Recensione su Vera Cruz

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Western asburgico / 27 settembre 2017 in Vera Cruz

Io sono un amante del western classico, in cui frontiera, amore e morte si intrecciano voluttuosamente. E questo genere ha i suoi eroi canonici; tra questi vi è l’immarcescibile Gary Cooper, qui abbastanza incanutito, uno che non ha mai potuto sporcare troppo la sua immagine e che anche nei panni di un avventuriero mercenario non poteva che venirne fuori come un cavaliere senza macchia. Accanto a lui quello che secondo me è il pezzo forte del film, quell’acrobata dal sorriso marmoreo di nome Burt Lancaster; lui sì, un attore – un grande attore – che non ha mai temuto l’ambiguità. Questa strana coppia formatasi per caso nella sequenza che secondo me rimane la più bella del film, quella iniziale, si trova gettata per una serie di circostanze nel bel mezzo della rivoluzione juarista che imperversava nel Messico governato dall’imperatore Massimilano D’Asburgo. Sfoggiando scenografie e costumi molto curati (la costumista Norma Koch lavorò spesso con Aldrich e vinse l’Oscar nel ’62 con Che fine ha fatto Baby Jane?), questa avventura messicana di Aldrich narra di amicizia e tradimenti, oro e Winchester e rimarrà sempre un pezzo da novanta tra i cult del genere.

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