Recensione su Visitor Q

/ 20017.256 voti

20 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Sono molto tentato dal dire che fosse una versione moderna di Mary Poppins ma mi tratterrò. Nella cornice di una tradizionale famiglia in disfacimento, dove il padre è un giornalista sfigato, la madre si droga e si prostituisce, il figlio subisce angherie dai bulli e picchia la madre e la figlia si prostituisce, compare un misterioso visitatore che inizia, senza tante spiegazioni, a viver con loro. Armato di sassi che da in testa al povero padre, accende, aiuta e accompagna le dinamiche che porteranno a soluzioni finali.
Per presentare questo film è arrivato l’ennesimo dandy, mingherlino, camiciazza nera e tatuaggi che ruggivano per uscire dal petto. Praticamente uno dei Bluvertigo ecco, ed era un prof di estetica dell’immagine.
Qui abbiamo incesto, necrofilia, coprofilia, tutto, una specie di catalogo. Il padre rimarrà incastrato nella vagina del cadavere della sua amante mentre cerca di stuprarlo prima di farla a pezzi :/ e allora verrà messo in una vasca con olio e aceto per disincastrarlo, anche se la soluzione sarà l’eroina.
Purtroppo di Miike ne ho visti solo un paio, e spiegare come il suo cinema sia a chi ne è a digiuno è abbastanza difficile. É un misto di esplosioni di violenza demenziale e sesso e perversioni più delle venature di poesia e critica sociale. Questo film in particolare è stato girato a bassissimo budget (70000 petroldollari) e ha nel mirino la società giapponese in quanto Grande Fratello in cui tutto è ripreso se non addirittura compiuto in funzione dell’esser ripreso. La soluzione sarà la madre, simbolo di fertilità a cui, come si deduce dalla locandina, tutta la famiglia finirà per aggrapparsi.
Ah, e non ho detto che quando si scopa la figlia lei era troppo figa ^_^

Lascia un commento

jfb_p_buttontext