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Recensione su Solaris

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21 giugno 2015

Solaris è stato presentato all’epoca della sua uscita come “la risposta sovietica a 2001: Odissea nello spazio”. Esigenze di marketing, certo, ma è vero che i due film condividono un tema comune: l’incomprensibilità di un’intelligenza diversa da quella umana. Ma mentre in 2001 il film intero approfondisce questa idea di partenza, con una serie di immagini e avvenimenti che volutamente lasciano lo spettatore disorientato, nel film russo l’alienità dell’oceano senziente del pianeta Solaris rimane sullo sfondo, e la vicenda costituisce solo un’occasione per i protagonisti di mettere alla prova la propria umanità, riconoscendola (o meno) nelle creature che l’oceano evoca traendole dalla loro mente. Il tentativo di comprendere gli scopi dell’intelligenza aliena – sembra dire Tarkovsky – è un’arrogante pretesa da freddi scienziati (si veda il personaggio di Sartorius).

Il problema principale del film, al di là di qualche filosofeggiamento un po’ confuso, è la scelta dell’attore protagonista, Donatas Banionis. Perennemente sudato e trasandato, corpulento, la sua credibilità risulta decisamente bassa. La somiglianza spiccata con un notissimo attore comico italiano non aiuta purtroppo lo spettatore del nostro paese a superare il problema, anzi. Molto felice invece la scelta della intensissima Natalya Bondarchuk. Belle le scenografie.

L’edizione italiana è uno scandalo nella storia del doppiaggio, con un Pier Paolo Pasolini totalmente incongruo nel suo accento friulano messo a doppiare il padre del protagonista. Per non parlare dei tagli che rendono incomprensibile il finale, e di altre alterazioni. Meglio affrontare l’originale russo con i sottotitoli: ne vale la pena.

2 commenti

  1. hartman / 22 giugno 2015

    Molto interessante la tua chiave di lettura…
    quanto alla somiglianza con Villaggio, giuro di non averci fatto caso, ma ora che lo dici, beh, è proprio lui!! 🙂
    (nel backdrop poi è impressionante)
    il fatto che vi fosse Pasolini tra i doppiatori mi era sfuggito, così come il fatto che si sia assecondata la sua teoria del doppiaggio dialettale… in ogni caso l’effetto non mi piace, e appoggio il tuo consiglio di vederlo in l.o. con sottotitoli (già da sé sarà un buon motivo per rivederlo)…

  2. Achero / 22 giugno 2015

    Grazie per avermi invogliato a rivederlo con la tua recensione!

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