Recensione su Stella

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28 aprile 2011

I cineasti francesi riescono ad essere sempre attenti al mondo infantile/adolescenziale e ad esserlo in maniera incisiva, capace di coglierne l’essenza, le paure, le aspirazioni, le difficoltà, tutto ciò che fa di un bambino un bambino.
Anche Stella è un esempio bellissimo di cinema, mai banale, mai scontato e molto vero.

Racconta la solitudine del bambino, sola di fronte al mondo, la scuola in questo caso, sola in casa, sola nelle relazioni proprio nell’età in cui tutto è nuovo, tutto si deve affrontare, tutto si deve sfidare.
E la cosa più genuina è un’amicizia nata per sbaglio che le consente di vedere oltre il suo mondo, che la stimola con la competizione tipica dei ragazzini (legge perchè l’amica legge ), che le regala un po’ di sicurezza, una sorta di identificazione possibile nella completa diversità delle loro famiglie, un po’ di autonomia in un percorso che comunque lei dovrà fare da sola.
Anche qui a ben vedere il ruolo della scuola è decisivo, è quell’occasione che spesso viene ripetuta nel film, una opportunità di emanciparsi rispetto ad un retroterra famigliare devastato e al totale infantilismo dei propri genitori per i quali lei è dopotutto un peso. La scuola ritorna, per noi in Italia è quasi un monito, un posto dove non ci sono santini, è quell’arena che tutti conosciamo, con i nervosismi, le piccole lotte per la sopravvivenza, le difficoltà dello studio “accademico” (mi piace che le sue letture non servano a scuola, o meglio non servano a farla andare bene come per incanto, perchè grammatica, ortografia etc. si imparano con meccanismi differenti, noiosi, pesanti), i terribili minuti alla lavagna, i compiti copiati, la fascinazione per i professori che alimenta l’interesse per le loro materie.

Stella è una ragazzina in mezzo al guado che è la sua crescita, piano piano si estranea dal mondo dei suoi genitori, si innamora di un coetaneo e rifiuta di continuare a giocare con il suo grande amico al bar, il suo amore infantile, riesce a trovare una via a scuola per non farsi bocciare, ma continua a riconoscere l’amicizia della coetanea del suo paese di origine, una bambina perduta sin dai suoi anni più teneri, una bambina vitale, troppo cresciuta e infantile nonostante tutto, evitata da tutti a causa della sua famiglia in un luogo dove nulla è a dimensione di bambino, un’amicizia in cui Stella potrebbe assumere il ruolo che in città è ricoperto da Gladys.
Da notare la capacità di cogliere tutti gli aspetti del mondo dei ragazzi, il rapporto contrastato con i genitori e l’infinito amore che li lega ad essi, la violenza cieca dell’infanzia che sfiora il dramma, i sogni edulcorati e perfetti in cui ci si perde, gli orchi/adulti che si annidano ovunque.
Bella la scena dell’acquisto del primo libro, quasi un atto illegale

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