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Solaris

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Solaris

Filosofico, esistenziale / 14 Marzo 2016 in Solaris

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Una fantascienza filosofica molto profonda:
Questo film affronta il mistero esistenziale dell’uomo, arrivando una cruenta conclusione tutta da interpretare.
Io l’ho interpretata così:
L’uomo non ha bisogno di scoprire i misteri del cosmo, l’uomo non ha bisogno di allargare la terra, l’uomo ha solo bisogno dell’uomo.

22 Agosto 2015 in Solaris

Solaris è un’opera meno criptica rispetto a Stalker, altri film del regista che ho visto, ma non meno angosciosa. Un viaggio nel subconscio umano dove la fantascienza è solo un pretesto narrativo.

21 Giugno 2015 in Solaris

Solaris è stato presentato all’epoca della sua uscita come “la risposta sovietica a 2001: Odissea nello spazio”. Esigenze di marketing, certo, ma è vero che i due film condividono un tema comune: l’incomprensibilità di un’intelligenza diversa da quella umana. Ma mentre in 2001 il film intero approfondisce questa idea di partenza, con una serie di immagini e avvenimenti che volutamente lasciano lo spettatore disorientato, nel film russo l’alienità dell’oceano senziente del pianeta Solaris rimane sullo sfondo, e la vicenda costituisce solo un’occasione per i protagonisti di mettere alla prova la propria umanità, riconoscendola (o meno) nelle creature che l’oceano evoca traendole dalla loro mente. Il tentativo di comprendere gli scopi dell’intelligenza aliena – sembra dire Tarkovsky – è un’arrogante pretesa da freddi scienziati (si veda il personaggio di Sartorius).

Il problema principale del film, al di là di qualche filosofeggiamento un po’ confuso, è la scelta dell’attore protagonista, Donatas Banionis. Perennemente sudato e trasandato, corpulento, la sua credibilità risulta decisamente bassa. La somiglianza spiccata con un notissimo attore comico italiano non aiuta purtroppo lo spettatore del nostro paese a superare il problema, anzi. Molto felice invece la scelta della intensissima Natalya Bondarchuk. Belle le scenografie.

L’edizione italiana è uno scandalo nella storia del doppiaggio, con un Pier Paolo Pasolini totalmente incongruo nel suo accento friulano messo a doppiare il padre del protagonista. Per non parlare dei tagli che rendono incomprensibile il finale, e di altre alterazioni. Meglio affrontare l’originale russo con i sottotitoli: ne vale la pena.

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17 Giugno 2015 in Solaris

Uno dei grandi pregi di Tarkovskij è stato quello di aver usato la fantascienza in chiave squisitamente psicologica, per scrutare nei meandri della psiche umana.
Solaris, ancora più che Stalker, è l’emblema di questo cinema votato all’analisi introspettiva dell’inconscio. Il pianeta che da il titolo alla pellicola e il suo misterioso oceano di plasma non sono altro che pretesti per scavare nella mente del protagonista, che dopo aver perduto la moglie, suicidatasi dieci anni prima, la vede tornare in vita in carne e ossa (rectius, carne e neutrini) nella stazione spaziale che ruota attorno al pianeta extra-solare.
“Ma perché andiamo a frugare l’universo quando non sappiamo niente di noi stessi?”
L’immortalità di questi prodotti della mente, di queste vivissime allucinazioni, denotano quanto forte sia il potere della mente umana, l’unico organo capace di produzioni immortali all’interno di un corpo mortale ed effimero.
Il finale estraniante e misterioso, ma bellissimo, riporta poi la centralità sul tema degli affetti.
Solaris è un gran film, da molti ritenuto il capolavoro di Tarkovskij, anche se, a mio avviso, è inferiore, sia contenutisticamente sia (soprattutto) stilisticamente, a Stalker, che sette anni dopo entrerà nella filmografia del regista russo, passando inizialmente un po’ in sordina (rispetto al più immediato successo di Solaris), per poi venir consacrato a capolavoro soltanto dopo qualche tempo.
Stalker e Solaris hanno una medesima struttura per quanto riguarda la connotazione dei protagonisti, una sorta di trinità umana che rappresenta figurativamente il sapere scientifico (Sartorius), la logica illuministico-razionale (Snaut) e la pulsione religioso-passionale (il protagonista Kris Kelvin).
Presentato come “la risposta sovietica” a 2001 Odissea nello spazio (più per motivi di marketing che per altro), in realtà è inferiore anche a quest’ultimo, non riuscendo a replicarne né la potenza visiva né il piglio filosofico-visionario, attestandosi, per l’appunto, più su un piano strettamente psicologico.
La versione italiana uscita nelle sale fu pesantemente tagliata dal distributore nazionale, in modo assolutamente irragionevole: mancava buona parte della lunga introduzione, pur essenziale per capire le dinamiche contenutistiche oltre che il finale; mancavano alcuni dialoghi fondamentali e profondi, espunti arbitrariamente.
Fortunatamente la versione per home video è stata proposta senza tagli, con inserti in lingua originale con sottotitoli che fanno peraltro apprezzare ulteriormente l’intensità espressiva degli attori protagonisti, ancora una volta (come spesso accade per questi film a budget ridotto) doppiati in maniera non pienamente soddisfacente.

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9 Maggio 2013 in Solaris

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Solaris.
la risposta sovietica a 2001 Odissea nello spazio ?
Direi di no.

Mi ha spiazzato, turbato direi. Non voglio minimizzare Odissea nello spazio, pellicola che ho apprezzato moltissimo ma il film in questione mi ha fatto fare due o tre domande in più, oltre al fatto che è molto ma molto più negativo (pessimista). Tutto parte da una casa in campagna, la casa paterna, nel verde più totale. Un ambiente paterno, tranquillo, lontano dai caotici momenti e avvenimenti di una città.
Il protagonista di questa pellicola targata Tarkovskij è Kris uno scienziato che deve esser spedito su una stazione spaziale che orbita attorno al Pianeta Solaris in un universo poco noto. Il padre e Kris ricevono un ospite, un vecchio amico di famiglia ex astronauta di professione.
I primi 40 minuti del film sono un monito al nostro. L’amico paterno gli rivela infatti come anni prima strani avvenimenti siano accaduti nel corso della sua stessa operazione. Sin da questo momento capiamo l’aria che si respira all’interno della pellicola, l’opera è incentrata sull’uomo, il suo destino e la sua interiorità. Kris è diffidente verso l “‘amico” di famiglia, il padre definisce il figlio come una persona crudele proprio per la mancanza di tatto ma soprattutto di fiducia verso quello che in fin dei conti è un ospite. La decisione è ormai presa, lo scienziato parte verso l’ignoto si prepara per il lungo viaggio ma come suggerisce una scena del film: “Perché andare verso l’ignoto, cercare pianeti sconosciuti, nuove galassie, paesi lontani, quando non conosciamo noi stessi ?”
Qui giunto iniziano a manifestarsi strani fenomeni dovuti a un Oceano prima statico, poi in movimento, un Oceano che ha vita propria frutto di bombardamenti radioattivi. Kris è vittima di un gioco più grande di lui, è vittima di qualcosa che non può comprendere. Nella stazione si manifestano dei fantasmi, personaggi morti da tempo, Kris ritrova sua moglie Hari che si materializza più e più volte, quelle che sembrano allucinazioni in realtà sono il parto dell’Oceano in grado ora di materializzare il passato. Kris passa da uno stato di smarrimento a uno di riavvicinamento verso quella che era la sua amata. Ecco la difficoltà ad uscire da sé stessi e dai ricordi a cui siamo legati. Tarkovskij porta poi ad un’altra domanda, per lo meno credo sia una delle domande poi potrei anche sbagliarmi, è più umano l’uomo in carne ed ossa con il suo sospetto, la sua invidia, la sua diffidenza, la sua malvagità o qualcosa creato dai ricordi e dal passato ?
Alquanto pessimista il finale, non che il resto sia ottimista, con Kris che torna sulla Terra (?), nella stessa casa paterna ma qualcosa è cambiato, non si respira più la stessa aria…

DonMax

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21 Marzo 2013 in Solaris

Tarkovskij nel saggio Scolpire il tempo : “Accadde così che l’uomo, questo ‘coronamento della natura’ comparve sulla terra allo scopo di conoscere perché propriamente egli vi comparisse o vi fosse inviato. E per mezzo dell’uomo il Creatore conosce se stesso. Questo cammino viene chiamato usualmente evoluzione; un cammino che viene accompagnato dal tormentoso processo di autoconoscenza”

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Una tortura. / 3 Agosto 2012 in Solaris

Allora, questo film nella sua versione integrale dura tre ore. La prima ora è una carrellata di conferenze e immagini riprese dalle strade di Tokyo, con tanto di visibilissima segnaletica in Giapponese (perché evidentemente Tokyo aveva già ai tempi del film un aspetto da città del futuro, ma il risultato dà un ridicolo senso di copia/incolla): di sottofondo, una voce narrante in russo sottotitolato parla incessantemente per tutta l’ora in un borbottio perfettamente privo di qualsiasi inflessione, spiegando la scienza del ‘solarismo’. Poi il protagonista viene mandato in missione, e le successive due ore sono un susseguirsi di sguardi e silenzi.
Profondissimo, filosoficissimo, piacerà di sicuro a quei radical chic che amano darsi un tono da intellettuali.
Per chiunque non abbia simili velleità, è una tortura. Un’ora di monologo russo sottotitolato più due ore di sguardi e silenzi. Non mi stupisce che i russi siano così tetri e fatalisti e si diano al bere per dimenticare.

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Comunque è troppo poco / 11 Settembre 2011 in Solaris

Coinvolgente, avvolgente, sconvolgente, affascinante, sorprendente, così “oltre” da lasciare esterrefatti, non importa quanto cinema – anche di quello più “vero” – si possa aver visto. Solaris è un film che va visto con quella “fanta-coscienza” giustamente inventata all’uopo nel tentativo di far “intendere a coloro che non intendevano” ciò che Tarkovskij aveva osato mettere in scena. Una “fantascienza” che non è invecchiata con il passare degli anni e delle tecnologie, perché parlava di quella “cosa” misteriosa, sfuggente, relativamente indescrivibile, difficilmente misurabile o riducibile anche all’individuazione dei meccanismi cerebrali più sofisticati, che si chiama “coscienza”.

La resa dell'”oceano”, così “vivo” e insieme silente e insondabile: un’intuizione visiva grandiosa e poetica di qualcosa che oggi – anche grazie all’evoluzione scientifica e alla contaminazione tra culture molto lontane – diamo molto più per scontata.
La dimensione del sentimento (conscio o inconscio) come ciò che crea la realtà (che siamo e che ci circonda).
Il senso della bellezza (l’arte) e del “sacro” (che con la religione non c’entra) come una delle poche risposte salvifiche possibili a quel mistero destinato a rimanere tale: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo? Cos’è “vivere”?
L’amore, come una delle poche cose che allevia lo smarrimento davanti all’immensità e all’ignoto – interiore o esteriore che sia…

Ma è ancora troppo poco, perché (ancora una volta) è Tarkovskij.

P.s.
Ma come ha potuto Steven Soderbergh “violentare” così (mediocrizzandola a tal punto) quest’opera? Viene quasi voglia di offrirgli la “prova del fuoco” leggendo il libro, passo che con Tarkovskij non si sente minimamente il desiderio o l’esigenza di compiere, poiché qualunque siano state le suggestioni ricevute la grandiosità della resa filmica è fuori discussione.

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11 Marzo 2011 in Solaris

Faccio riferimento ovviamente alla versione integrale, quella che è possibile avere su dvd con i primi 50 minuti sottotitolati perchè recupera i tagli operati dalla prima distribuzione italiana.

In mezzo al tema caro a Tarkovskij del rapporto fra scienza, cultura ed etica, fra limiti della conoscenza e volontà pura di conoscere, fra arte e scienza, fra umano e “disumano”, troviamo un profondo dipinto della psicologia umana, delle sue paure e dei suoi bisogni inconsci. Quelle proiezioni dei desideri, dei lati oscuri, dell’iconfessato al nostro essere cosciente che il mare di Solaris ricrea, immortali, ma, nel vivere, umanissime sono un richiamo fortissimo. E’ la parte che più mi ha affascinato, il desiderio slegato e libero dai lacci della razionalità, una volta liberato, diviene vivo e indipendente, ti guarda in faccia. Il bisogno e la paura non solo di ciò che di sconosciuto e non governabile esiste oltre e fuori dell’uomo, fuori dai suoi confini naturali, quindi la terra, ma anche e soprattutto il bisogno di ciò che di sconosciuto alberga all’interno dell’uomo, questo intreccio inscindibile di tensioni umane e troppo umane è l’aspetto più interessante per me.
Il film nella sua parte terrestre è una meravigliosa ricostruzione pittorica, visivamente bellissima, nella sua parte nello spazio comincia tutto il discorso della rappresentazione del futuro tecnologico non asettico e pulitissimo, ma corrotto e sporco. In tarkovskij il potere della tradizione, intesa come cultura, come famiglia, come radice, come casa è fortissima. Non per nulla questo film di fantascienza, per quanto atipico, non guarda oltre il confine dell’uomo ma dentro l’uomo e guarda alla sua storia sociale e privata, il film infatti ha una struttura circolare quasi perfetta.

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