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Recensione su X-Men - Giorni di un futuro passato

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X-Men giorni di un futuro passato – Ogni tassello al proprio posto / 26 maggio 2014 in X-Men - Giorni di un futuro passato

La saga dei mutanti Marvel si conferma anomalia cinematografica di rischiosa e riuscita bellezza. Le necessarie libertà prese dalla materia di origine, sono un “nemico” che i vari registi susseguitesi alla direzione deegli episodi ufficiali e non, si sono ritrovati ad affrontare (traducibile nell’odio dei fan a seconda delle scelte compiute). Dal fumetto alla celluloide la vera mutazione sta nel conseguire una parabola che riesca a trovare una naturale compattezza, nonostante l’arco temporale che separa le maglie di una catena/storia che con questo ultimo capitolo consegna allo sguardo la vera “first class”, di Vaughiana memoria, passando attraversando le derive temporali/visive di Mangold, Synger e Ratner. E’ proprio il padre cinematografico della saga, Bryan Singer a raccogliere un testimone tutt’altro che leggero, realizzando la pellicola più spettacolare ed epica dell’intero universo X, trovando assieme alla salvezza dei personaggi anche la personale redenzione registica. Staccato dalla forma imposta dal Marvel Studio la saga mutante può, riuscendoci, reggersi su un corpo cinema perfettamente plasmato sulle esigenze del pubblico tutto, oltre ai fan delle tavole. Attingendo a piene mani da un materiale di partenza che permette innumerevoli letture ed interpretazioni dello stesso, “X-Men: giorni di un futuro passato” erige un mondo cinematografico “altro” coerente e debitore (ma non del tutto rispettoso) della storia originale, che ha pochi eguali in quanto a spettacolarità e complessità della trama, convincendo occhi e cervello allo stesso tempo (è ancora però troppo freddo per arrivare al cuore). Avanti e indietro nel tempo con la velocità di 24 fotogrammi al secondo, questa avventura parte da un futuro distopico per trasportarsi in un passato alternativo da modificare per evitare la catastrofe, omaggiando ed allo stesso tempo mettendo fine alla presenza del cast “storico”, lasciando la continuazione ai nuovi volti conosciuti in “X-Men: L’inizio”. Unico ponte tra ieri e oggi (e due generazioni diverse di attori e spettatori), è il personaggio di Wolverine (Hugh Jackman), che perde la centralità di cui ha sempre goduto a favore di Magneto (Michael Fassbender che eredità magnificamente il ruolo di Ian McKellen) e al Professor Xavier (James McAvoy che al secondo giro nei panni del personaggio fa dimenticare Patrick Stewart), nuovi protagonisti del futuro della saga. Bryan Singer stupisce per quasi tutti i 130 minuti di film, con una regia capace di valorizzare le interpretazioni senza utilizzare gli effetti speciali come stampella per colmare lacune narrative, prova lampante di questo è la sequenza dell’evasione di Magneto dal pentagono, ma anche quella di apertura dove vediamo per la prima volta le sentinelle. Eternamente in conflitto tra passato e futuro “X-men: giorni di un futuro passsato”, intrattiene e riesce a non essere pura estetica o peggio una pellicola “made for fan”, grazie ad una sceneggiatura capace di bilanciare momenti caotici e descrittivi, riscrivendo le regole cinematografiche con cui la saga è arrivata fino ad ora e proprio come nel film, adesso il futuro non è mai stato così incerto e stimolante.

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