ben felici di esserlo e soprattutto sempre pronti a giudicare gli altri.
manca l’educazione ma soprattutto la voglia di educare i figli che per fortuna sembrano superare il problema meglio dei genitori

Tragicommedia da camera / 18 Febbraio 2012 in Carnage

Questo film è pieno di fastidiosi stacchi, avrei trovato più consono un piano sequenza, trattandosi di un interno (e data la brevità dell’opera), per incrementare il senso di angoscia, l’escalation di pressione e il progressivo abbandono delle convenzioni politicamente corrette . I protagonisti, pur fagocitati dal misero spazio che si stringe intorno a loro come un cappio, sarebbero risultati ancor più a disagio se i movimenti di macchina fossero stati caratterizzati da un flusso continuo, quasi a indagare ogni goccia di sudore freddo che gli imperlasse la fronte. Una scelta registica che secondo me ha penalizzato parecchio il risultato complessivo.
Il tema mi è sembrato abbastanza scontato, Bunuel ha giocato con molto più sarcasmo e originalità con l’assurdità dell’ipocrisia borghese. Ma forse influisce molto sul mio giudizio anche il doppiaggio italiano: in lingua originale penso risulterebbero tutti molto più credibili nei loro scoppi d’ira. Cercare di unire gli aspetti teatrali a quelli cinematografici, infine, è un lavoro complesso, che, personalmente, lascerei ai pregnanti “drammi da camera” di Bergman, nonostante, sicuramente, non ci consentano quel paio di risate a denti stretti che ci regala Polanski.

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Non un film / 12 Febbraio 2012 in Carnage

Fare un film su un testo del genere, per quanto poi la realizzazione possa essere stata piu’ o meno buona, non ha alcun senso. E’ in tutto e per tutto una commedia teatrale, che perde di significato se trasposta su altre forme di spettacolo, e in questo caso si ha addirittura solo il film…

Teatro al cinema / 12 Gennaio 2012 in Carnage

Mi avevano parlato bene di questo film e devo dire che lo consiglio a tutti di vederlo.
Si va a cinema e si vede teatro. Sarebbe perfetto infatti. Girato ottimamente e con i protagonisti adattati alla perfezione ad ogni ruolo. Non amo Jodie Foster ma proprio per quello il ruolo che ricopre è perfetto.
Bello, divertente, anche molto corto (forse troppo ma forse no…).
Vedetelo!!!

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12 Gennaio 2012 in Carnage

Con pochissimo ha girato un film…..ma proprio per questa essenzialità lo vedo più adatto per una trasposizione teatrale. Comunque è carino e Jodie Foster è brava. Si vede.

Carnage / 9 Novembre 2011 in Carnage

Ho sempre avuto dei pregiudizi su Roman Polanski, per il fatto di aver stuprato una ragazzina (anche se non centrava nulla con la sua cinematografia) quindi non avevo mai visto nessun suo film, finché un bel giorno ho deciso che era ora mettere da parte l’orgoglio, ed andare a vedere Carnage.
A parer mio, è uno dei pochi esempi della bellezza del minimo essenziale.
Si è servito solo di un appartamento, per creare un film che ti coinvolge sin dalla prima scena.
Bello il film, degno di attori di un certo livello, fra i quali Christoph Waltz.

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7 Novembre 2011 in Carnage

“Normali” nevrosi esistenziali che saltano fuori a poco a poco durante un incontro organizzato fra due coppie di genitori allo scopo di dirimere un banale litigio tra i loro figli per poi esplodere in un crescendo di parossismo con l’aumentare del tasso alcolico nel sangue dei partecipanti all’incontro stesso.
Quest’ultimo lavoro di Polanski , buono ma a mio giudizio inferiore rispetto ai suoi più recenti , mi ha immediatamente riportato alla mente “Chi ha paura di Virginia Woolf “ , il bellissimo film d’esordio del 1966 di Mike Nichols tratto da un lavoro teatrale di Albee , egualmente girato in una stanza , e con un’ analoga esternazione di rancori repressi . Ma pur riconoscendo ai validissimi attori di Carnage una notevole bravura nel loro massacro dialettico , il confronto col suddetto film di Nichols e con la prova offerta dall’allora straordinaria coppia Liz Taylor/Richard Burton mi sembra improponibile .

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pfffffff. / 5 Ottobre 2011 in Carnage

simpatico. interessante l’idea. belli i dialoghi e il continuo cambio di presa di posizione dei personaggi.
la fine lascia un po’ ‘uhm’, ma ci sta bene.

Coppie politicamente scorrette… / 25 Settembre 2011 in Carnage

Un film spietato.Tutto quello che avreste voluto dire sul “sistema” coppia… un capolavoro sulla schizofrenia tra perbenismo e la forza di passioni incontrollate.
La coppia come simbiosi, claustrofobica come il film , almeno nelle sue forme più degenerate in cui si tratta di un “contratto” e non di una scelta del cuore.
Dalla carneficina si salvano i figli. Ed è questo l’unico respiro di sollievo del film.
Per il resto si resta incollati alla sedia, spettatori increduli di uno “psicodramma” tragico. L’epilogo della filosofia rassicurante del mulino bianco e della famiglia felice.
Eppure dopo la fuoriuscita della “verità” di ogni protagonista non succede nulla.
Come a teatro, finita la recita, gli attori tornano alla loro vita.
Nessuno dei quattro personaggi sembra cresciuto dopo tutto quello che è successo.
Nemiche sempre e comunque le due donne, danno il peggio di sè. Senza qualità i due maschi, non privi di qualche complicità.
Come non capire nulla dalle tempeste della vita…

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/ 22 Settembre 2011 in Carnage

G-E-N-I-A-L-E!

18 Settembre 2011 in Carnage

Questo film, teso e veloce, con pochi cali di tensione, benché sia basato esclusivamente su dialoghi e manchi di azione propriamente detta, è una calzante metafora della società. Contemporanea o meno, non importa.

Ci sono quattro personaggi che rappresentano altrettante sfaccettature dell’animo umano: nessuna di esse è pienamente definita (così come sono labili le posizioni “sociali” dei protagonisti) e l’una è complementare all’altra (e, ovviamente, tali sono anche le relazioni, rappresentate da comunelle o da ostilità, all’interno e tra le due coppie protagoniste).
E’ semplice rispecchiarsi alternativamente in ognuno dei personaggi, poiché essi, singolarmente o in maniera corale, esprimono atteggiamenti o addirittura nevrosi più che mai comuni. In questo senso, l’ultimo di Polanski è un film ovvio, che -narrativamente- non svela nulla di trascendentale.
La forza della storia risiede nella paradossale coerenza delle sbandate emotive dei protagonisti, nel loro abbandono delle convenzioni sociali positive a favore di sfoghi tanto liberatori quanto scorretti dal punto di vista civile.

Il personaggio interpretato da Waltz è il primo a mostrarsi totalmente per il nichilista che è, mentre gli altri lo seguono a ruota, in un’escalation di confessioni alcoliche.
L’amarezza della politicamente corretta Foster è condivisibile, ma il suo attaccamento alla lealtà ipocrita è quantomai fastidioso.
Tutti gli attori sono molto bravi e credibili ed è difficile dire se vi sia, fra essi, qualche distinguo qualitativo.
Come in altri lavori di Polanski, anche qui l’ambiente domestico è emblematico: un evento alieno sconvolge l’equilibrio della casa, ma essa resiste, mantenendosi inviolabile nei confronti dell’esterno. Il fatto che il soggiorno sia in perfetto ordine, al contrario della camera da letto e del bagno, ribadisce il concetto che l’apparenza inganna e che gli altarini saltano fuori nei momenti più inadatti.

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18 Settembre 2011 in Carnage

Fulgido esempio di come sia possibile fare dell’ottimo cinema con quattro attori e una scenografia.
La scenggiatura, tratta da un’opera di Yasmina Reza, trova 4 attori in forma perfetta: Christoph Waltz è forse il migliore, con il suo personaggio dell’avvocato cinico ed indifferente, seguito a ruota dall’aristocratica e stressata Kate Winslet, da un’isopportabilmente perfetta Jodie Foster e dal caratterista John C. Reilly. La miccia che innesca il tutto è una zuffa tra i figli delle rispettive coppie, ma presto il polo narrativo si sposta sulla questione educazionale, sull’irresponsabilità dei genitori, sulla labilità dei loro principi, arrivando a toccare le rispettive questioni matrimoniali, portando alla luce difetti e meschinità, addentrandosi sempre più nel loro essere e demolendo le loro certezze (che sono poi gli oggetti di tutti i giorni, un cellulare, una borsa, un catalogo..). E’ un film teso e palpitante, sorretto da 4 colonne maestose che trasmette tutta l’inciviltà e l’amoralità (quello che fa Waltz e il comportamento della Foster ne sono un’ulteriore prova) di chi avrebbe dovuto essere maturo e responsabile. Il dio del massacro è anche la barbarie del nostro vivere quotidiano.
L’atteggiamento dei bambini diventa molto più adulto di quello dei grandi…

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il senso dei tulipani / 17 Settembre 2011 in Carnage

Chirurgico, nervoso e freddo. A me ha ricordato più Hitch di nodo alla gola che Polanski stesso (anche lì sui titoli di testa si inquadra una strada di NY), forse per il tema musicale che prima di esplodere nei timpani ha un ritmo molto hermanniano, forse per quelle finestre che guardano NY.
Bravissimi, tutti, la sceneggiatura è superba, la forza della casa in cui loro quattro sembrano quasi costretti e a volte di troppo, così imperiosamente giusta, con i suoi pezzi al punto giuto, con la sua vistosità borghese.
Ecco, se cominciano due mondi a fronteggiarsi (gli uni ricchi, con mestieri socialmente odiosi, gli altri benestanti, ma meno fulgidi e con Penelope morsa dal bisogno di riconoscimento culturale), due famiglie, poi via via, diventano due coppie e infine attraverso una piccola guerra dei sessi in verità diventa uno scontro fra due generi, il maschile e il femminile, netto, dettagliato e magnificamente squilibrato. Il film è un film dove impera lo scontro verbale senza vero dialogo, dove alla correttezza dei modi e degli usi si sostituisce la vera natura cinica, consapevolmente parziale dell’essere umano. E sono tutti parimenti odiosi perchè tutti falsi. Quando escono fuori i ruoli di genere i maschi solidarizzano in maniera plateale, le femmine trovano pochissimi punti di contatto riuscendo fino in fondo a macellarsi , colpendosi ripetutamente anche perchè, tolte le maschere iniziali, i maschi si riconoscono in un terreno comune quale che sia, i ricordi di infanzia, il bere, il fumo, l’idolatria per l’eroe virile, l’autocompiacimento del proprio cinsmo, le femmine non si difendono mai, non si riconoscono mai, seppellendosi continuamente in una diversità inconciliabile, fra l’insistenza nella gestione della casa e l’idea del maschio forte, fra la difesa della coppia, la propria e solo quella, e dei propri figli, e solo i propri, nemiche sempre se non nella disperazione della propria infelicità

Non per nulla la sequenza finale, ottimista, ha al centro due ragazzini, ma maschi, mi sarebbe piaciuto sapere cosa ne sarebbe stato se i figli fossero stati femmine.

Non credo che il problema risieda nel teatro al cinema, Polanski inquadra i suoi protagonisti in maniera a volte grottesca esasperandone i profili, apre e chiude con gli esterni dove nasce il problema e dove si risolve, lasciando la casa, il focolare domestico, il totem della famiglia come palcoscenico unico dell’esasperarsi dell’ipocrisia. Piuttosto è che il tutto è un po’ autoreferenziale e perfetto.
Per il resto la cifra migliore mi sembra l’irrisione continua di una borghesia vuota e incapace di gestire se stessa. Simboli a gogò del vivere civile secondo stilemi altoborghesi o presunti tali: alcol, fumo, arte, perle, tecnologia, iperconnetività, denaro, suppellettili ricercati e quei tulipani gialli al centro di tante apparenti vuote buone intenzioni che sono così funzionali per scoprire le debolezze di tutti (e segnatamente il bisogno di sentirsi uguali socialmente da parte della famiglia ospite, la distruzione della potenza di Alan, l’oggetto della nevrosi isterica di Nancy)

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