La finestra di fronte

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La finestra di fronte

La vita di Giovanna viene improvvisamente sconvolta dalla forte attrazione che inizia a nutrire per Lorenzo, suo dirimpettaio, e dal fortuito incontro con l'anziano Davide, un pasticcere di origini ebraiche sfuggito alla furia del Nazismo, che la riconduce alla scoperta delle sue vere passioni.
Anonimo ha scritto questa trama

Titolo Originale: La finestra di fronte
Attori principali: Massimo GirottiRaoul BovaFilippo NigroGiovanna MezzogiornoSerra YilmazMaria Grazia Bon, Massimo Poggio, Ivan Bacchi, Veronica Bruni, Olimpia Carlisi, Rosaria De Cicco, Lucianna De Falco, Benedetta Gargari, Enrico Grassi, Flavio Insinna, Elisabeth Kaza, Patrizia Loreti, Francesco Martino, Maurizio Romoli, Thierno Thiam
Regia: Ferzan Özpetek
Sceneggiatura/Autore: Ferzan Özpetek, Gianni Romoli
Colonna sonora: Andrea Guerra
Produzione: Gran Bretagna, Italia, Turchia, Portogallo
Genere: Drammatico
Durata: 106 minuti

Ozpetek ha colto nel segno, di nuovo. / 3 Gennaio 2014 in La finestra di fronte

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Raramente guardo con piacere film ‘made in Italy’, li trovo scialbi, noiosi e la recitazione degli attori spesso e volentieri lascia molto a desiderare.
Però, devo dire la verità, le opere di Ozpetek son sempre delle piccole perle.
Ho notato che quasi sempre tratta il tema dell’omosessualità in moltissime delle sue opere (l’unica in cui mi sembra di non averla vista nemmeno di sfuggita è in ‘cuore sacro’), ma devo dire che in questo film.. l’ho apprezzata decisamente.
Spesso e volentieri si parla della deportazione degli ebrei, del periodo ‘buio’ dell’Europa, raramente viene toccato il discorso degli ‘ultimi’, dei ‘diversi’, in un’epoca chiusa, ancorata alle credenze religiose e per di più nel bel mezzo di una guerra.

Qui si parla di Simone, o meglio, di Davide.
Davide che è un ebreo ed è gay. Davide che è innamorato di Simone, ricambiato, amore che non viene tollerato molto dall’ambiente circostante.
Troviamo un ghetto nel ghetto, l’esclusione di una persona da parte di una comunità già messa ai margini della società e ‘ghettizzata’ per un credo diverso.
E’ questa, secondo me, la piccola ‘rivoluzione’ che ha creato Ozpetek con questo film, il perno su cui si basa tutta la trama e su cui ruotano tutte le azioni a seguire.
Ed è appunto per la voglia di riscattarsi agli occhi della comunità, di far vedere che anche lui può contribuire ed essere d’aiuto, avvisa prima gli altri mettendo in secondo piano Simone, il suo amato Simone, quando verrà a sapere che i tedeschi hanno intenzione di deportare in massa gli ebrei verso i campi di concentramento…cosa che gli costerà cara, carissima.
E qui si pone un’altra domanda, di rito..Ha fatto bene? Ha fatto male?
Passare un’intera vita senza il suo amato con la consapevolezza, però, di aver dato la vita a molte persone..
Tornasse indietro, lo rifarebbe?

P.S. Udite, udite: Bova, oltre che bello, sa recitare, quando vuole.

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7 Marzo 2013 in La finestra di fronte

Sarà che me lo fece vedere in secondo la prof di italiano a scuola presentandolo come film storico sulla shoah, sarà che dopo averlo stralodato quando poi chiese “a chi non è piaciuto il film?” solo io alzai la mano e da quel giorno mi trattò male fino alla fine dell’anno (poi quella mentecatta fortunatamente disvenne mia prof), ma l’ho odiato, l’ho odiato, l’ho odiato troppo. Lo trovai sconclusionato, deprimente, noioso, autodistruttivo, stoppaccioso, fastidioso in sintesi.

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25 Febbraio 2013 in La finestra di fronte

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Si va bene, Il Don è un violento a cui piacciono i polizieschi. Il Don è un critico rompi cogli**i a cui non van bene quasi 3/4 dei film in circolazione, il Don recensisce film tipo Paisà e neanche gli si butta un occhio… Il Don parla in III persona, ma chi si crede di essere, Cesare ?
Ma ha anche un gran cuore.

La finestra di fronte.
Del regista Ferzan Ozpetek non conosco quasi nulla, ho rimediato comprando i suoi film.

E’ un film drammatico e al dramma unisce una storia d’amore impossibile, anzi scusate due storie d’amore impossibili. La prima ambientata durante la II Guerra Mondiale e la seconda invece nel presente. I protagonisti sono “Simone” e una incognita per quanto riguarda la prima vicenda, una donna sposata insoddisfatta del suo status nella seconda. Messa così la vicenda tutta potrebbe risultare banale ma non lo è. Partiamo dal fatto che Giovanna è una madre, una moglie, una lavoratrice e nella sua vita le soddisfazioni si contano sulle dita di una mano. Ha una famiglia, la cosa è innegabile ma lei e il marito sono la classica coppia che scoppia o la classica coppia in procinto di esserlo. Il marito ha un lavoraccio, la figlioletta ha la faccia d’angelo ma è una vera saputella, il figlio è.. ma il figlio parla ? E’ attivo ? Aggiungeteci pure che il poco tempo libero rimanente lo investe fantasticando sul vicino di casa, Lorenzo (Raoul Bova) che abita nel palazzo di fronte.
La goccia che fa traboccare il vaso è proprio l’incontro con “Simone”, un vecchietto senza memoria.
Egli viene trovato per caso dal marito di Giovanna, all’inizio è sospettosa, diffidente, crede sia un pazzo ma si ricrederà e proprio grazie a Lorenzo scoprirà che in realtà Simone non è Simone.
Il vero nome del vecchietto è Davide, un ebreo scampato al rastrellamento del Ghetto di Roma del 1943. Chi è Simone ? Simone è il suo amato. Entrambi vivono clandestinamente il loro amore omosessuale. La storia è tristissima e alla tristezza si aggiunge altra tristezza poiché durante il rastrellamento e deportazione seguente, Davide scelse di salvare il più possibile delle persone (fra cui la donna che si prende cura di lui), molte delle quali lo insultavano per la sua inclinazione sessuale ma Simone non si salvò.
Tutto il film è questo: una serie di rimpianti, domande interiori e scelte.
Perdere quel poco che ha (la famiglia cioè gli affetti) per una storia con Lorenzo oppure lasciare tutto e andare con lo stesso.

Note del Don.
Non amo affatto Giorgia ma devo dire che “Gocce di memoria” è azzeccata.

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16 Maggio 2011 in La finestra di fronte

Quando lo vidi al cinema, mi commosse molto anche perché trovai ammirevole (benché quasi assurdo, suvvia) l’interesse spassionato della protagonista per il vecchio sconosciuto (che eleganza, il Girotti…).
A rivederlo ora, mi ha emozionato ugualmente, ma con qualche riserva in più.
Ozpetek ci prova e ci riprova, ma certi toni almodovariani non sono proprio nelle sue corde e le storie che partono da A, con lui, sembrano necessariamente arrivare a B, senza scampo.
Resta il fatto che lo sguardo della Mezzogiorno, sui titoli di coda, è pura acqua fresca.

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