Misterioso omicidio a Manhattan 2.0 / 22 Marzo 2022 in Only Murders in the Building

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Prima stagione
10 episodi mi sono sembrati un po’ troppi, per una storia che avrebbe potuto risolversi in un film di un paio d’ore scarse.
Detto questo, mi ha fatto piacere ritrovare in buona forma Steve Martin e Martin Short (lui, in particolare, sempre doppiato da Mino Caprio, mi ha fatto fare alcune delle risate più convinte).

La trama “gialla” è convenzionale e, fin dall’incipit (l’incontro in ascensore con la vittima, che richiama quello di Misterioso omicidio a Manhattan), è debitrice dei toni e degli ambienti newyorkesi più cari a Woody Allen, con tutti i pregi e i difetti del caso (riguardo alla seconda voce, in particolare, manca New York: gran parte dell’azione si svolge sul set, in ambienti chiusi, immagino anche a causa dell’emergenza sanitaria legata al COVID-19. Benché il contesto sia sfacciatamente e correttamente newyorkese, la città non compare praticamente mai, fisicamente, se non nella sua nonchalance uptown rappresentata dal microcosmo dell’immenso Arconia Building).

A proposito di elementi “ricorrenti”, mi ha fatto sorridere che, come nella sitcom La tata, con il personaggio del Signor Sheffield, anche qui ci sia un regista/produttore di Broadway (Oliver Putnam/Short) che non ha colto le potenzialità di alcuni spettacoli teatrali che, di lì a breve, avrebbero avuto un enorme successo.

Insomma, un po’ per la sensazione di “già visto”, un po’ per la trama à la Miss Marple, con tutte i limiti imposti dal genere, considero Only Murders in the Building un intrattenimento senza grosse pretese che, però, nonostante il colpo di scena finale, non mi ha entusiasmato al punto da voler vedere la seconda stagione della serie tv (in arrivo, pare, nel 2022).

Voto prima stagione: 5 stelline e mezza.

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