Recensione su Solaris

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9 Maggio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Solaris.
la risposta sovietica a 2001 Odissea nello spazio ?
Direi di no.

Mi ha spiazzato, turbato direi. Non voglio minimizzare Odissea nello spazio, pellicola che ho apprezzato moltissimo ma il film in questione mi ha fatto fare due o tre domande in più, oltre al fatto che è molto ma molto più negativo (pessimista). Tutto parte da una casa in campagna, la casa paterna, nel verde più totale. Un ambiente paterno, tranquillo, lontano dai caotici momenti e avvenimenti di una città.
Il protagonista di questa pellicola targata Tarkovskij è Kris uno scienziato che deve esser spedito su una stazione spaziale che orbita attorno al Pianeta Solaris in un universo poco noto. Il padre e Kris ricevono un ospite, un vecchio amico di famiglia ex astronauta di professione.
I primi 40 minuti del film sono un monito al nostro. L’amico paterno gli rivela infatti come anni prima strani avvenimenti siano accaduti nel corso della sua stessa operazione. Sin da questo momento capiamo l’aria che si respira all’interno della pellicola, l’opera è incentrata sull’uomo, il suo destino e la sua interiorità. Kris è diffidente verso l “‘amico” di famiglia, il padre definisce il figlio come una persona crudele proprio per la mancanza di tatto ma soprattutto di fiducia verso quello che in fin dei conti è un ospite. La decisione è ormai presa, lo scienziato parte verso l’ignoto si prepara per il lungo viaggio ma come suggerisce una scena del film: “Perché andare verso l’ignoto, cercare pianeti sconosciuti, nuove galassie, paesi lontani, quando non conosciamo noi stessi ?”
Qui giunto iniziano a manifestarsi strani fenomeni dovuti a un Oceano prima statico, poi in movimento, un Oceano che ha vita propria frutto di bombardamenti radioattivi. Kris è vittima di un gioco più grande di lui, è vittima di qualcosa che non può comprendere. Nella stazione si manifestano dei fantasmi, personaggi morti da tempo, Kris ritrova sua moglie Hari che si materializza più e più volte, quelle che sembrano allucinazioni in realtà sono il parto dell’Oceano in grado ora di materializzare il passato. Kris passa da uno stato di smarrimento a uno di riavvicinamento verso quella che era la sua amata. Ecco la difficoltà ad uscire da sé stessi e dai ricordi a cui siamo legati. Tarkovskij porta poi ad un’altra domanda, per lo meno credo sia una delle domande poi potrei anche sbagliarmi, è più umano l’uomo in carne ed ossa con il suo sospetto, la sua invidia, la sua diffidenza, la sua malvagità o qualcosa creato dai ricordi e dal passato ?
Alquanto pessimista il finale, non che il resto sia ottimista, con Kris che torna sulla Terra (?), nella stessa casa paterna ma qualcosa è cambiato, non si respira più la stessa aria…

DonMax

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