1927

Aurora

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Aurora
Aurora

In un paese di campagna giunge una ammaliante e diabolica donna di città, che dopo aver sedotto un contadino lo convince ad uccidere la moglie durante una gita in barca. Ma il giovane cambia idea proprio nell'attimo in cui sta per compiere il delitto, e si ritrova a dover riconquistare la fiducia e l'amore della moglie, profondamente scioccata da quel momento di raptus.
paolodelventosoest ha scritto questa trama

Titolo Originale: Sunrise: A Song of Two Humans
Attori principali: George O'BrienJanet GaynorMargaret LivingstonBodil RosingJ. Farrell MacDonaldRalph Sipperly, Jane Winton, Arthur Housman, Eddie Boland, Herman Bing, Sidney Bracey, Gino Corrado, Vondell Darr, Sally Eilers, Gibson Gowland, Thomas Jefferson, Bob Kortman, F.W. Murnau, Barry Norton, Robert Parrish, Sally Phipps, Harry Semels, Phillips Smalley, Leo White, Clarence Wilson
Regia: F.W. Murnau
Colonna sonora: Hugo Riesenfeld, Erno Rapee, R. H. Bassett, Carli Elinor, Willy Schmidt-Gentner
Fotografia: Charles Rosher, Karl Struss
Produttore: William Fox
Produzione: Usa
Genere: Drammatico, Poliziesco
Durata: 94 minuti

20 Dicembre 2012 in Aurora

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Questo è il film, presentatoci da un prof finalmente normale che purtroppo-però ne ha parlato per quasi un’ora, e tutti traballavano un po’. Che poi, diceva una sacco di cose interessanti, tipo quegli aneddoti da cinenerd che per rendere la camminata del protagonista più pesante nella scena della palude Murnau gli ha fatto mettere dei pesi di 5 kg nelle scarpe, ma tutti andavano lì per vedersi due ore di film, scoprire che le ore eran diventate tre non era bello. Insomma, è un film del ’27 di tale Murnau, uno dei registi SCRITTI MAIUSCOLO del cinema tedesco post prima guerra mondiale (Nosferatu no? Presente no? Sì? No?) alla sua prima opera per gli studi del signor Fox (quelli che oggi sono la fox ventesimo secolo) in America. Il film vinse pure tre oscar alla prima edizione degli oscar, quella del 1929, per dire, intendiamoci, gli altri eran più filmetti, questo è un film che finisce nelle liste dei 100 film più belli della storia del cinema, quando qualcuno le compila. Il professore ha speso un’ora per dire sostanzialmente, insieme ad altro, che in questo film Murnau è riuscito a fondere lo stile suo, e quindi europeo e quindi pesantemente influenzato dall’espressionismo con le tematiche sentimental-pop tanto care al pubblico e quindi alle major americane. E fu pure un fiasco assurdo! Considerato quanto era costato, tipo i 200000 dollari (nel ’27) per ricostruire in studio UN’INTERA CITTA’ in cui vanno in gita i protagonisti. Per cui grande uso di tecniche cinematografiche con rimandi alle sperimentazioni avanguardistiche di quegli anni (cazzo ne so, vado a caso, i film di Picabia, o Man Ray, o ditene un po’ anche voi) al servizio di una storia col triangolo amoroso rotante. Per esempio lui tormentato (diciamo arrapato) da lei2 quando lei2 non è presente. Una donna (lei2-i personaggi non hanno nomi, perché nei film espressionisti capita così U_U) va in vacanza e seduce un agricoltore, che ha moglie (lei1) e figlio. Lei2 convince lui a sbarazzarsi di lei1, e a seguirla in città. Ma lui quando sta per buttare nel lago lei1 non ce la fa, e le confessa tutto. Lei1 lo perdona e vanno a spassarsela in città (dicotomia città/campagna). Tornano e sempre sul lago tempesta e bang! Lei1 casca e forse annega. Lui disperato va a casa a strangolare la mefitica lei2, si odono urla di gioia, hanno ritrovato lei1! Evviva evviva! Sull’aurora del giorno nuovo dopo la tempesta si chiude il film.
Notare che lui è il solito ragazzone americano grande grosso e simpatico e un po’ ciula, e i due in città rappresentano la semplicità e l’amore della vita di campagna contrapposti al caotico traffico delle vite metropolitane. Lei2 se ne torna in città con le pive nel sacco, ‘sta zoccola U_U

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“Don’t be afraid of me!” / 28 Settembre 2012 in Aurora

Quando senti dire in giro la parola “espressionismo” non pensare a inaccessibili filoni della cultura cinematografica, per la quale è necessario lo studio matto e disperatissimo, il papillon, l’occhialino tondo e l’alzata di sopracciglio. L’espressione di un viso è quanto di più naturale esista al mondo; il cinema di Murnau, certo più figlio del teatro di quanto lo siano registi moderni, ricerca ossessivamente l’impatto di occhi e volto dell’attore sul pubblico, l’estetica di un sorriso etereo femminile o l’aria minacciosa di uno sguardo belluino da invasato. Dalla naturalezza dell’espressione viene creato dunque l’ artificio dell’ismo; da questa esasperazione artistica Murnau trae la “creta” per modellare un capolavoro come Sunrise – A song of two humans, dove gli occhi sono protagonisti.
L’ambientazione coglie l’annosa dicotomia tra il bucolico, onesto e naturale humus della campagna, ed il cupo, corrotto e caotico spirito della città; il soggetto di Aurora è semplice e antico come la storia del giardino dell’Eden, dove al posto del serpente troviamo la donna ammaliatrice e perversa (stupenda Margaret Livingston, che danza un sabba vertiginoso ed erotico al chiaro di luna, e in un’altra scena scopre perfino spalla e schiena… nel 1927!!!).
La vicenda però non è così lineare come potrebbe sembrare; il titolo infatti punta chiaramente al trionfale disciogliersi delle tenebre, l’aurora redentrice e luminosa, ma per giungere all’ approdo di un rassicurante happy ending lo spettatore deve essere provato dalla corda tesa della tragedia. I due “umani” della storia, marito e moglie, non passano per una semplice “crisetta”, diciamo così (e non dico altro per risparmiarvi spoiler). Il percorso di riunificazione di due anime – per quanto sintetizzato ‘artisticamente’ nell’ arco di tempo di un giorno e una notte – deve risanare un momento di gelida follia, e non sarà facile…
C’è spazio anche per l’ilarità che suscita la goffaggine campagnola della coppia immersa nel caos della città; grandiose le scene al salone del parrucchiere e al luna park, dove scoprirete la gioia segreta di guardare il primo piano di un maialino ubriaco.

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11 Marzo 2012 in Aurora

visto oggi questo film nonostante sia muto risulta ancora attuale.
il “solito” triangolo amoroso, lui lei e l’altra ma qui l’attrazione del marito verso la donna fatale è anche il fascino che esercita la città/modernità nei confronti di chi vive una vita semplice.
Non tutti sono in grado di capire che si tratta di luci effimere, specchietti per le allodole e non tutti riescono a tornare sui propri passi. Nonostante tutto il lieto fine ci sta anche bene.

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2 Marzo 2011 in Aurora

Come da una storia semplice e scontata si possa trarre una delizia per gli occhi. Un Uomo è tentato da una passione per una donna di città, lei gli suggerisce di uccidere la moglie, lui non ci riesce e rinsalda il suo rapporto matrimoniale, ma poi per un incidente lei cade nel fiume, lui cerca di uccidere l’amante allora, ma l moglie viene ritrovata viva da un pescatore.
Strepitosa l’uso della fotografia e della macchina da presa, basti citare le sequenze quasi oniriche dei protagonisti che prima prendono un tram che attraversa un bosco (e in effetti credo che quello sia come un viaggio fiabesco), in cui la profondità di campo è perfetta, e siamo nel 1927, e poi nel mezzo della città, con una serie di immagini sovraimpresse e di dissolvenze, il traffico rutilante scompare per immergerli nella campagna (ancora oggi è emozionante vederla). Piani sequenza impensabili per l’epoca e un gioco di luci e ombre tese a rappresentare il dubbio e il male, la gioia e la serenità. Del tentativo di omicidio in barca tutto il cinema a venire gli è debitore, fino all’ultimo allen. Spettacolare e da vedere.

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