2017

Blade Runner 2049

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Blade Runner 2049
Blade Runner 2049

Los Angeles, 2049. Un agente della polizia cittadina, K, fa una scoperta che rischia di gettare nel caos totale quello che resta di una società ormai in rovina. Tale disvelamento lo porta sulle tracce di un ex-cacciatore di replicanti, Rick Deckard, scomparso dalla circolazione da circa 30 anni.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Blade Runner 2049
Attori principali: Ryan GoslingHarrison FordAna de ArmasRobin WrightSylvia HoeksMackenzie Davis, Jared Leto, Carla Juri, Lennie James, Dave Bautista, David Dastmalchian, Barkhad Abdi, Hiam Abbass, Wood Harris, Edward James Olmos, Tómas Lemarquis, Sallie Harmsen, Sean Young, Loren Peta, Mark Arnold, Krista Kosonen, Elarica Johnson, Kingston Taylor, David Benson, Ben Thompson, Suzie Kennedy, Stephen Triffitt, Ellie Wright, Vilma Szécsi, Kincsö Sánta, André Lukács Molnár, István Göz, Pál Nyári, Joshua Tersoo Allagh, Zoltán Béres, Konstantin Pál, Ferenc Györgyi, Samuel Brown
Regia: Denis Villeneuve
Sceneggiatura/Autore: Hampton Fancher, Michael Green
Colonna sonora: Hans Zimmer, Benjamin Wallfisch
Fotografia: Roger Deakins
Costumi: Renée April, Lilla Vasvári, Cori Burchell
Produttore: Bill Carraro, Tim Gamble, Frank Giustra, Broderick Johnson, Andrew A. Kosove, Ridley Scott, Cynthia Sikes, Bud Yorkin, Ridley Scott, Yale Badik, Val Hill
Produzione: Usa
Genere: Thriller, Fantascienza
Durata: 163 minuti

Sorpreso / 2 Maggio 2018 in Blade Runner 2049

Ero scettico, come sempre quando qualcuno tocca o sfiora un film cult.
Di solito mi astengo dalla visione, ma in questo caso, attratto dalle recensioni qui sotto, ho deciso di verderlo, e sono felice di averlo fatto.
Più che un sequel, l’ho considero uno spin-off che non intacca il ricordo dell'”originale”, del quale in realtà c’è molto poco.
Come già detto da altri, è un film molto visivo, ed alcuni effetti speciali, sono veramente molto interessanti.
Se non l’avete visto per paura di rovinare un buon ricordo, non preoccupatevi e guardatelo con tranquillità.

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Sequel non distopico / 6 Novembre 2017 in Blade Runner 2049

Viaggia, come sequel viaggia, è questo che i maggiori fanatici dell’opera di Ridley Scott non vorrebbero mai sentirsi dire, ma è cosi. Quest’opera è degna di essere guardata tanto quanto la prima. è un sequel che come visione dell’autore non ci azzecca molto con il progenitore, ma che distoglie lo sguardo in una differente Los Angeles ricreata dal regista canadese che ci può stare altrettanto. Il messaggio più chiaro è che non è il primo, confermo sicuramente che è meno dell’episodio precedente, ma è molto più di tanti film di fantascienza usciti negli ultimi vent’anni. La ricreazione del regista Villeneuve è stata azzardata a più del cento nell’universo delle percentuali, ha combattuto le critiche di chi non si sarebbe mai fatto avanti, ed ha vinto, stranamente, ma ha vinto. L’attore principale non è più Harrison Ford, ma è stato scelto un altro viso che con la physique du role va più che d’accordo, ovvero Ryan Gosling: Apatico e calmo è quello giusto da rimpiazzare ad un Ford, che oltretutto in questo film si vede più anziano e più annoiato di se e della sua vita. La trama si svolge bene, è stato scritturato e va al passo più adeguato, con collegamenti inevitabili all’opera del 1982. Gli altri personaggi sono notevoli, come Ana de Armas (protagonista in una ideata e riuscita scena d’amore), Sylvia Hoeks (brava e giusta antagonista), Dave Bautista (in un bel cameo), Robin Wright (perspicace Tenente) ed infine un discutibile Jared Leto, dico discutibile perché da un attore del suo “supremo” (e da me discutibile) calibro, mi aspettavo qualcosa di più. La fotografia ricorda un po’ l’opera ultima di George Miller, “Fury Road”; in effetti la nuova fantascienza ed i nuovi ambienti apocalittici hanno uno sguardo molto più intenso, con luci e colori normali ma significativi quindi, come Roger Deakins (D.O.P.) ci propone, questo linguaggio riesce assai. “Blade Runner 2049” è un bel film, ce ne fossero, non è come il primo, ma è un gran bel film… Ovviamente parla di futuro e probabilmente è la cosa che ci preoccupa di più… in alcuni film si può notare, questo è uno di quelli… Curiosi anche i tre cortometraggi che precedono con gli anni quest’opera di cui sto trattando. Se non avete guardato il primo, evitate di andare al cinema.

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Un seguito degno, ma non all’altezza / 2 Novembre 2017 in Blade Runner 2049

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La prima questione che lo spettatore di Blade Runner 2049 si pone dopo i titoli di coda è naturalmente il paragone con il Blade Runner originale: il seguito è all’altezza del prototipo? La risposta deve essere un no convinto: a BR 2049 manca la creatività lussureggiante di BR, la prodigalità con cui l’altro film accumulava scene e situazioni memorabili, che a distanza di decenni ancora si presentano con immediatezza alla mente. BR 2049 è un film più piatto, meno originale, anche se Villeneuve prova a rincorrere BR, in particolare nella sezione ambientata a Las Vegas, con gli ologrammi di Elvis e di Sinatra, il cane, le statue giganti, l’atmosfera giallastra che tutto pervade. Ma il fascino innegabile di queste scene è in parte citazionistico (è ovvio l’omaggio a Shining dell’hotel deserto), e comunque lo sforzo non sembra del tutto convinto. È vero che in questo modo BR 2049 evita anche il difetto principale di BR, in cui la ricerca esasperata della bella scena fa sì che il film si trovi perennemente a un passo dal kitsch – e talvolta un passo oltre il kitsch (i bastioni di Orione, le colombe, etc.); ma non c’è molto merito nel non volere o non potere rischiare.
BR 2049 ha la sua parte di difetti: un facile messianismo, per esempio, con tanto di citazione di Isaia 9,6 («C’è nato un figlio»); la rivolta in preparazione dei replicanti rappresenta sicuramente il nadir del film (le citazioni bibliche abbondano: Rachel creduta sterile che genera Yosef, i trent’anni che segnano l’inizio del ministero del Messia). Anche il sadismo di Luv è esagerato e bidimensionale – curioso come questo personaggio finisca per eclissare quello di Wallace, che in teoria avrebbe dovuto ricevere più spazio. Un problema particolarmente acuto è la disinvoltura (presente anche in BR) con cui si dà per scontata la schiavitù dei replicanti. Nel nostro mondo – e, credo, in qualsiasi mondo appena appena realistico – avremmo un forte movimento per la liberazione dei replicanti, di cui qui non c’è alcuna traccia. Eppure la differenza principale rispetto agli esseri umani è che i replicanti appaiono imperturbabili e sono costretti a obbedire – caratteristiche oltretutto piuttosto labili, come ci mostra il film. Invece nel mondo di BR 2049 tutti danno per scontato che essere nati e non fabbricati faccia tutta la differenza; e questa convinzione è condivisa persino dai replicanti stessi, in un esempio monumentale di falsa coscienza: la rivolta nasce proprio dalla scoperta che anche i replicanti sono capaci di generare, che sono identici in questo agli esseri umani normali. Il film propone per la verità un’alternativa: è il sacrificio di sé, liberamente scelto, a rendere umani. Ma anche questa è a ben vedere una condizione regressiva; l’umanità e i diritti che da essa derivano non dipendono né dalle contingenze della nascita né da meriti eroici, ma dal semplice status di creature senzienti (cosa che i replicanti ovviamente sono).
Il film ha naturalmente anche grandi meriti: una narrazione fluida, che non fa pesare troppo la durata cospicua; un’ottima fotografia; ottime interpretazioni (su tutti la sempre affidabile Robin Wright); una buona colonna sonora (con echi di Vangelis, naturalmente, ma anche del Ligeti di 2001).
BR 2049 dà il meglio nella storia di K. Il nome ha echi kafkiani, che non vengono meno neppure quando Joi lo cambia in Joe (Josef K. è, come tutti sanno, il protagonista del Processo); ma c’è probabilmente anche un omaggio a Philip K. Dick. K deve fare i conti con la propria inautenticità – che ritorna moltiplicata dopo che la breve illusione di avere veri ricordi si è infranta – e con l’inautenticità dell’amore di Joi. Si è molto discusso sull’umanità di Joi: un problema più appassionante di quello dell’umanità (ovvia) dei replicanti. Il film sembra dare una risposta definitiva quando K è affrontato dalla Joi gigante della pubblicità, con gli occhi vuoti (specchio dell’anima: è uno dei temi insistenti del film), che gli dice «You look like a good Joe» (il nome con cui la sua Joi lo aveva ribattezzato), «Sembri un buon tizio»; e la scritta che incornicia la pubblicità è «Everything you want to see, everything you want to hear». C’è qualche indizio opposto (Joi che grida mentre K è esanime e non la può sentire; Joi gelosa di Mariette, Joi che si sacrifica per K), ma è insufficiente a contrastare la palese verità: dietro Joi non c’è un’anima amorosa, ma un’intelligenza che meccanicamente rimanda al suo proprietario tutto ciò che questi vuole nel profondo vedere o sentire. E anche se è difficile immedesimarsi nella maschera un po’ inespressiva di Ryan Gosling, lo spettatore non può fare a meno di simpatizzare per lui e la sua pena.

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Senza infamia e senza lode / 20 Ottobre 2017 in Blade Runner 2049

Se dobbiamo parlare del lato visivo, “Blade Runner 2049” è davvero uno spettacolo. Villeneuve ci offre un futuro ancora più cupo e dispotico, con una perenne oscurità illuminata soltanto dalle luci al neon dei palazzi e dagli ologrammi, con sfondo l’immancabile e incessante pioggia.

Contenutisticamente parlando, il film non mi ha fatto impazzire più del dovuto. Bravi Ryan Gosling e Jared Leto, mentre Harrison Ford l’ho trovato sottotono. Rispetto al primo film non sembra lasciare tanti interrogativi, né sembra intenzionato a farci porre domande una volta usciti dalla sala. Ma forse non era neanche l’intenzione del regista.

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. / 19 Ottobre 2017 in Blade Runner 2049

Blade Runner versione Villeneuve è una film visivamente bellissimo, girato con perizia e con una colonna sonora raffinata e ben dosata, che va oltre le radici noir che si rifanno al primo film e che fa molto bene nel far evolvere la trama da un qualcosa di molto simile al predecessore ad una storia di rapporti umani e ricerca delle origini. Il finale in questo senso è molto molto bello, d’effetto ed emotivamente ben costruito e in generale la sceneggiatura, che fino ad un certo punto è telefonata, quando si scosta dalle banali rivelazioni e lascia spazio alla sfumatura “umana” della vicenda, rende molto bene. Gosling perfetto per il ruolo e bella la side-story con il personaggio di Joi, ha regalato maggiori sfaccettature ai replicanti che nel primo film erano resi su schermo con l’accetta. Un film quasi a sè stante dall’originale, molto godibile.

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