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Recensione su Aurora

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20 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Questo è il film, presentatoci da un prof finalmente normale che purtroppo-però ne ha parlato per quasi un’ora, e tutti traballavano un po’. Che poi, diceva una sacco di cose interessanti, tipo quegli aneddoti da cinenerd che per rendere la camminata del protagonista più pesante nella scena della palude Murnau gli ha fatto mettere dei pesi di 5 kg nelle scarpe, ma tutti andavano lì per vedersi due ore di film, scoprire che le ore eran diventate tre non era bello. Insomma, è un film del ’27 di tale Murnau, uno dei registi SCRITTI MAIUSCOLO del cinema tedesco post prima guerra mondiale (Nosferatu no? Presente no? Sì? No?) alla sua prima opera per gli studi del signor Fox (quelli che oggi sono la fox ventesimo secolo) in America. Il film vinse pure tre oscar alla prima edizione degli oscar, quella del 1929, per dire, intendiamoci, gli altri eran più filmetti, questo è un film che finisce nelle liste dei 100 film più belli della storia del cinema, quando qualcuno le compila. Il professore ha speso un’ora per dire sostanzialmente, insieme ad altro, che in questo film Murnau è riuscito a fondere lo stile suo, e quindi europeo e quindi pesantemente influenzato dall’espressionismo con le tematiche sentimental-pop tanto care al pubblico e quindi alle major americane. E fu pure un fiasco assurdo! Considerato quanto era costato, tipo i 200000 dollari (nel ’27) per ricostruire in studio UN’INTERA CITTA’ in cui vanno in gita i protagonisti. Per cui grande uso di tecniche cinematografiche con rimandi alle sperimentazioni avanguardistiche di quegli anni (cazzo ne so, vado a caso, i film di Picabia, o Man Ray, o ditene un po’ anche voi) al servizio di una storia col triangolo amoroso rotante. Per esempio lui tormentato (diciamo arrapato) da lei2 quando lei2 non è presente. Una donna (lei2-i personaggi non hanno nomi, perché nei film espressionisti capita così U_U) va in vacanza e seduce un agricoltore, che ha moglie (lei1) e figlio. Lei2 convince lui a sbarazzarsi di lei1, e a seguirla in città. Ma lui quando sta per buttare nel lago lei1 non ce la fa, e le confessa tutto. Lei1 lo perdona e vanno a spassarsela in città (dicotomia città/campagna). Tornano e sempre sul lago tempesta e bang! Lei1 casca e forse annega. Lui disperato va a casa a strangolare la mefitica lei2, si odono urla di gioia, hanno ritrovato lei1! Evviva evviva! Sull’aurora del giorno nuovo dopo la tempesta si chiude il film.
Notare che lui è il solito ragazzone americano grande grosso e simpatico e un po’ ciula, e i due in città rappresentano la semplicità e l’amore della vita di campagna contrapposti al caotico traffico delle vite metropolitane. Lei2 se ne torna in città con le pive nel sacco, ‘sta zoccola U_U

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