Recensione su WAX: We Are the X

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Opera prima / 4 Aprile 2016 in WAX: We Are the X

La generazione x è quella dei “Sacrificabili”, coloro che otterranno poco dalla vita, schiacciati da una generazione precedente monopolista. Due giovani italiani e una ragazza francese sono in viaggio a Monte Carlo per girare uno spot. Con trentamila euro di fondo cassa, avranno la possibilità di conoscersi in profondità e vivere assieme un disagio generazionale che supera il dato astratto, nella rincorsa di sogni e ambizioni per cui forse non ci sarà spazio.
WAX è l’opera prima di Lorenzo Corvino, classe ’79, laureato con lode in Lettere e Filosofia. Si direbbe il prototipo del ragazzo dotato per il quale, però, non c’è spazio nella società della crisi del lavoro. Oltre a lui altre dodici professionalità sono al loro esordio al cinema, tra i quali i direttori della fotografia (Colombo e Serri) e la scenografa (Fallacara). Un opera prima per molti e in molti sensi quindi, con produzione indipendente, ad alto rischio. Corvino però ha idee chiare in testa, modellate da una conoscenza del cinema che sa esprimersi felicemente rielaborata nella progettazione del film. Cinque diverse tipologie di videocamere (tra cui I-phone, Go-Pro e RED cam) sono al servizio della storia, nella voluta assenza di formalismo (ricerca di un tipo di ripresa a prescindere dal contenuto) che paradossalmente crea un lavoro dalle forme singolari, attraenti per originalità. Quasi l’intera narrazione è in prima persona, in forma di reportage, come se lo spettatore fosse ospite aggiunto al trio di protagonisti, chiamato a parteciparvi. Ne scaturisce una tecnica cinematografica sperimentale, per questo ancora più azzardata, che non preoccupandosi della forma articola i contenuti nel migliore dei modi. Il tema generazionale è una scusa per parlare del più ampio tema esistenziale della lotta (o non) per i propri spazi, per il proprio ruolo nella società. WAX è un film che parla del presente senza mezzi termini o “metafore all’italiana”, un film che attraverso una parabola simbolica, affettiva e intraprendente esplora diversi generi cinematografici con sapiente continuità, e mette l’accento sopra Il Problema, spesso ideologicamente celato: la crisi dei trentenni non sta nella mancanza di denaro, ma nella precarietà intellettuale in cui sono costretti a muoversi.

1 commento

  1. Stefania / 5 Aprile 2016

    Grazie alla tua recensione, questo film, ora, mi incuriosisce un po’: né la trama, né l’intervista al regista intervenuto ad una puntata di Hollywood Party su Radio 3, infatti, erano riuscite a solleticare il mio interesse 🙂

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