Recensione su Narcos

/ 20158.3206 voti

Il magnetismo di Escobar / 2 dicembre 2015 in Narcos

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Prima stagione
Serie di eccellente qualità caratterizzata da una tensione narrativa puntualmente ben bilanciata, in grado, cioè, di restare costante non solo durante i 50 minuti di ciascun episodio, ma -soprattutto- lungo tutta la stagione: quello di Pablo Escobar è (ahimè) un personaggio magnetico, non solo per merito della sceneggiatura e dell’eccellente interpretazione di Wagner Moura. Ambivalente, contraddittorio per natura, non può non affascinare il pubblico: José Padilha, ideatore e regista della serie, ha intercettato felicemente i gusti del pubblico internazionale disegnando un personaggio oscuro, discutibile, offrendone intriganti sfaccettature.

Tra i vari dettagli della serie tv che mi hanno colpito particolarmente, c’è la rappresentazione della donna nella società colombiana, incarnata da alcuni precisi (forse, eccessivi, non saprei) archetipi e rappresentata pressoché esclusivamente come oggetto sessuale, probabilmente in una maniera troppo insistita: su tutte, oltre alla prostituta, letteralmente una bambola di carne, la madre, la moglie, l’amante, tutte ancelle cieche ed indefesse, disposte a tollerare, giustificare ed approfittare delle turpitudini di uomini amati al limite dell’idolatria. L’atteggiamento di queste figure femminili non viene rappresentato come semplice connivenza e mi domando dove (e se) si fermi la realtà e dove inizi l’esagerazione televisiva.

Ottima la decisione di sottotitolare i dialoghi in lingua spagnola in tutti i Paesi in cui la serie è stata distribuita.
Interessantissima la colonna sonora, con brani sudamericani (a me) sconosciuti che spaziano tra i generi più disparati.

Nota: ci sono dei bug di natura temporale che non sono riuscita a risolvere.
La bomba sull’aereo viene messa nel tardo autunno del 1989: il ragazzo che trasportava l’ordigno lascia una bimba praticamente in fasce che viene successivamente adottata da Murphy e sua moglie. Gli eventi si susseguono, arriviamo quasi nel 1992 e la bambina è sempre uguale, sembra avere sempre un anno o giù di lì, quando dovrebbe dimostrarne almeno tre.
Anche il figlio di Escobar sembra non crescere mai. La figlia, invece, diventa grande all’improvviso: da un episodio all’altro, passa dal piangere nella carrozzina all’essere una bella bimba in evidente età prescolare.

Voto prima stagione: otto e mezzo.

Seconda stagione
Durante il secondo ciclo di episodi, ho patito la diluizione narrativa della vicenda: la seconda stagione di Narcos mi è parsa una (inutilmente) lunga sessione di guardie e ladri che mi ha realmente interessata solo in vista dell’epilogo, alla luce del progressivo isolamento di Pablo Escobar, ridotto, negli ultimi episodi, ad arrabattarsi con un solo uomo fedele a disposizione. Pensare a come era ridotto un re del narcotraffico, in precedenza circondato da migliaia di persone, tra “soldati” e simpatizzanti, in possesso di così tanto denaro da poter bruciare fasci di banconote quando sua figlia dice di avere freddo e il riscaldamento non è, al momento, funzionante, è emblematico: il re è solo, non solo nudo.

Per il resto, l’eccellenza delle qualità tecniche (fotografia, montaggio) è rimasta invariata.
Non so/non credo che proseguirò la visione delle prossime stagioni: pare ne siano previste almeno due. Il titolo della serie, in effetti, è coerente con il soggetto: la parola narcos indica più di un narcotrafficante (a posteriori, lascia intuire da subito che il soggetto potrebbe non essere solo Escobar, in effetti), quindi il finale aperto, che fa presagire il coinvolgimento di Javier Pena nelle indagini relative ai nuovi cartelli della droga colombiana, è coerente con le premesse del progetto.

Voto seconda stagione: sette

Voto finale: sette

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