17 Recensioni su

Blade Runner 2049

/ 20177.3291 voti

no titolo / 29 Aprile 2020 in Blade Runner 2049

Visivamente molto bello. E basta. Per il resto l’ho trovato un film inesorabilmente lento in cui la noia la fa da padrone. Alcune sequenze le ho trovate confuse e, peggio ancora, ci sono almeno un paio di sotto trame che vengono introdotte e non vengono portate a compimento. Cioè, sul serio? Non so perché abbiano fatto questo sequel, ma si poteva anche evitare.

Please stop plunder cult movies with useless sequels or remake.

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Sorpreso / 2 Maggio 2018 in Blade Runner 2049

Ero scettico, come sempre quando qualcuno tocca o sfiora un film cult.
Di solito mi astengo dalla visione, ma in questo caso, attratto dalle recensioni qui sotto, ho deciso di verderlo, e sono felice di averlo fatto.
Più che un sequel, l’ho considero uno spin-off che non intacca il ricordo dell'”originale”, del quale in realtà c’è molto poco.
Come già detto da altri, è un film molto visivo, ed alcuni effetti speciali, sono veramente molto interessanti.
Se non l’avete visto per paura di rovinare un buon ricordo, non preoccupatevi e guardatelo con tranquillità.

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Sequel non distopico / 6 Novembre 2017 in Blade Runner 2049

Viaggia, come sequel viaggia, è questo che i maggiori fanatici dell’opera di Ridley Scott non vorrebbero mai sentirsi dire, ma è cosi. Quest’opera è degna di essere guardata tanto quanto la prima. è un sequel che come visione dell’autore non ci azzecca molto con il progenitore, ma che distoglie lo sguardo in una differente Los Angeles ricreata dal regista canadese che ci può stare altrettanto. Il messaggio più chiaro è che non è il primo, confermo sicuramente che è meno dell’episodio precedente, ma è molto più di tanti film di fantascienza usciti negli ultimi vent’anni. La ricreazione del regista Villeneuve è stata azzardata a più del cento nell’universo delle percentuali, ha combattuto le critiche di chi non si sarebbe mai fatto avanti, ed ha vinto, stranamente, ma ha vinto. L’attore principale non è più Harrison Ford, ma è stato scelto un altro viso che con la physique du role va più che d’accordo, ovvero Ryan Gosling: Apatico e calmo è quello giusto da rimpiazzare ad un Ford, che oltretutto in questo film si vede più anziano e più annoiato di se e della sua vita. La trama si svolge bene, è stato scritturato e va al passo più adeguato, con collegamenti inevitabili all’opera del 1982. Gli altri personaggi sono notevoli, come Ana de Armas (protagonista in una ideata e riuscita scena d’amore), Sylvia Hoeks (brava e giusta antagonista), Dave Bautista (in un bel cameo), Robin Wright (perspicace Tenente) ed infine un discutibile Jared Leto, dico discutibile perché da un attore del suo “supremo” (e da me discutibile) calibro, mi aspettavo qualcosa di più. La fotografia ricorda un po’ l’opera ultima di George Miller, “Fury Road”; in effetti la nuova fantascienza ed i nuovi ambienti apocalittici hanno uno sguardo molto più intenso, con luci e colori normali ma significativi quindi, come Roger Deakins (D.O.P.) ci propone, questo linguaggio riesce assai. “Blade Runner 2049” è un bel film, ce ne fossero, non è come il primo, ma è un gran bel film… Ovviamente parla di futuro e probabilmente è la cosa che ci preoccupa di più… in alcuni film si può notare, questo è uno di quelli… Curiosi anche i tre cortometraggi che precedono con gli anni quest’opera di cui sto trattando. Se non avete guardato il primo, evitate di andare al cinema.

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Un seguito degno, ma non all’altezza / 2 Novembre 2017 in Blade Runner 2049

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La prima questione che lo spettatore di Blade Runner 2049 si pone dopo i titoli di coda è naturalmente il paragone con il Blade Runner originale: il seguito è all’altezza del prototipo? La risposta deve essere un no convinto: a BR 2049 manca la creatività lussureggiante di BR, la prodigalità con cui l’altro film accumulava scene e situazioni memorabili, che a distanza di decenni ancora si presentano con immediatezza alla mente. BR 2049 è un film più piatto, meno originale, anche se Villeneuve prova a rincorrere BR, in particolare nella sezione ambientata a Las Vegas, con gli ologrammi di Elvis e di Sinatra, il cane, le statue giganti, l’atmosfera giallastra che tutto pervade. Ma il fascino innegabile di queste scene è in parte citazionistico (è ovvio l’omaggio a Shining dell’hotel deserto), e comunque lo sforzo non sembra del tutto convinto. È vero che in questo modo BR 2049 evita anche il difetto principale di BR, in cui la ricerca esasperata della bella scena fa sì che il film si trovi perennemente a un passo dal kitsch – e talvolta un passo oltre il kitsch (i bastioni di Orione, le colombe, etc.); ma non c’è molto merito nel non volere o non potere rischiare.
BR 2049 ha la sua parte di difetti: un facile messianismo, per esempio, con tanto di citazione di Isaia 9,6 («C’è nato un figlio»); la rivolta in preparazione dei replicanti rappresenta sicuramente il nadir del film (le citazioni bibliche abbondano: Rachel creduta sterile che genera Yosef, i trent’anni che segnano l’inizio del ministero del Messia). Anche il sadismo di Luv è esagerato e bidimensionale – curioso come questo personaggio finisca per eclissare quello di Wallace, che in teoria avrebbe dovuto ricevere più spazio. Un problema particolarmente acuto è la disinvoltura (presente anche in BR) con cui si dà per scontata la schiavitù dei replicanti. Nel nostro mondo – e, credo, in qualsiasi mondo appena appena realistico – avremmo un forte movimento per la liberazione dei replicanti, di cui qui non c’è alcuna traccia. Eppure la differenza principale rispetto agli esseri umani è che i replicanti appaiono imperturbabili e sono costretti a obbedire – caratteristiche oltretutto piuttosto labili, come ci mostra il film. Invece nel mondo di BR 2049 tutti danno per scontato che essere nati e non fabbricati faccia tutta la differenza; e questa convinzione è condivisa persino dai replicanti stessi, in un esempio monumentale di falsa coscienza: la rivolta nasce proprio dalla scoperta che anche i replicanti sono capaci di generare, che sono identici in questo agli esseri umani normali. Il film propone per la verità un’alternativa: è il sacrificio di sé, liberamente scelto, a rendere umani. Ma anche questa è a ben vedere una condizione regressiva; l’umanità e i diritti che da essa derivano non dipendono né dalle contingenze della nascita né da meriti eroici, ma dal semplice status di creature senzienti (cosa che i replicanti ovviamente sono).
Il film ha naturalmente anche grandi meriti: una narrazione fluida, che non fa pesare troppo la durata cospicua; un’ottima fotografia; ottime interpretazioni (su tutti la sempre affidabile Robin Wright); una buona colonna sonora (con echi di Vangelis, naturalmente, ma anche del Ligeti di 2001).
BR 2049 dà il meglio nella storia di K. Il nome ha echi kafkiani, che non vengono meno neppure quando Joi lo cambia in Joe (Josef K. è, come tutti sanno, il protagonista del Processo); ma c’è probabilmente anche un omaggio a Philip K. Dick. K deve fare i conti con la propria inautenticità – che ritorna moltiplicata dopo che la breve illusione di avere veri ricordi si è infranta – e con l’inautenticità dell’amore di Joi. Si è molto discusso sull’umanità di Joi: un problema più appassionante di quello dell’umanità (ovvia) dei replicanti. Il film sembra dare una risposta definitiva quando K è affrontato dalla Joi gigante della pubblicità, con gli occhi vuoti (specchio dell’anima: è uno dei temi insistenti del film), che gli dice «You look like a good Joe» (il nome con cui la sua Joi lo aveva ribattezzato), «Sembri un buon tizio»; e la scritta che incornicia la pubblicità è «Everything you want to see, everything you want to hear». C’è qualche indizio opposto (Joi che grida mentre K è esanime e non la può sentire; Joi gelosa di Mariette, Joi che si sacrifica per K), ma è insufficiente a contrastare la palese verità: dietro Joi non c’è un’anima amorosa, ma un’intelligenza che meccanicamente rimanda al suo proprietario tutto ciò che questi vuole nel profondo vedere o sentire. E anche se è difficile immedesimarsi nella maschera un po’ inespressiva di Ryan Gosling, lo spettatore non può fare a meno di simpatizzare per lui e la sua pena.

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Senza infamia e senza lode / 20 Ottobre 2017 in Blade Runner 2049

Se dobbiamo parlare del lato visivo, “Blade Runner 2049” è davvero uno spettacolo. Villeneuve ci offre un futuro ancora più cupo e dispotico, con una perenne oscurità illuminata soltanto dalle luci al neon dei palazzi e dagli ologrammi, con sfondo l’immancabile e incessante pioggia.

Contenutisticamente parlando, il film non mi ha fatto impazzire più del dovuto. Bravi Ryan Gosling e Jared Leto, mentre Harrison Ford l’ho trovato sottotono. Rispetto al primo film non sembra lasciare tanti interrogativi, né sembra intenzionato a farci porre domande una volta usciti dalla sala. Ma forse non era neanche l’intenzione del regista.

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. / 19 Ottobre 2017 in Blade Runner 2049

Blade Runner versione Villeneuve è una film visivamente bellissimo, girato con perizia e con una colonna sonora raffinata e ben dosata, che va oltre le radici noir che si rifanno al primo film e che fa molto bene nel far evolvere la trama da un qualcosa di molto simile al predecessore ad una storia di rapporti umani e ricerca delle origini. Il finale in questo senso è molto molto bello, d’effetto ed emotivamente ben costruito e in generale la sceneggiatura, che fino ad un certo punto è telefonata, quando si scosta dalle banali rivelazioni e lascia spazio alla sfumatura “umana” della vicenda, rende molto bene. Gosling perfetto per il ruolo e bella la side-story con il personaggio di Joi, ha regalato maggiori sfaccettature ai replicanti che nel primo film erano resi su schermo con l’accetta. Un film quasi a sè stante dall’originale, molto godibile.

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Meglio di cosi per un sequel non si poteva fare / 14 Ottobre 2017 in Blade Runner 2049

A mio avviso è all’altezza del primo si sente che è un blade runner ha quella cadenza un po’ lenta riflessiva che caratterizzava anche il primo, ha uno sviluppo della trama e degli avvenimenti migliore, ma perde sulle atmosfere cyberpunk, sulla fotografia e le musiche ,non ha citazioni sfavillanti e non ha tutta quella tristezza che si respirava nel primo. Il pregio sta proprio nel fatto che non tenta minimamente di essere una copia del primo , non compete sui pregi ma invece cerca di puntare sulle carenze del primo capitolo . Calcolando la considerazione e la fama del primo, meglio di cosi per un sequel non si poteva fare.

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Commerciale ma… Arty. / 14 Ottobre 2017 in Blade Runner 2049

Ansia da prestazione, in rigor però di accessibilità e serializzazione ad ogni costo, Villenueve insomma ammalia con un’estetica modaiola, ma sguazza in un mondo che non è suo, che espande, ma non rafforza, suggestiona, ma non di luce propria.

Un altro sequel é possibile / 11 Ottobre 2017 in Blade Runner 2049

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ieri sera ho visto Blade Runner 2049 e sono rimasto senza parole. Non me l’aspettavo, veramente.
I dettagli, le luci, i colori e le atmosfere, sono curatissimi. I tempi lenti e polverosi.

I personaggi, poi, mai banali: Ryan Gosling un po’ “monoespressivo”, come al solito, ma perfetto nella sua parte.
E poi, che dire di quello che gli accade? L’inganno al quale è sottoposto per quasi tutta la durata della pellicola per me é stata una ferita… La frustrazione di tutte le sue aspettative, la rovina e la cosa giusta da fare, che diventa, forse, l’ultima luce guida di un protagonista completamente svuotato.
É un eroe maltrattato.

L’uomo, poi, in questo film é diventato praticamente un creatore (Dio?) ancora più bravo, ha fatto progressi incredibili e brama sempre di più, la tecnologia respira e vive con lui, addirittura ama e prova emozioni -la ragazza ologramma ne é l’esempio-, o almeno così sembra. Ma c’è sempre quel pizzico di diffidenza nel prendere per buoni i sentimenti di un essere artificiale…non sembrano veri, si comporta così perché é programmato per farlo o no? Tutto diventa così ambiguo che il razzismo, ben presente nel film, sembra quasi un risultato estremo ma prevedibile.

Non ci sono buoni né cattivi anzi, i cattivi si…ma tra le due fazioni (replicanti o Wallace co.) non sono facilmente individuabili. Anche qui, mancano dei riferimenti chiari…é tutto sfumato, confuso.

Non lo so, sicuramente il regista l’ha fatto di proposito, forse per mettere anche in luce le etichette che a volte ci imponiamo come società e che, spesso, sono dettate dalla paura del diverso, la quale genera, a sua volta, solo contrapposizioni, basate magari su differenze inesistenti in concreto.

Ci sono davvero troppi elementi che sto tralasciando, tanti significati che ognuno può personalmente trovare, guardando questo film.
A proposito, mi é rimasta ben impressa la scena finale, quando Harrison Ford, prima di entrare e incontrare la sua unica figlia, si gira verso Ryan Gosling e gli chiede: che cosa sono io per te? Subito dopo, senza aver ricevuto alcuna risposta, solamente una specie di mezzo sorriso, gli chiede semplicemente: tu come ti senti? Come se fosse davvero suo padre. Questa mi sembra l’immagine perfetta per descrivere i tanti sentimenti presenti nella storia. Poi la fine é stata una coltellata, ma l’empatia e l’amore per il prossimo, sono sicuro, ci salveranno.

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Complesso ma funzionante! / 10 Ottobre 2017 in Blade Runner 2049

Che dire di questo film, si temeva tanto, ma diciamo subito che Villeneuve è riuscito a creare qualcosa di nuovo riallacciandosi a quanto creato da Ridley Scott, dando comunque una sua personalità decisamente spiccata al film. Da un punto di vista audiovisivo splendido, recitato veramente bene, ricchissimo di sorprese e in grado di lasciare davvero con poche certezze e tanti dubbi, ma non in modo negativo, perché il film fa riflettere ed emoziona proprio in questo. La trama è pensata bene, come detto poi si ricollega per forza di cose all’originale, ma propone tantissimo di nuovo. Forse un po’ troppo lungo, un po’ prolisso a tratti, ma è tutto ampiamente compensato. Va detto che non è al livello del primo leggendario film, ma non è affatto per questo motivo un film da evitare o trascurare, tutt’altro. Guardatelo (possibilmente in un cinema con un audio decente però, nel mio l’esperienza è stata un po’ rovinata ma ovviamente il fatto non incide sul voto) e non ve ne pentirete!

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Gioiellino da 7+ / 10 Ottobre 2017 in Blade Runner 2049

Il film ha un solo difetto: pecca di superbia e vuole teoppo arrivare alle alte sfere emozionali dell’originale… stesso stile, stessa grafica, regia ferma e decisa… è così ben fatto che se fosse uscito nell’82 sarebbe stato lui il cult!
A parte questo visivamente è godibile e affascinante, anche se lento e con una trama per me un po’ superficiale… alcune cose importanti sono lasciate al caso (ci saranno dei seguiti?! In parte lo spero…)
Nell’insieme un bel compitino a caso, Goslin perfetto e impassibile, Ford acciaccato ma sempre affascinante! E pensare che oltre agli originali è tornato gia in due reboot di kolossal della fantascienza😍
Un 7 se lo merita.

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REPLICATO INTRECCIATO / 9 Ottobre 2017 in Blade Runner 2049

Blade Runner 2049 è un sequel lucido e scaltro. Inutile tentare un confronto col Blade Runner originale e a dir la verità questo sequel non ci prova nemmeno. Furbescamente mantiene delle distanze di sicurezza, dimostrandosi umile nei confronti di quel capolavoro conclamato datato 1982.

La trama si prefigge l’obiettivo di rispondere a pochissime domande e di suggerire numerosi dubbi. Lambisce solo parzialmente le inarrivabili vette filosofiche del capostipite, sventando un confronto diretto che lo vedrebbe uscire con le ossa rotte…perché Blade Runner è Blade Runner.
Il merito di questo confronto sventato è da attribuire al regista. Denis Villenevue da nuovamente prova di essere un buon autore con una sua estetica riconoscibile. Una regia sempre identificabile e non pavidamente nascosta da un troppo comodo pilota automatico. Un coraggio notevole per uno che si sobbarca la responsabilità di proseguire la storia di un opera apparentemente inavvicinabile da chiunque. Quello che mi ha colpito è la scelta di distanziarsi il più possibile. Se nel primo ci muoviamo tra strade buie e stracolme di persone, in questo sorvoliamo enormi spazi spopolati e luminosi. Se nel primo nasce il dubbio sulla presunta natura di Deckard qui non abbiamo dubbi ma questo genere nuovi punti di vista sullo stesso argomento. Insomma…ho apprezzato davvero questa impostazione.

La storia è sicuramente meno noir e più action-thriller. Un’indagine nuova per un agente nuovo che però risulta “intrecciata” con una indagine vecchia di un agente vecchio.
La storia d’amore tra il protagonista e un ologramma è forse l’aspetto più debole senza tuttavia disturbare eccessivamente.

Dal punto di vista visivo BR2049 è innegabilmente bello da guardare. Fotografia e messa in scena cooperano alla grandissima per dare vita a qualcosa di unico e raffinato. Sicuramente una delle esperienze cinematografiche migliori degli ultimi anni.

Un ottimo sequel che per ovvi motivi non scalza l’originale. Logicamente tra 30 anni parleremo ancora del Blade Runner targato Scott.

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Gli Androidi Sognano ancora pecore elettriche? / 9 Ottobre 2017 in Blade Runner 2049

Buon seguito del cult del 1982 di Ridley Scott.
L’agente K (Ryan Gosling) è un replicante di ultima generazione impiegato per dare la caccia ai vecchi replicanti Nexus ribelli. La scoperta di una scatola sepolta sotto un albero vicino alla fattoria dell’ultimo incarico dell’agente K, lo condurrà ad un’indagine che influirà sul suo futuro e sui pensieri della sua condizione.
Il film mantiene atmosfere e dubbi dell’originale; troviamo i replicanti che iniziano ad avere una coscienza e sono difficilmente distinguibili dagli esseri umani.
Da citare la compagna virtuale di K, Joi (Ana de Armas visto nel recente Overdrive); il fondatore della Wallace Industries (l’azienda che produce i replicanti di ultima generazione) Neander Wallace (Jared Leto) che con l’aiuto del braccio destro Luv (Sylvia Hoeks vista in “La migliore offerta”) ha mire ambiziose.
K andrà a incontrare Rick Deckard (Harrison Ford) per cercare di chiarire alcuni dettagli emersi durante le su indagini.
L’unico difetto del film è la sua lentezza, a tratti il ritmo rallenta bruscamente come se si dovesse far riflettere sulla condizione dei replicanti.
Nel resto del cast da citare Robin Wright nei panni del Tenente Joshi, il capo di K; Dave Bautista (“I Guardiani della Galassia”) è Sapper Morton, il replicante Nexus che dà l’inizio a tutto il film.

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Ben riuscito / 8 Ottobre 2017 in Blade Runner 2049

Il film è lungo, intenso, visivamente bello, con una trama coinvolgente. E mi sono innamorato di Joi.

Io ne ho viste cose. / 8 Ottobre 2017 in Blade Runner 2049

Per la regia del canadese Denis Villeneuve, ancora operante nel genere fantascientifico dopo il più che buon “Arrival” della scorsa annata, “Blade Runner 2049” è un ottimo film che riesce a non sfigurare al cospetto di uno dei più grandi cult della cinematografia moderna, superando così a pieni voti la prova del salto nel buio dovuta appunto al mettere le mani su una pellicola tanto importante.

Pellicola basata sensorialmente sulla vista, con l’occhio che diventa portale di scambio di informazioni a doppio senso, “Blade Runner 2049” riesce a sfruttare questo tema anche per quanto concerne l’elemento scenico, andando a creare sequenze che fondono ottimamente elementi filosofico-politici di per sé astratti con una loro efficace rappresentazione visiva.

Attraverso gli occhi vengono innanzitutto identificati i replicanti, tanto a causa del posizionamento del loro numero identificativo quanto tramite il test di Voight-Kampff del primo capitolo; il veicolo sensoriale maggiormente usato per relazionarsi al mondo che ci circonda, in una società basata sulla sempre più galoppante digitalizzazione (internet, media, pubblicità…) nell’universo di Blade Runner è Lettera Scarlatta della propria natura, umana o artificiale che sia, indirizzando quindi il proprio destino verso un orizzonte di prospera autonomia o di preda cacciata dalla comunità stessa.

Fotografia che fa giustamente la voce grossa, con un uso del colore quasi pittorico nel suo sfruttare la stessa pigmentazione di base declinata però in molteplici quantità di toni differenti riuscendo a creare delle inquadrature tanto virtuose quanto eleganti.
L’arancione, il blu, il verde, il bianco si scompongono in moltissime variazioni di loro stessi creando inquadrature suggestive e sensazionalmente vivide.
Ogni scena pare un affresco, risultando tanto granitica nella disposizione spaziale degli elementi, spesso statici e talvolta rigidamente mastodontici, quanto fluida e liquida grazie ad un colore cangiante e ad una luce che accompagna a braccetto i corpi con l’efficacia di rotaie parallele.

Importantissima tematica del film è ovviamente il rapporto tra uomini e macchine, che non sono però divisi mediante una separazione duale manichea, ma si ha la presenza di un avanzamento tecnologico su vari substrati.
Oltre ai replicanti veri e propri, distinti in base a modelli di serie in un’ottica paragonabile agli attuali telefoni cellulari, abbiamo infatti macchinari di vario tipo, ologrammi e figure che si avvicinano chi più chi meno alla “qualifica” di essere umano.

Come nella Creazione di Michelangelo, in cui le dita di Adamo e Dio sono vicinissime senza tuttavia toccarsi, così lo spazio di manovra e distinguo tra replicanti e nati umani si assottiglia sempre più, creando interessanti questioni etiche e narrative.
Tra le creazioni artificiali vi sono coloro che anelano profondamente essere considerate umane, mentre sull’altro fronte alcuni umani hanno la funzione di mantenere intatto il muro tra i due mondi; echi sottilmente (ma nemmeno tanto) politici e classisti in cui considerando, come già detto, l’enorme quantità di variabili presenti in “vita”, vengono a crearsi numerose zone grigie tra una fazione e l’altra.

Ryan Gosling sfrutta la recitazione misurata e tra le righe che lo caratterizza attorialmente offrendo un’interpretazione totemica che ben si confà al personaggio.
Serio, conciso e diretto all’obiettivo, il K di Gosling è un individuo lavorativamente senza fronzoli che nasconde però una complessità che si manifesta in modo evidente con il prosieguo della trama.
Un elemento di scompiglio in un mondo sull’orlo di una crisi devastante, che entrerà in contatto con esseri dell’uno e dell’altro schieramento nel corso di un’indagine assai complessa e dalle particolari conseguenze morali.

Jared Leto come imprenditore-santone cieco (anche qui ritorna il tema dell’occhio) il quale sopperisce alla mancanza sensoriale grazie ad una “vista” assai lunga sul futuro che gli consenta di cambiare società ed economia stesse.

Era necessario produrre questo sequel?
No.

Sono personalmente favorevole a Capitoli 2 a distanza di decenni?
Men che meno.

Ma devo ammettere che “Blade Runner 2049” mi abbia colpito molto positivamente.

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Rivalutato / 8 Ottobre 2017 in Blade Runner 2049

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La prima visione mi aveva lasciato un po’ così, forse per il ritmo troppo blando della pellicola.

Era necessario?… / 6 Ottobre 2017 in Blade Runner 2049

BLADE RUNNER… Bellissimo!!!
Un vero gioiello che non ha altro che farti sognare ed emozionare.
Ma era necessario un Sequel?
Visto ieri al cinema (purtroppo con un audio da schifo…) siamo rimasti un po’ scettici per la trama. Non male, per carità, un’idea che diciamo si lega al vero BLADE RUNNER ma la necessità di dare un seguito mi è sembrato decisamente troppo forzato. Non brutto ma certo non paragonabile al primo.
Forse senza il primo, se fosse stato staccato totalmente o non fosse mai esistito questo BLADE RUNNER 2049 sarebbe più apprezzato. Ma il ricordo del primo è troppo forte.
Si vede…
Ad maiora!

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