Recensione su The Captive: Scomparsa

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Fallimento pressoché totale / 29 agosto 2017 in The Captive: Scomparsa

Il film è funestato fin dall’inizio dalla scelta incomprensibile di mescolare i diversi piani temporali della vicenda, con passaggi erratici da un periodo all’altro che non hanno nessuna funzione estetica (Egoyan non è chiaramente il Tarantino di Pulp Fiction) e che servono soltanto a confondere lo spettatore e a uccidere la suspense. Si aggiungano incongruenze e altre scelte discutibili – perché la madre della rapita non avverte subito qualcuno dei suoi strani ritrovamenti? Chi è la complice del rapitore? Perché risolvere un cruciale salvataggio alla fine del film senza nessuna drammaticità? – una certa sgradevole ambiguità nei comportamenti della ragazza rapita, che passa dalla collaborazione al piano machiavellico di fuga, la stupidità un po’ eccessiva del rapitore, l’epica stolidità della polizia (compresa la poliziotta coprotagonista, che interrompe una cruciale conversazione con la rapita), e si avrà il quadro di un fallimento pressoché totale.

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