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Recensione su The Artist

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Delicato e intenso / 17 dicembre 2011 in The Artist

Che sfida quella di riproporre in un’epoca per lo più attenta agli effetti speciali un’idea di cinema così classica. Ma è una sfida vinta, e la dimostrazione che si può ancora fare cinema lasciando al centro gli elementi base della narrazione: trama, personaggi, ambientazione.
Davvero lodevoli i due attori: Bérénice Bejo è grandiosa e Jean Dujardin così calato nella parte che da solo permette il successo dell’operazione: salto a piè pari in un’altra epoca. Entrambi sono di un’espressività spesso troppo dimenticata oggi, ma che dimostra di poter comunicare appieno e che – senza bisogno di estremismi – se non altro è un peccato non affiancare (più) alle parole.
Splendido il bianco e nero, le ambientazioni, alcuni dettagli di ripresa, almeno tre o quattro scene che varrebbe la pena “ritagliare ad exemplum” e la mise en abyme narrativa e visiva del cinema che cita se stesso; qualche dubbio invece, per quanto mi riguarda, sulla musica. In alcuni punti si “staccava” dalle immagini e sembrava andare un po’ per conto suo.
L’impressione che coglie durante la visione è spesso quella di delicatezza e intensità insieme. Il giorno dopo è ancora lì, indelebile.

Ah, dimenticavo: la scena del sogno di George è sublime. Quest’irruzione del sonoro nella vita-fino-a-lì

E… a volerci ritornare sotteso al film ci vedrei un bellissimo messaggio sulla comunicazione/comunicabilità.

P.s.
Una notazione un po’ idiosincratica, ma… che bello riassaporare il gusto di immergersi in un flusso di immagini, in silenzio.

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