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Recensione su L'ora del lupo

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La lenta marcia verso le tenebre. / 13 ottobre 2015 in L'ora del lupo

Girato nel 1968 “L’ora del lupo” è una delle opere meno conosciute e citate del maestro Bergman, ma non per questo la meno interessante. Una lenta, funerea e angosciante discesa negli inferi attende il pittore Johan (Max von Sydow) e sua moglie Alma (Liv Ulmann), i quali hanno deciso di stabilirsi su un isolotto allo scopo di allontanarsi dal caos della società. Ma Johan è costretto a fare i conti con il passato, con i fantasmi e con i mostri che lo divorano nell’anima (non a caso il film si sarebbe dovuto intitolare “i mangiatori di uomini”) e che poi si proiettano nelle bizzarre e sinistre figure che abitano l’altrettanto lugubre castello dell’isola, tutte figure che Bergman sembra attingere dal cinema classico hollywoodiano dell’orrore .
Sicuramente un piccolo passo indietro rispetto alla produzione precedente di Bergman (Il settimo sigillo, Il posto delle fragole, Persona…), ma sempre affascinante nella sua claustrofobia e nel suo senso di inquietudine.

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