Recensione su Solaris

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17 giugno 2015

Uno dei grandi pregi di Tarkovskij è stato quello di aver usato la fantascienza in chiave squisitamente psicologica, per scrutare nei meandri della psiche umana.
Solaris, ancora più che Stalker, è l’emblema di questo cinema votato all’analisi introspettiva dell’inconscio. Il pianeta che da il titolo alla pellicola e il suo misterioso oceano di plasma non sono altro che pretesti per scavare nella mente del protagonista, che dopo aver perduto la moglie, suicidatasi dieci anni prima, la vede tornare in vita in carne e ossa (rectius, carne e neutrini) nella stazione spaziale che ruota attorno al pianeta extra-solare.
“Ma perché andiamo a frugare l’universo quando non sappiamo niente di noi stessi?”
L’immortalità di questi prodotti della mente, di queste vivissime allucinazioni, denotano quanto forte sia il potere della mente umana, l’unico organo capace di produzioni immortali all’interno di un corpo mortale ed effimero.
Il finale estraniante e misterioso, ma bellissimo, riporta poi la centralità sul tema degli affetti.
Solaris è un gran film, da molti ritenuto il capolavoro di Tarkovskij, anche se, a mio avviso, è inferiore, sia contenutisticamente sia (soprattutto) stilisticamente, a Stalker, che sette anni dopo entrerà nella filmografia del regista russo, passando inizialmente un po’ in sordina (rispetto al più immediato successo di Solaris), per poi venir consacrato a capolavoro soltanto dopo qualche tempo.
Stalker e Solaris hanno una medesima struttura per quanto riguarda la connotazione dei protagonisti, una sorta di trinità umana che rappresenta figurativamente il sapere scientifico (Sartorius), la logica illuministico-razionale (Snaut) e la pulsione religioso-passionale (il protagonista Kris Kelvin).
Presentato come “la risposta sovietica” a 2001 Odissea nello spazio (più per motivi di marketing che per altro), in realtà è inferiore anche a quest’ultimo, non riuscendo a replicarne né la potenza visiva né il piglio filosofico-visionario, attestandosi, per l’appunto, più su un piano strettamente psicologico.
La versione italiana uscita nelle sale fu pesantemente tagliata dal distributore nazionale, in modo assolutamente irragionevole: mancava buona parte della lunga introduzione, pur essenziale per capire le dinamiche contenutistiche oltre che il finale; mancavano alcuni dialoghi fondamentali e profondi, espunti arbitrariamente.
Fortunatamente la versione per home video è stata proposta senza tagli, con inserti in lingua originale con sottotitoli che fanno peraltro apprezzare ulteriormente l’intensità espressiva degli attori protagonisti, ancora una volta (come spesso accade per questi film a budget ridotto) doppiati in maniera non pienamente soddisfacente.

2 commenti

  1. paolodelventosoest / 17 giugno 2015

    Ti seguirò a ruota entro breve… Solaris è il mio prossimo Tarkovskij 🙂
    Mooolto meglio le versioni originali con i sottotitoli!

  2. hartman / 17 giugno 2015

    assolutamente @paolodelventosoest… anche se in questo caso guardarlo in italiano aiuta a identificare le scempiaggini compiute dai distributori, che hanno tagliato cose inaudite (le parti tagliate le riconosci perché sono in lingua originale)… per Stalker, invece, assolutamente in russo con sottotitoli…

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