La passione di Roman Polanski per la letteratura

Gran parte della filmografia del regista si basa su opere letterarie. Il suo ultimo film, "Quello che non so di lei", non fa eccezione. Scopriamo insieme 5 delle migliori trasposizioni cinematografiche firmate Polanski.

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La passione di Roman Polanski per la letteratura

“QUELLO CHE NON SO DI LEI”: IL RITORNO DI ROMAN POLANSKI

Dopo qualche anno di assenza dalle scene e rinnovati guai con la giustizia, Roman Polanski è tornato con un nuovo film.
Presentato fuori concorso a Cannes 2017, QUELLO CHE NON SO DI LEI (D’après une histoire vraie) è un noir dominato da due figure femminili, interpretate dalle attrici francesi Emmanuelle Seigner, compagna e musa del regista, ed Eva Green.
Nelle sale italiane dall’1 marzo, QUELLO CHE NON SO DI LEI è tratto dal romanzo Da una storia vera (2015) della scrittrice francese Delphine de Vigan. La sceneggiatura del film è firmata dallo stesso Polanski e dal collega Olivier Assayas (PERSONAL SHOPPER, 2016).

  • Quello che non so di lei
    6.7/10 20 voti

    LA PASSIONE DI POLANSKI PER LA LETTERATURA

    Il rapporto fra Polanski e la letteratura è sempre stato strettissimo.
    “Se decido di trasformare un libro in un film, è perché quel libro mi piace e tento sempre di adattarlo nella migliore maniera possibile”, ha dichiarato.
    Le sue incursioni nelle pagine firmate da grandi autori lo hanno condotto a trasporre sullo schermo grandi classici letterari come il MACBETH (1971) di William Shakespeare, OLIVER TWIST (2005) di Charles Dickens, TESS (1979) di Thomas Hardy e Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll (CHE?, 1973).

5 FILM DI POLANSKI ISPIRATI A OPERE LETTERARIE

In occasione dell’uscita in sala di QUELLO CHE NON SO DI LEI, scopriamo insieme la lista stilata grazie ai voti assegnati dagli utenti di Nientepopcorn.it e composta da 5 fra i migliori adattamenti cinematografici di opere letterarie diretti da Roman Polanski.

  • Carnage
    7.3/10 696 voti

    CARNAGE

    CARNAGE (2011) è un dramma da camera al vetriolo ispirato alla pluripremiata opera teatrale Il dio del massacro (2006) della scrittrice francese Yasmina Reza. La Reza ha collaborato come co-sceneggiatrice insieme a Polanski all’adattamento cinematografico del suo testo.
    In un film lungo appena 80 minuti, Polanski ha messo in scena le nevrosi e le ipocrisie della società contemporanea. A supportare un’ottima scrittura, c’è la riuscita interpretazione dell’eterogeneo quartetto di attori protagonisti: Kate Winslet, Jodie Foster, Christoph Waltz e John C. Reilly.
    Presentato in concorso a Venezia 2011, CARNAGE ha vinto un premio minore, il Piccolo Leone d’Oro assegnato dalla giuria di studenti di cinematografia.
    “Il mio credo è il Dio del massacro, il Dio che governa indiscusso dalla notte dei tempi.” – Alan Cowan (Christoph Waltz)

  • Venere in pelliccia
    7.5/10 185 voti

    VENERE IN PELLICCIA

    VENERE IN PELLICCIA (La Vénus à la fourrure, 2013) è una rilettura dell’omonimo romanzo erotico (1870) dell’autore austriaco Leopold von Sacher-Masoch. Alle sue opere, in cui l’autore ha riversato la propria parafilia, si deve il conio del termine masochismo.
    Il film diretto da Polanski si basa sull’adattamento teatrale dell’opera di von Sacher-Masoch firmato dal drammaturgo David Ives, che ne ha co-sceneggiato la trasposizione cinematografica insieme a Polanski.
    In scena, ci sono solo due personaggi: la disinibita e affascinante Vanda (Emmanuelle Seigner) e il regista teatrale Thomas (Mathieu Amalric).
    VENERE IN PELLICCIA è un entusiasmante gioco di specchi, una riuscita metafora sui rapporti di forza che sottendono una relazione, fin dalle fasi del corteggiamento. Divinità cadute, creatori capricciosi, manipolatori: ecco cosa sono gli uomini.
    “In un attimo, lei ha fatto di me quello che sono” – Thomas (Mathieu Amalric)

  • ROSEMARY’S BABY – NASTRO ROSSO A NEW YORK

    ROSEMARY’S BABY (1968) è una riproposizione molto fedele, a firma dello stesso Polanski, dell’omonimo romanzo (1967) di Ira Levin. Per questa sceneggiatura non originale, il regista ricevette una candidatura agli Oscar.
    Il film consolida la passione di Polanski per le implicazioni psicanalitiche e psicologiche della narrazione (vedi, REPULSION, 1965). ROSEMARY’S BABY è una perfetta macchina della paura che non disdegna una certa ironia nella descrizione d’ambiente e che gioca con i cliché del genere horror. La casa perturbante, la donna sola, l’elemento sovrannaturale, la superstizione sono tutti elementi che Polanski ha saputo rappresentare con originalità, segnando indelebilmente la storia del cinema.
    A rendere indimenticabile il film, hanno concorso le interpretazioni di Mia Farrow, icona di stile con il caschetto biondo adottato durante le riprese per esigenze di copione, John Cassavetes e Ruth Gordon, premiata con l’Oscar come non protagonista.
    “Questo non è un sogno! Io non sto dormendo!” –  Rosemary (Mia Farrow)

  • L'inquilino del terzo piano
    8.0/10 207 voti

    L’INQUILINO DEL TERZO PIANO

    L’INQUILINO DEL TERZO PIANO (Le locataire, 1976) è un thriller psicologico che riprende l’omonimo romanzo dello scrittore e attore francese Roland Topor (NOSFERATU, 1979; UN AMORE DI SWANN, 1989).
    Oltre ad aver diretto il film e ad averlo co-sceneggiato insieme a Gérard Brach, Polanski si è riservato anche il ruolo del protagonista, il timido impiegato Trelkovsky. Nel cast, figura in un ruolo fondamentale anche una giovane Isabelle Adjani.
    Ancora una volta, il regista ha esaltato le implicazioni psicanalitiche e l’importanza del contesto ambientale contenute nel racconto, per creare un film disturbante, ansiogeno e fascinoso che, dopo tanti anni, ancora lascia aperte innumerevoli domande.
    “Dimmi, in quale preciso momento un individuo smette di essere quello che crede di essere?” – Trelkovski (Roman Polanski)

  • Il pianista
    8.2/10 698 voti

    IL PIANISTA

    IL PIANISTA (The Pianist, 2002) è tratto dall’omonimo romanzo autobiografico (1946) del compositore e musicista polacco Władysław Szpilman.
    Premiato con la Palma d’Oro a Cannes e con l’Oscar per la migliore regia, il film rappresenta il maggior successo commerciale di Polanski. È uno dei pochi lavori di cui non ha curato la sceneggiatura, in questo caso affidata a Ronald Harwood, premiato con l’Academy Award.
    Con questo film, il regista polacco (di nascita parigina e naturalizzato francese) ha esorcizzato anche i suoi ricordi d’infanzia. Ancora bambino, infatti, fuggì dal ghetto ebraico di Varsavia, durante l’occupazione nazista della Polonia. Sua madre morì ad Auschwitz, mentre suo padre sopravvisse alla deportazione nel campo di Mathausen.
    Benché si tratti di un dramma storico, con la sua rappresentazione della follia e della morte, IL PIANISTA è capace di generare nello spettatore inquietudine e disagio alla pari dei film apertamente più orrorifici di Polanski. Il suo contributo alla rappresentazione della Shoah ha precise peculiarità e un pathos notevole a cui concorre anche l’interpretazione di Adrien Brody, premiata con l’Oscar.
    “C’è un’ordinanza che vieta agli ebrei di sostare nei giardini. (…) Ci potremmo sedere su una panchina, ma c’è un’altra ordinanza che vieta agli ebrei di sedersi sulle panchine. (…) Possiamo stare in piedi e parlare, non penso che ciò sia vietato.” – Szpilman (Adrien Brody)

[Nella foto: la Seigner, Polanski ed Eva Green a Cannes 2017]

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