Recensione su A.C.A.B.: All Cops Are Bastards

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A.C.A.B. / 30 Marzo 2012 in A.C.A.B.: All Cops Are Bastards

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Parto subito dicendo che in genere non guardo molto cinema Italiano. Sono un po prevenuta purtroppo. Ma ogni tanto, se capitano titoli che in qualche modo mi ispirano, mi ci butto. Questo è stato il caso di A.C.A.B. e devo dire di essere contenta di averlo visto. L’idea di un film che parlasse di questo corpo di polizia su cui si hanno sempre opinioni un po pesanti, mi ha spinta al cinema per vedere cosa si volesse raccontare. Non avevo letto molto della trama quindi avevo paura che potesse essere un film buonista, dove la gente viene dipinta un po troppo eroicamente. Mi sbagliavo completamente. E’ un film estremamente realistico e molto duro e cattivo, come può essere la vita.
La storia raccontata è quella di un gruppo del Reparto Mobile, di celerini, che si muove nella Capitale. Nel gruppo arriva un ragazzo nuovo che subito deve confrontarsi con vecchie ideologie e una versione un po distorta di ordine pubblico. I componenti hanno tutti i loro problemi. Chi non riesce a comunicare con il figlio, chi sta attraversando un divorzio, chi lo sfratto da casa e chi ha i suoi problemi con la giustizia. Questi uomini si muovono nel loro lavoro e nella vita con rudezza. E a volte ci si chiede se è stato il lavoro a renderli così o se hanno scelto quel lavoro proprio perché erano così, un modo per sfogare la loro animalità. Un po fascisti, un po violenti e molto camerateschi e compatti tra loro, pronti a coprirsi nel momento in cui ci scappa l’errore. Persone che possono contare solo gli uni sugli altri, che devono potersi fidare ciecamente di chi gli copre le spalle quando le cose si mettono male. Ragazzi che si vedono stretti tra lo Stato e l’odio che la comunità prova per loro. Ragazzi mal pagati, odiati da tutti, poco addestrati ed equipaggiati male, che vengono lanciati in un mondo di violenza dove l’unico modo di comunicare diventa la paura e la violenza stessa. Perché la violenza non è solo nel loro lavoro, ma in tutta la società che li circonda, con la miseria, è in tutte le vicende che affrontano.
In quei momenti hai il cuore che ti batte forte, l’adrenalina che ti sale a mille, la testa che ti rimbomba dentro al casco, non senti niente, hai solo i tuoi fratelli accanto, solo su loro puoi contare
E il ragazzo nuovo si muove al fianco dei ‘vecchi’, dei reduci dei fatti di Genova, dei veterani, credendo nella loro volontà di giustizia che a volte si manifesta con raid privati, fuori servizio. E si vede tutto il disagio sociale e la stanchezza, si vedono le facce di chi lavora mettendosi davanti a gente che magari protesta per cause che condividono mentre altre volte si trovano davanti mandrie impazzite di tifosi da stadio che cercano rissa. Ma quando inizia a vedere la voglia di vendetta e la violenza scatenata dall’avere alle volte le mani legate ma la convinzione di fare la cosa giusta, inizia a maturare dei dubbi.
Non c’è molto altro da dire sulla trama. La camera semplicemente segue la vita di questo gruppo, in casa e sul lavoro e nei loro raid privati. E’ uno squarcio su delle vite. I personaggi vengono seguiti nel bene e nel male, senza falsi buonismi… si muove in un mondo di rabbia, incazzature, violenza e marcio. Si muove anche tra i problemi personali che a volte vengono anche accentuati da quello che i celerini si portano a casa dal lavoro, come se avessero sempre un mostro dentro pronto a esplodere. Ma è anche il contrario, uno sfogare sul lavoro i problemi della vita privata creando un circolo vizioso.
E’ ovvio che un film del genere possa scatenare grandi critiche e opinioni contrastanti. Il quadro dipinto in questo caso non è felice e non è positivo. Che si scontra stra disagio e situazioni difficili, tra degenerazione e dilemmi etici. E’ lo sguardo su un gruppo che si muove in modo poco chiaro ma non è un film che vuole condannare una sezione della polizia. E’ solo la vita di quei ragazzi. E’ un film così reale da fare male.
Un film che io consiglio di vedere, anche se può essere difficile, anche se alcuni potrebbero vederci un esaltazione e approvazione di dinamiche violente. E’ un rischio che il regista prende, decidendo di raccontare la storia in questo modo, in una pellicola che risulta cupa non solo nei sentimenti ma anche nelle atmosfere.
Ultima nota, il cast al completo ha svolto un lavoro davvero grandissimo. Come dicevo, non guardo spesso cinema italiano, quindi sono stata piacevolmente sorpresa.
Una volta mi hai chiesto perché avevo scelto questo lavoro. Volevo un lavoro onesto… e la guardia è un lavoro onesto.

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