Recensione su Venere in pelliccia

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23 marzo 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Adattamento cinematografico dell’omonima pièce di David Ives, basato sul romanzo dell’autore austriaco Leopold von Sacher-Masoch, a cui si deve appunto il termine masoschismo. Venere in Pelliccia offre un dialogo forte, allusivo, ambiguo ( termine ricorrente nel film ) fra due personaggi inizialmente ben definiti, poi mutati in figure sempre più retoriche. Come quella dell’affascinante e seducente attrice, che, intenta ad interpretare nella rilettura scenica del romanzo colei che assoggetta il protagonista ai suoi voleri, traspone i desideri di quest’ultimo nel regista e adattatore teatrale, in questo caso improvvisato attore. Fra giochi di identità e ruoli, mai veramente invertiti, una delle due voci si affievolisce e si splasma in virtù dell’altra, seguendo le regole di quel paradigma masoschista che vede l’annullamento della volontà di un soggetto a favore di un altro. Polanski dirige una Venere mai banale, che non si adorna di una bellezza primitiva, atta a soggiogare gli animi di chi la incontra, ma di una rigida e forte femminilità, simbolo di austerità ed eleganza.

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