Recensione su Titanic

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11 maggio 2011

Stavo riguardandolo in tv poco fa per la quarta o quinta volta.
E’ uno di quei film che non “mi chiedono” di essere capiti: le incongruenze narrative, in questi casi, le faccio bellamente passare in cavalleria, perché qui, come nelle chansons de geste o nei cicli arturiani o nelle fiabe lapponi/jappo/africane ci sono giovani belli come déi e spavaldi come eroi che si innamorano al primo sguardo, che donerebbero la vita l’uno per l’altro e che sanno far galoppare la fantasia del pubblico.
Il cinema è fatto anche di queste irrealtà, di storie in grado di astrarre letteralmente lo spettatore, ed una confezione accattivante come quella del film di Cameron le rende, secondo me, ancor più attraenti. Ultimamente, è difficile che certi “kolossal” riescano ad affascinare genuinamente la platea. Uno degli ultimi tentativi, a mia memoria, è Australia di Luhrmann: purtroppo, il risultato è stato assai scarso, nonostante i mezzi dispiegati.
Brava, espressiva e fatta quasi di porcellana e burro, qui, la Winslet. Ormai quasi irriconoscibile DiCaprio: ai tempi, aveva un viso perfetto per i poster del Cioé, non c’è che dire.

Ricordo ancora quando andai a vedere questo Titanic al cinema, lo davano all’Augustus di C.so Buenos Ayres. Al suo posto, ora, c’è una sala Bingo.

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