Recensione su Vero come la finzione

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23 Settembre 2011

(In realtà, sette stelline e mezza)

Una storia originale, surreale quanto un romanzo di Bulgakov, con richiami pirandelliani: credo che avrebbe potuta dirigerla con bei risultati un certo Gondry.

Una volta tanto, Ferrell non fa lo scemo e, come tenta di dimostrare Jim Carrey da un po’, ribadisce che, quando il plot funziona, non si campa di sole smorfie.
La Gyllenhaal non mi ha convinta (gira a vuoto nella pasticceria), la Thompson gigioneggia un po’ troppo ma ha classe. Dustin Hoffman pare a suo agio nel ruolo dell’eccentrico esperto di letteratura (“Lei è un re? Re di qualcosa, re degli gnomi, non so…”).

Bella fotografia, pulita ed asettica, che evidenzia lo stato di chirurgica alienazione del protagonista.
Credo che lo scenografo, poi, sia appassionato delle forme architettoniche alla Mies Van der Rohe: edifici in cui acciaio, vetro e, soprattutto, cemento armato delimitano con forza spazi interni lineari e spesso scabri.
Da notare che gli unici manufatti curvi in cui si muove Harold sono quelli dell’appartamento del suo collega/amico e del forno di Miss Pascal: si tratta delle persone a lui più vicine ed è curioso che l’affetto sia veicolato da forme sinuose, benché composte da materiali duri come il calcestruzzo o la pietra.

Interessante colonna sonora indie, con Spoon protagonisti.

2 commenti

  1. henricho / 23 Settembre 2011

    Se si avvicina allo stile di Gondry ho fatto male a lasciarlo indietro..

  2. Stefania / 23 Settembre 2011

    Non si avvicina allo stile di Gondry, ma ho pensato che diretto da lui questo film avrebbe avuto un tocco poetico maggiore: penso che la storia sia adatta al suo estro ed alla sua immaginazione. Per esempio, al posto delle scritte animate (pur belle) in 3D, avrei visto bene qualcuna delle sue idee “artigianali”.
    Ad ogni modo, consiglio comunque questa pellicola: si è rivelata una piacevole visione.

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