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Recensione su Solaris

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11 marzo 2011

Faccio riferimento ovviamente alla versione integrale, quella che è possibile avere su dvd con i primi 50 minuti sottotitolati perchè recupera i tagli operati dalla prima distribuzione italiana.

In mezzo al tema caro a Tarkovskij del rapporto fra scienza, cultura ed etica, fra limiti della conoscenza e volontà pura di conoscere, fra arte e scienza, fra umano e “disumano”, troviamo un profondo dipinto della psicologia umana, delle sue paure e dei suoi bisogni inconsci. Quelle proiezioni dei desideri, dei lati oscuri, dell’iconfessato al nostro essere cosciente che il mare di Solaris ricrea, immortali, ma, nel vivere, umanissime sono un richiamo fortissimo. E’ la parte che più mi ha affascinato, il desiderio slegato e libero dai lacci della razionalità, una volta liberato, diviene vivo e indipendente, ti guarda in faccia. Il bisogno e la paura non solo di ciò che di sconosciuto e non governabile esiste oltre e fuori dell’uomo, fuori dai suoi confini naturali, quindi la terra, ma anche e soprattutto il bisogno di ciò che di sconosciuto alberga all’interno dell’uomo, questo intreccio inscindibile di tensioni umane e troppo umane è l’aspetto più interessante per me.
Il film nella sua parte terrestre è una meravigliosa ricostruzione pittorica, visivamente bellissima, nella sua parte nello spazio comincia tutto il discorso della rappresentazione del futuro tecnologico non asettico e pulitissimo, ma corrotto e sporco. In tarkovskij il potere della tradizione, intesa come cultura, come famiglia, come radice, come casa è fortissima. Non per nulla questo film di fantascienza, per quanto atipico, non guarda oltre il confine dell’uomo ma dentro l’uomo e guarda alla sua storia sociale e privata, il film infatti ha una struttura circolare quasi perfetta.

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