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The Artist

/ 20117.8469 voti

14 Febbraio 2014 in The Artist

Nel 2011 Michel Hazanavicius compie una scelta molto coraggiosa.: girare un film (quasi) muto da proporre al pubblico. Quella che può sembrare una disfatta già annunciata in partenza si traduce invece in uno strepitoso successo, a suo volta tradotto in un gran numero di premi ( cinque premi oscar, tre golden globe e tanti altri).

Il film ci permette di rivevere uno dei periodi cruciali della storia del cinema che era già stato trattato (63 anni prima) da Billy Wilder in “Viale del tramonto” : quello del passaggio dal muto al sonoro tra la fine degli anni 20 e l’inzio dei 30 attraverso le vicende di due protagonisti: George Valentin, divo del muto che non crede nelle potenzialità del cinema sonoro (tanto da decidere di voler girare lui stesso un ambizioso film muto) e Peppy Miller. una giovane attrice che prima debutta come comparsa e poi inzierà la sua scalata al successo, diventando in poco tempo un’attrice acclamata e famosa. Inutile dire che le storie dei due protagonisti si incrocieranno, ma non vi anticipo nulla…

Questo “The artist” però va anche apprezzato sul lato tecnico: le didascalie, il montaggio, l’uso di dissolvenze incorciate e quant’altro riescono ad immergere totalmente lo spettatore in quell’atmosfera di decadimento e rinascita, declino e risalita allo stesso tempo. Oltre a ciò bisogna anche notare una certa cura nei dettagli (scenografie,abiti di scena…).

In conclusione è un film che consiglierei non solo agli appassionati di cinema, ma anche a chi vorrebbe avvicinarsi all’argomento. Nonostante sia un “film muto” scorre molto veloce e sono sicuro che sarebbe gradito anche a chi non è abituato a vedere film del genere.

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6 Settembre 2013 in The Artist

Un grande lavoro di immersione nell’analisi del cinema muto. Cosa significasse la mimica laddove le parole non erano possibili, e al contempo, come la narrazione potesse proseguire senza il mimino intoppo di comprensione pur tralasciando la maggioranza dei dialoghi. Il dubbio: è davvero quanto diciamo così indifferente, rispetto a quanto viene espresso da corpo e viso?
Interessante il gusto per il surreale, con la scena del sogno, unico bacino di rumori, che risultano infine inquietanti nella mente del protagonista immerso nell’identificazione col suo professionale ed artistico silenzio. Ed infatti, ad esempio, fuori dal set, è la sua vita privata che si conduce nel silenzio, nel rapporto senza dialogo con la moglie.

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il muto nel ventunesimo secolo / 22 Maggio 2013 in The Artist

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

The Artist,film uscito nel 2011,scritto e diretto da Michel Hazanavicius,interpretato da Jean Dujardin e Berenice Bejo.Ambientato nel 1927 a Hollywood racconta di un divo del cinema muto dell’epoca, George Valentine che durante la sua carriera cinematografica incappa con l’ avvento del sonoro,ridicolizzato dall’attore che lo crede una buffonata.Ostinato a continuare nel cinema muto ottiene solo fallimenti.Accanto al personaggio di George Valentine c’è quello di Peppy Miller,una sua ammiratrice da cui nascerà un’intensa e appassionata storia d’amore.Lei avrà un enorme successo con il sonoro mentre lui cadrà nel più grande oblio. Michel Hazanavicius è riuscito egregiamente a realizzare questa pellicola,un film muto che nel 2011 aveva remote possibilità di aver successo.Riesce attraverso una storia che trascina in ogni sua sfaccettatura,curando le scene con maestria e dettagli geniali.Realizzato in bianco e nero come i film muti di un tempo ma con un pizzico di modernità che aiuta,iniziando dalla colonna sonora che per tutta la pellicola non stanca anzi tiene incollati alla poltrona tanto da avere la sensazione di guardare un film sonoro.Gli attori,entrambi bravissimi,Jean dujardin ricorda molto la recitazione nel muto mentre la Dejo nonostante esteticamente ricordi le attrici dell’epoca recita in modo più moderno.Il vero protagonista è senz’altro Jean dejardin che fa tornare indietro nel tempo a quel grande Charlie Chaplin che visse durante la sua inestimabile carriera nel muto l’avvento del sonoro che non fu accolto benevolmente.L’amore raccontato nel film tra i due attori è carico di emozione e di purezza sotto le note di una colonna sonora che lo rende quasi superbo.

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2 Aprile 2013 in The Artist

Non posso dargli di più perché per tutto il tempo del film ho sentito la voce di Norma Desmond nella mia testa dire: “non avevamo bisogno di parole, avevamo volti”… Ecco, che oggi i volti si usano meno un pochinino si è visto, diciamo.
Ma per il resto, ottimo.

BANG ! / 26 Febbraio 2013 in The Artist

Film simpatico, bella trovata riportare sul grande schermo un film muto. Piacevole alla vista, non c’è che dire. Accontenta un po’ tutti i gusti, non un capolavoro ma un’oretta e mezzo spesi molto bene.

The Artist è una pellicola ambientata a cavallo fra gli anni ’20 e ’30 del XX secolo. Siamo a Hollywood, esattamente nel 1927. Il protagonista di questo film è George Valentin. Il suo nome e i suoi modi da divo ricordano vagamente Rodolfo Valentino. La sua professione ? Il Cinema. E’ una delle più grandi star del cinema muto. Uno che ci sa fare con il pubblico, con i fan e soprattutto con le donne.
Ruba la scena alla moglie, anch’ella attrice, gelosa dello stesso. Per puro caso incontrerà la seconda protagonista, la carina (ed arrivista) Peppy Miller. E’ una signor(in)a nessuno che viene fotografata con l’artista. Da questa vicenda nasce e si sviluppa una carriera per Peppy. Non si aprono soltanto le porte del mondo dello spettacolo, i due cominciano a conoscersi. Potrebbe nascere una relazione ma la cosa non nasce e mentre Valentin si eclissa poiché non vuole recitare nei film “parlati”, Peppy diventa una diva. Aggiungiamoci pure che il produttore vuole facce nuove in base al fatto che il cliente o lo spettatore ha sempre ragione e otterrete come risultato la trasformazione di Valentin da attore a regista e produttore di un suo stesso film.
Per finanziarselo, in 70 giorni firmerà fior fior di assegni. Purtroppo i tempi cambiano, siamo in anni di crisi economica e a livello cinematografico il sonoro si diffonde. Presto o tardi ci si dimenticherà di Valentin ma questo non avviene in Peppy.

Note del Don.
Bella la parte relativa alla crisi del ’29 e conseguente declino di Valentin dove il protagonista per un periodo si aggrappa al suo status non rinunciando ai piccoli piaceri/vizi del divo.

DonMax

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Effetti speciali in bianco e nero / 18 Febbraio 2013 in The Artist

A Hollywood fa comodo premiare un omaggio del genere, non solo per il riferimento, ma perché rientra a piè pari nel modello main-streaming moderno, perché “The Artist” è un effetto speciale, in egual modo artificioso, un orgasmo formale che ammalia furbescamente quel tanto per far sentire il pubblico come parte di qualcosa di chic. Spettacolarizzazione fine a se stessa insomma, ma dopotutto “Il pubblico ha sempre ragione”…

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The Artist, il racconto di un pezzo di storia del cinema / 3 Febbraio 2013 in The Artist

Realizzare un film muto nel 2011 è una scelta coraggiosa, o forse “facile” come ha recentemente sostenuto Nanni Moretti in merito a The Artist, perché al di là del valore artistico della pellicola, un film muto girato in bianco e nero oggi non può che destare in ogni caso attenzione.
Anche il pubblico ha pareri discordi su questo film che però ha fatto man bassa di premi tra Cannes, Hollywood e Parigi.
La peculiarità della pellicola non sta tanto nella trama, scarna, e nella storia d’amore, banale, tra il divo decaduto e la stella nascente del cinema, quanto piuttosto nell’aver saputo affrontare con toni leggeri e un pizzico di ironia un importante pezzo di storia del cinema: il passaggio dal cinema muto a quello sonoro…

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29 Gennaio 2013 in The Artist

Le solite esagerazione dell’Academy Awards. E’ un film godibile, ma è una storia talmente trita e ritrita e piena di clichè, che la nomination per la sceneggiatura è un furto. Se questo fosse stato davvero un film degli anni del cinema muto, cosa avrebbe avuto di speciale e diverso? Diciamocelo, c’è una certa ruffianeria nel fare una cosa del genere nel 2011. I giurati si diranno: ” ooooh, guarda, che coraggio! Un film in bianco e nero e muto nel 2012! Va premiata l’idea!”
Anche gli interpreti secondo me esagerano; Dujardin e la Berjo sono macchiettistici ad un certo punto, forse per rifarsi a quel cinema, ma enfatizzando troppo le espressioni facciali.
E poi, miglior fotografia? Miglior montaggio? Capisco la nomination per i costumi e la nomination alla colonna sonora; d’altra parte la OST è la colonna portante del film e ci sono un 2-3 pezzi davvero belli.
Per il resto…Dai, è il solito film che acceca gli Americani.

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13 Gennaio 2013 in The Artist

Un film muto sul cinema muto che brilla per le interpretazioni degli attori ma che forse risulta nel complesso un po’ ridondante. Capolavoro a metà decisamente sopravvalutato.

Un grande omaggio al cinema / 13 Gennaio 2013 in The Artist

La comunicazione avviene attraverso i sensi, dalla sintesi dei cinque di cui disponiamo otteniamo un’informazione da elaborare. Più è complessa la comunicazione, più sensi coinvolge e più impegno richiede a noi per elaborare il messaggio.

http://film-visti.blogspot.it/2013/01/the-artist-michel-hazanavicius.html

1 Gennaio 2013 in The Artist

Ode a quel «BANG!» che abbiamo irrimediabilmente perso e che per una volta ancora ci ha permesso di rivivere quelle emozioni.

Back to black / 29 Dicembre 2012 in The Artist

Hollywood, 1927, George Valentin è un attore di grandissimo successo del cinema muto, acclamato dalle platee per le sue pellicole romantiche ed avventurose. La sua carriera incontra quella dell’aspirante attrice Peppy Miller, ingaggiata come ballerina e comparsa nel suo film, ma l’avvento del cinema sonoro lo porta ad una lenta discesa verso l’anonimato e la disgrazia.

Il regista Michel Hazanavicius si è imbattuto nell’ardua impresa di fare un film muto e non sul cinema muto, riuscendoci alla perfezione e nonostante ci fossero tutte le premesse da renderlo una pellicola per cineasti e da cinema d’essai, si presenta come un film dal fascino originario degli anni ‘20, attori con la mimica perfetta, non troppo esagerata, ma comunque credibile, che coinvolgono lo spettatore, lo fanno ridere, divertire e, perchè no, commuovere. I due protagonisti rappresentano le due età del cinema, il cinema muto che lascia spazio, viene spodestato dal cinema sonoro, il quale però non vuole cancellare l’eredità lasciata dal primo: Peppy Miller, infatti, divenuta star del sonoro, non vuole abbandonare George Valentin e lo salva dalla miseria, facendolo tornare in auge dopo anni di declino. La fotografia enfatizza questa differenza tra i due caratteri, aiuta lo spettatore ad individuare le varie fasi della narrazione.

Unica pecca: il carattere dei dialoghi solitamente, nei film muti, veniva usato per il genere noir, errore che si può perdonare al regista, visto il risultato finale.

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Il voto sarebbe un 7.5 / 26 Dicembre 2012 in The Artist

Un film che tratta di un’altra epoca di cinema e che è stato coraggiosamente girato muto e in bianco e nero. Tratta proprio degli anni in cui l’industria cinematografica passava dal muto al sonoro e qualche divo dell’epoca del muto, come il “nostro” George Valentin, non riesce ad adattarsi all’innovazione. Bellissima la scena in cui George sogna il passaggio al sonoro con i suoni che si affacciano nella sua vita. Film interamente muto, a parte l’ultimo minuto, che è un bellissimo omaggio ai film di quell’epoca. Il contrasto tra la discesa di George (un bravissimo Jean Dujardin) e l’ascesa di Peppy Miller (Berenice Bejo, la moglie del regista) che però non si dimentica del suo idolo. Straordinario il cane amico e “collega” di George.

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17 Dicembre 2012 in The Artist

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

E ora un attimo di commozione perché qui si tratta di qualcuno che è riuscito a produrre e girare e far uscire un film MUTO (e ovviamente in b/n) nel 2011. Questo è un film MUTO *_* a parte l’ultimo minuto, quando significativamente i personaggi acquistano la voce, proprio per segnare il superamento del MUTO. La trama è puro metacinema, il fighissimo attore di film MUTI George Valentin è ricco e famoso. Per caso aiuta una sua fan a iniziare la carriera cinematografica. Le loro strade si dividono, ma quando intorno al ’28 il cinema passa gradualmente al sonoro e il pubblico non vuole più i film muti lui cade nel dimenticatoio, mentre lei conquista le luci della ribalta con il nome d’arte di Peppy Miller. A lui rimane soltanto il fedele cagnetto, che lo salva dal suicidio (fa molto Umberto D) e che è un genio, fa delle robe assurde questo cane, in un paio di casi io ho creduto che fosse finto, ma poi ho letto in giro che è proprio un cane e personalmente sarei dell’idea di proporre un oscar per il cane. Migliore attore cane, non so.

Finisce che Peppy, che ovviamente lo amava fin dal principio, riesce a riprendere George dall’abisso in cui era finito, e si buttano entrambi nel fare film di tip tap 😀
Il film si sostiene già da solo, grazie a una trama classicheggiante e solida, ma è commovente per la ricostruzione fedele dell’ambiente e della recitazione, con tanto di faccettismo iperespressivo da parte degli attori, degli anni ’20. Va da sé che ci sono anche le didascalie con le parole, una bellissima colonna sonora, cui per forza ritorna l’intero compito di supportare quel che accade sullo schermo; un tuffo carpiato all’indietro nel cinepassato, una figata, e io prima che uscisse nemmeno sapevo immaginare che potessero ancora girarlo, un film così.

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11 Ottobre 2012 in The Artist

Questo film merita davvero un bel giro al cinema dove credo dia il meglio di sé. Da vedere per il coraggio del regista a proporre un film muto, da vedere perché non annoia, da vedere perché i protagonisti sono davvero bravissimi e perché il bianco e nero dà un qualcosa in più. Mi è piaciuto davvero tanto, correrei a rivederlo subito!

Silenziosamente raffinato / 3 Settembre 2012 in The Artist

Poetico, raffinato, dolce amaro. Straniante vedere un (quasi)muto in questa epoca chiassosa; ma Hazanavicius è riuscito nell’impresa di confezionare qualcosa di originale senza scadere troppo nei cliché, grazie anche alla fantastica interpretazione di Dujardin e la Bejo.

29 Agosto 2012 in The Artist

Fare un film muto nel 2012 che tratta del passaggio al cinema sonoro è stata una bella sfida. Sicuramente un ottimo prodotto, originale, curato, geniale. Tuttavia, succede tutte le volte che il lavoro intellettuale dell’autore è trasparente non mi sento coinvolta emotivamente e l’apprezzamento rimane troppo cerebrale.

BANG! / 29 Aprile 2012 in The Artist

Capolavoro assoluto, storia sensazionale, attori immensi.

non per tutti / 1 Aprile 2012 in The Artist

Per poter capire questo film occorre una certa sensibilità d’animo e l’abitudine a non fermarsi alle apparenze. il gioco di citazioni e sottintesi è talmente fitto e intelligente da renderlo una visione non alla portata di un pubblico medio basso. ma tant’è almeno ogni tanto ci scappa qualcosa di gradevole anche al cinema!

Originale oggi… / 28 Marzo 2012 in The Artist

Tanta fama, tanto rumore, tanta pubblicità per un film che nel 2012 risulta assurdo e fuori dal tempo ma che negli anni ’20 era l’unica espressione cimenatografica possibile. Storia banale ma in linea con la vita del tempo. Fa effetto il rivedere un lungometraggio del genere ma mi vedo non in linea con l’enorme effetto che ha provocato nei media. Sicuramente è originale ma oggi che siamo abituati a effetti speciali e 3D in ogni situazione. Il film non è nulla di particolare. L’effeto al cinema sicuramente lo fa apprezzare di più ma per il resto la sufficienza la ottiene ma chiamarlo capolavoro o film dell’anno ce ne vuole. E poi non so perché ma mi aspettavo qualcosa di più ed invece è semplicemente un film muto e nulla di più.
Da vedere solo per conoscere com’era il cinema i quegli anni.

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8 Marzo 2012 in The Artist

Di solito non vado al cinema, sono andata stasera a vedere questo. Credo che se l’avessi visto al pc o comunque in casa non avrei apprezzato.
All’inizio sembrava non andare poi ho cominciato a sorridere e l’ho trovato scorrevole e simpatico. Lei mi è piaciuta molto (più di lui). Secondo me è un buono spunto per molte riflessioni, non solo sulla storia del cinema.

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Infuso di stevia (reprise) / 4 Marzo 2012 in The Artist

Non capisco proprio il senso di questo film.
Se voleva essere un omaggio al cinema degli anni trenta, mi pare che abbia sbagliato modelli. È come se, per fare un esempio, per rendere omaggio alla migliore musica degli anni ’80 si realizzasse una cover di una canzone dei Duran Duran.
Si è scelto come modello un melò scontato, stravisto, strasentito, stratutto, finendo per realizzare un film innocuo, inerme, inutile, melenso e piagnone. E di cui si indovinava il finale fin dal primo fotogramma.
Meglio, molto meglio tentativi simili, che però non si è filato nessuno (La canzone più triste del mondo di Maddin o Juha di Kaurismäki).

La scena del sogno l’unica degna.

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4 Marzo 2012 in The Artist

Semplicemente, il miglior film che abbia visto in vita mia! alla fine del film, dopo aver goduto di una recitazione sublime da parte di entrambi gli attori (e del cagnolino, fantastico!), sulle note di una superba colonna sonora, in questo tuffo nel passato costruito con profondo sentire ma anche con grande ironia, è inevitabile chiedersi: a cosa servono le parole al cinema???
Un film che resta dentro!

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Una voce fuori dal coro / 2 Marzo 2012 in The Artist

Non mi diverte stroncare opere cinematografiche o di qualunque altro genere. Lo fanno spesso e volentieri i critici di professione. Ma vedo che tra gli utenti del social la prassi è assai diffusa. Ognuno ha le proprie buone ragioni, sia chiaro. Per questo film sono costretto a conformarmi alle consuetudini e ad andar controcorrente nel giudizio per mettere in guardia da un pericolo, che a quanto pare, nessun altro ravvisa fino a questo momento. A mio modo di vedere operazioni storicistiche come quella del neoplurioscarizzato The Artist non fanno affatto bene al cinema. Lo trovo più un abile prodotto commerciale concepito per proiettare lo staff nell’olimpo dell’industria hollywoodiana, in cerca di scritturazioni che, sono certo, non tarderanno a giungere. Ben vengano gli omaggi al cinema, ben venga il citazionismo se intelligente e sottile, ma di questa celebrazione così acritica e culturalmente asservita, proprio da una terra che lezioni di cinema potrebbe darne anzichè prenderne, credo che se ne potesse tranquillamente fare a meno. E’ comunque sintomatico della mancanza e pochezza di idee di molti lavori di oggi. Non credo che il cinema, come altre forme d’arte, debba essere riproduttivo, ricopiare la realtà o ancor peggio ricopiare se stesso. Il pastiche stilistico e l’eclettismo distruggono la capacità inventiva e la modernità. Il film mi fa pensare a quei centri commerciali in cui abbondano sfarzo e finte colonne greche, per suggestionare e sedurre, richiamando ciò che è radicato a livello inconscio ed accettato a livello conscio, ma con risultati estetici per lo meno dubbi. Non posso negare la bravura degli attori, che chiamerei in questo caso mestiere, visto che si limitano a copiare uno stile recitativo ben caratterizzato, ancorchè distante. Nel complesso, comunque, anche la copia non mi sembra del tutto riuscita, se si prendono in considerazione le luci, le scene, i movimenti di macchina. I mezzi tecnici a disposizione oggi sono molto diversi da quelli di un tempo. Nè credo che il cinema classico muto o sonoro abbia mai avuto storie, sviluppi narrativi, dialoghi e personaggi di analoga semplicità. L’imitazione non ha mai la stessa forza dell’originale, l’iterazione del già visto e del già sentito affievolisce le capacità critiche, quando il lavoro artistico dovrebbe stimolarle. Il cagnolino che fa simpatia, uno dei tanti prodotti pronti all’uso offerti dal film, lo si vede sempre più raramente persino in televisione ormai.
Insomma il trionfo del postmodernismo storicistico con almeno 2 decenni di ritardo, in un periodo cioè in cui questo è stato superato in quasi tutti i settori del pensiero. C’è bisogno di una nuova avanguardia e sono certo che questo film lascerà molte tracce nei palmares ma nessuna nella storia del cinema.

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25 Febbraio 2012 in The Artist

un film all’antica che in un periodo pieno di inutile 3D fa ancora emozionare. l’emozione dei volti mai sopra le righe dimostrano una capacità degli attori davvero straordinaria
visto e rivisto, ma penso di rivederlo ancora, spero venga premiato da molti Oscar.

2 Febbraio 2012 in The Artist

Finalmente ce l’ho fatta! Sono riuscito a vedere un film che in sala non è mai passato, neppure dopo aver sorpreso a Cannes, neppure dopo aver conquistato l’apprezzamento della critica ai Golden Globes e neppure dopo aver fatto incetta di nomination agli Oscar. Speriamo che una volta vinti i premi meritati – succederà perchè è giusto sia così – abbia l’onore del passaggio in sala.
Splendida la recitazione dei protagonisti (Dujardin è sublime in ogni espressione!) e fantastico il cast (Cromwell, Goodman e pure Malcolm McDowell in un cameo). Nell’era del 3D, di cui tralaltro sono un detrattore, l’eleganza e la grazia di questo gioiellino sono una vittoria della cultura e della passione sul mero tecnicismo. Hollywood va a pescare nel suo passato ed in sinergia con la tradizione francese del mimo ritrova un pezzo di sè che ha ancora tanti significati da comunicare. Il momento di passaggio da un’epoca all’altra, il futuro ed il passato, amore ed orgoglio. Questo film comunica moltissimo e senza bisogno delle parole (anche se quelle poche dette hanno un peso significativo).
E’ anche uno strumento meta-narrativo, è cinema che parla di sè e insieme un omaggio alla tradizione, attraverso un paio di scene memoerabili (l’incubo del sonoro ad esempio).
Ho da poco viesto “L’illusionista” e confermo che i francesi hanno un profondo rispetto per la loro tradizione mimica, capace di trasmettere emoziono anche attraverso la gestualità di un cartone animato, ma questo è ancora di più. E’ cinema così come deve essere.

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Magico / 22 Gennaio 2012 in The Artist

La magia del cinema..

Vorrei fare i complimenti alle altre recensioni.. qui c’è gente che ne capisce di cinema!

Di grande interesse è anche il trailer, che secondo me ha un montaggio eccezionale: http://www.youtube.com/watch?v=O8K9AZcSQJE

Vi segnalo anche questo articolo:
http://lnx.contro-mano.net/?p=747

Di Stefano Tetè / 19 Gennaio 2012 in The Artist

Per sognare un po’ e tornare indietro nel tempo, alle vecchie pollicole anni ’30. L’atmosfera è quella…provate, come me, a vederlo in una sala vecchio stampo ed in compagnia di una donna splendida. Tutto è ricreato in modo magnifico: gli ambienti, le auto, i costumi….l’espressività amplificata degli attori dei films muti. Persino i titoli di testa sono in stile ed il formato dell’immagine in 4/3. E poi ci sono alcuni anacronismi che riguardano sequenze oniriche, al tempo impossibili da realizzare (tipo quella delle figure rimpicciolite sul bancone del bar, o quella dei rumori nell’incubo). La trama è semplice ma è probabilmente inevitabile per un film muto. In compenso la figura della donna è ampiamente valorizzata….cosa che non credo fosse concepita negli anni ’30. Merita la visione, per chi ama le immagini e le emozioni celate…..piuttosto che i dialoghi che dicono tutto, compreso il superfluo!!! 🙂
Quasi dimenticavo…..la colonna sonora è perfetta! Calza a pennello ed emoziona.

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10 Gennaio 2012 in The Artist

Con l’imperversare del 3D e degli effetti speciali ci vuole un po’ di pazzia , ma anche parecchio genio, per proporre un film in bianco e nero , muto ma comprensibilissimo anche senza ricorrere ai (pochi) sottotitoli , con trama , ambientazione e sonoro in puro stile anni trenta e riuscire miracolosamente a riempire le sale .
Sia resa quindi meritata lode all’ottimo regista Hazanavicius ed al magnifico cast fra i quali , oltre al bravissimo Jean Dujardin , alla stupenda (in tutti i sensi) Berenice Bejo , i sempre inappuntabili John Goodman e James Cromwell , si deve obbligatoriamente citare Uggie , lo straordinario Jack Russel .
Finchè qualcuno avrà il coraggio di realizzare , produrre e distribuire lavori come questo si possono nutrire fondate speranze che il Cinema non morirà mai .
Un film a mio giudizio da Oscar per un inizio d’anno coi fiocchi !

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18 Dicembre 2011 in The Artist

Vedere quest’elogio al cinema di un tempo dimostra quanto grande e completa dovesse essere, allora, la preparazione di un attore: mimica facciale, gestualità, doti fisiche e capacità recitative dovevano comporre una macchina perfetta.
Il fatto che tutte queste caratteristiche, qui, funzionino davvero alla grande dimostra che il talento, affinato dalla pratica, è ancora in grado di sfornare veri gioielli.
Non è un caso che lavori analoghi, come quelli di Chomet per dire (es. L’Illusionista), siano altrettanto riusciti e parimenti poetici.
Perché di questo parla The Artist, della poesia del cinema, del suo potere totalizzante (vita = finzione, e viceversa), del piacere che genera “fare cinema” e goderne da spettatore.

Un lavoro impeccabile, per scelta del cast (vogliamo parlare del cagnetto?), ricostruzione (delle ricostruzioni!) d’ambiente e delle soluzioni tecniche (il sogno di Valentin è una bella trovata).
Dujardin é potente e credibile (e, quando balla, sorriso e capello complici, ricorda davvero Gene Kelly), la Dejo é davvero interessante e fresca, Cromwell ha un impeccabile phisique du role, Goodman pure, ma -purtroppo- il suo inconfondibile faccione sta invecchiando.

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Delicato e intenso / 17 Dicembre 2011 in The Artist

Che sfida quella di riproporre in un’epoca per lo più attenta agli effetti speciali un’idea di cinema così classica. Ma è una sfida vinta, e la dimostrazione che si può ancora fare cinema lasciando al centro gli elementi base della narrazione: trama, personaggi, ambientazione.
Davvero lodevoli i due attori: Bérénice Bejo è grandiosa e Jean Dujardin così calato nella parte che da solo permette il successo dell’operazione: salto a piè pari in un’altra epoca. Entrambi sono di un’espressività spesso troppo dimenticata oggi, ma che dimostra di poter comunicare appieno e che – senza bisogno di estremismi – se non altro è un peccato non affiancare (più) alle parole.
Splendido il bianco e nero, le ambientazioni, alcuni dettagli di ripresa, almeno tre o quattro scene che varrebbe la pena “ritagliare ad exemplum” e la mise en abyme narrativa e visiva del cinema che cita se stesso; qualche dubbio invece, per quanto mi riguarda, sulla musica. In alcuni punti si “staccava” dalle immagini e sembrava andare un po’ per conto suo.
L’impressione che coglie durante la visione è spesso quella di delicatezza e intensità insieme. Il giorno dopo è ancora lì, indelebile.

Ah, dimenticavo: la scena del sogno di George è sublime. Quest’irruzione del sonoro nella vita-fino-a-lì

E… a volerci ritornare sotteso al film ci vedrei un bellissimo messaggio sulla comunicazione/comunicabilità.

P.s.
Una notazione un po’ idiosincratica, ma… che bello riassaporare il gusto di immergersi in un flusso di immagini, in silenzio.

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14 Dicembre 2011 in The Artist

Colpo basso, bassissimo, una vera istigazione alla nostalgia e alla cinefilia pura industria hollywoodiana. E il film è bellissimo.
Se il canovaccio è la rivisitazione di Cantando sotto la pioggia, riveduta e corretta, la pellicola si porta molto oltre narrando la storia senza rinunciare al muto (quasi totale) e al bianco e nero. Stesso meccanismo di incontro dei protagonisti, stesso problema che ruota attorno alla rivoluzione sonora, però qui Valentin incarna il massimo del divismo e riassume le angosce di un vero artista come lo erano in fondo ai tempi tutte le grandi star obbligate a saper fare tutto, ballare, cantare, tirare di spada, andare a cavallo, piangere e ridere. Ed è l’orgoglio del suo saper fare che lo porta a “rovinarsi”, l’orgoglio e la consapevolezza che la sua arte si stia perdendo. Grande il lavoro sulle riprese con giochi infiniti di specchi, per tutte la scena del riflesso sullo scotch versato; la costruzione delle inquadrature tagliate da scale e ringhiere con tagli verticali ed orizzontali che segmentano geometricamente lo schermo; grande il gioco metacinematografico in cui la finzione è palese nei film dentro il film, ma ancora di più nel solo film che stiamo guardando così che ogni qual volta i protagonisti si muovono ecco le comparse partire, le macchine muoversi e i fondali gridare al posticcio a piena voce; grande anche il lavoro di sceneggiatura che ruota attorno alla parola e all’impossibilità di parlare.
Ma ovviamente ecco il sonoro che irrompe nell’incubo di Valentin perfidamente orrorifico e che rimbomba nella curatissima colonna sonora al cui vertice poniamo Hermann che, sebbene decontestualizzato, mette i brividi al solo ascoltarlo. E quindi è giusto che la chiave di volta sia infine il musical.
Citazioni a gogò, all’inizio c’è Lubitsch con le inquadrature che scrutano la reazione del pubblico alla visione del film (partita a quattro) e poi dalla regina cristina a viale sul tramonto (Clifton è la versione buonista dell’autista tutore), quel cane splendido Asta de L’uomo ombra e poi i siparietti fra i coniugi, quante se ne possono riconoscere e così via.
Menzione d’onore per i protagonisti, lui così in parte da sembrare essere arrivato da uno studio Paramount, lei sexy, molto sexy e notevolmente brava.
Pura magia

Ps. è un esercizio di stile, embè?

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