Il bambino con il pigiama a righe

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Il bambino con il pigiama a righe
Il bambino con il pigiama a righe

Germania, Anni '40. Bruno, un vivace e curioso bambino di otto anni, è figlio di un ufficiale nazista. Questi viene trasferito in campagna con tutta la famiglia, in prossimità di un campo di concentramento, per farne da supervisore. Il bambino, annoiato e solo, si spinge in esplorazione proprio in prossimità del lager e qui stringe amicizia con un misterioso coetaneo abbigliato solo di quello che Bruno interpreta come un pigiama a righe, e che vive confinato all'interno del campo.
scimmiadigiada ha scritto questa trama

Titolo Originale: The Boy in the Striped Pyjamas
Attori principali: Asa ButterfieldJack ScanlonVera FarmigaDavid ThewlisRupert FriendDavid Hayman, Amber Beattie, Sheila Hancock, Cara Horgan, Zac Mattoon O'Brien, Charlie Baker, Richard Johnson, Jim Norton, Domonkos Németh, Henry Kingsmill, Zsuzsa Holl, László Áron, Iván Verebély, Béla Fesztbaum, Mihály Szabados, Zsolt Sáfár Kovács, Gábor Harsai, Julia Papp
Regia: Mark Herman
Sceneggiatura/Autore: Mark Herman
Colonna sonora: James Horner
Fotografia: Benoît Delhomme
Costumi: Natalie Ward, Imre Orosz
Produttore: David Heyman, Christine Langan, Mark Herman
Produzione: Gran Bretagna, Usa
Genere: Drammatico, Guerra, Storia
Durata: 94 minuti

Sicuramente molto toccante / 25 Gennaio 2017 in Il bambino con il pigiama a righe

La storia è ben nota: il giovane Bruno (un altrettanto giovanissimo Asa Butterfield, una volta tanto gli attori giovani non si perdono per strada) è figlio di un ufficiale nazista e deve trasferirsi, dopo la promozione del babbo, vicino ad un campo di concentramento. Lui è inconsapevole di tutto, del resto è un bimbo di otto anni e si annoia. Alla fine decide di esplorare dove gli era stato proibito, e si imbatte, dopo tanta strada, in una rete metallica elettrificata, dietro alla quale c’è uno strano bimbo vestito con un “pigiama a righe”. E’ Shmuel (Jack Scanlon, che invece conferma la “regola” secondo la quale i giovanissimi attori difficilmente poi fanno grande carriera), un bambino ebreo chiuso in un campo di concentramento. Nonostante il babbo e il maestro di Bruno cerchino di fargli capire che deve anche lui odiare e stare alla larga dagli ebrei, lui non si fa condizionare, e, in segreto, diventa amico del bambino. Un’amicizia che sarà destinata a durare fino alla fine, ma nel modo peggiore possibile. Questa è sicuramente la scelta migliore, per quanto estremamente drammatica, del film. Secondo me in realtà la trama è un po’ troppo fantasiosa (non credo onestamente che un bimbo ebreo possa stare sempre durante il riposo in disparte senza che nessuna guardia nazista se ne accorga, idem per quanto riguarda il bimbo tedesco). Detto questo, il pezzo forte della storia è l’innocenza del bambino tedesco paragonata alle atrocità commesse già da suo padre stesso. Anche il messaggio di amicizia, come detto, è importante. Però dico anche che sull’argomento ci sono senz’altro film migliori, ecco perché mi sono “limitato”, per così dire, ad un sette. Comunque sia, un film toccante, che sa prendere e far riflettere, e, alla fine, è quello che conta realmente.

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27 Gennaio 2015 in Il bambino con il pigiama a righe

Ci sono due diverse tipologie di film che trattano il tema dell’olocausto: quelli che narrano di storie realmente accadute (magari romanzandole un po’, ma comunque in modo verosimile) e quelli che invece inventano una storia, più o meno plausibile, per far riflettere su quell’orribile episodio della storia del Novecento.
Tra questi ultimi vanno annoverati film quali La vita è bella, Train de vie, nonché questo film di Mark Herman, che usa un approccio completamente diverso dagli altri due anzidetti.
La shoah viene infatti mostrata attraverso gli occhi di due fanciulli di otto anni, il figlio di un comandante delle SS, inviato come ufficiale in un campo di concentramento, e un bambino ebreo internato nel lager stesso.
Sicuramente un’idea interessante (il film è tratto dal romanzo di John Boyne), con un finale fortemente tragico.
La storia narrata è tuttavia ricca di fatti inverosimili, di forzature costruite ad arte per far funzionare l’idea di fondo.
Eppure, verrebbe da dire, anche La vita è bella è assolutamente inverosimile! Forse anche più inverosimile di quanto sia la storia del piccolo Bruno e del suo amico Shmuel.
Ciò è vero, per certi versi. Tuttavia, secondo il mio personalissimo parere, un film come La vita è bella, pur nella sua artificiosità, è stato capace di toccare delle corde dentro di noi che altre pellicole non hanno saputo toccare, limitandosi a presentare una bella storia, con una morale profonda, ma incapace di regalare le medesime emozioni.
Ma qui si finisce chiaramente nel soggettivo.
Resta dunque, a mio parere, un film più apprezzabile per l’intenzione che per l’esecuzione, dove la violenza e la drammaticità dell’accaduto vengono edulcorate per rendere possibile la visione anche ad un pubblico più giovane (e questo è indubbiamente un aspetto positivo).

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8.5 / 6 Settembre 2013 in Il bambino con il pigiama a righe

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

I brividi, altro che pigiami a righe. Finale allucinante e allucinato. Le immagini di quelle due creature nude sballottate qua e là che si stringono la mano, e quell’occhio di luce che si apre rivelando un soldato (che qua pare quasi IL soldato, la personificazione stessa del nazista: stupido, duro, folle), la morte che arriva e poi di nuovo il buio.. Sono immagini che perseguitano dopo la visione, anche perché qui il buon vecchio “Tanto è solo un film” non vale. NON VALE.

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24 Dicembre 2012 in Il bambino con il pigiama a righe

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Comunque, c’è Vera (Figa) Farmiga – ormai ho tutta una serie di attrici vecchiotte che mi yummano proprio – e tanto basterebbe. La storia, uff, la sapevo già quasi tutta prima del film, il bambino che è figlio di un comandante di campo di concentramento (questi piacevoli senza dubbio personaggi), e ci vive di fianco ma non si rende mica conto, crede che quella sia una fattoria. E conosce un bambino ebreo attraverso il filo spinato e ci diventa amico ecc. Allora, a parte che questo bambino ebreo lì dentro sembra fare sempre un po’ quel che ca**o gli pare, e ora io non so, ma se avessi un campo di concentramento nazista, ecco, vedi come te lo faccio filare. Per cui è un po’ inverosimile. E poi il protagonista, col suo testolino pettinato da Hail Hitler, se lo perdono sempre tutti (ma Vera, che fa la mamma, la perdono di default). Comunque, diventano amici, i cazzi e i mazzi, la sorella bionda di 12 anni è nazistissima inquietorama, il papà fa il suo lavoro ecc. Quel che in effetti non mi aspettavo, e qui ve lo spoilero tantissimo per cui occhio, è che alla fine il non ebreo fa un bel buco per passare sotto il filo spinato, si mette un altrettanto bel pigiama a strisce anche lui e aiuta l’ebreo a cercare papà. E cerca che ti ricerca, e chissà dove sarà finito. E finiscono entrambi nel gruppone di detenuti. E li portano alle doccie. Sìssì, è solo una doccia. E ciao.
Hai capito, mi hanno gasato il bimbetto!!!
O_o
Stai male! Non l’avrei mai detto!
Non vi dico a questo punto già quanto è disperata Vera Farmiga. É uno scandalo. Far disperare così Vera Farmiga. Tzè.

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Agghiacciante!!! / 17 Settembre 2012 in Il bambino con il pigiama a righe

L’incapacità di un bambino nel capire il disegno folle dell’Olocausto. Figlio di un ufficiale nazista, Bruno si trova ad affrontare nella sua visione ancora totalmente giocosa una realtà che non riesce proprio a comprendere. Cosa succede… Cosa accade… Perché gli ebrei sono cattivi… Perché si vestono con il pigiama…
“Se tu mi trovassi un ebreo buono saresti il più grande esploratore del mondo…”.
Molto bello ma terrificante…

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