Recensione su Si può fare

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9 Febbraio 2012

Onesto lavoro italiano con venature divertenti.
Nulla di trascendentale, la macchina da presa a servizio della storia, ma degli attori bravissimi, una storia interessante, un sano ottimismo della volontà che confeziona un film appunto onesto e di un certo valore complessivo.
L’incipit è molto promettente, in 5 battute 5 condensa bene la sinistra, il sindacato degli anni 80, le sue fratture, la sua crisi, il valore delle sue basi, ossia i piccoli funzionari volenterosi.
La storia è vera, siamo alla sperimentazione delle cooperative che reinseriscono i primi liberati da Basaglia, appunto un qualcosa da costruire che il protagonista realizza attraverso l’applicazione del buon senso e dei rigorosi inviolabili principi della collaborazione, dunque della cooperazione, dunque del suo credo sindacale.
Nel cammino tragicomico di questo gruppo di persone il film si confronta con il valore della legge 180, le difficoltà e le speranze attorno ad essa.

Di nuovo, dunque, Basaglia viene portato a pietra angolare della storia di questo paese (penso alla Meglio gioventù di cui ritengo essere il taglio attraverso la “storia” della malattia mentale la cosa migliore), qui tutto gestito più come caso esemplare, dal respiro molto corto, solo 3 anni, ma che rileva come sia stato profondo il cambiamento culturale, come sia stato importante il salto di civiltà della maggioranza “sana” nel confrontarsi con la minoranza fortemente “diversa” e problematica.

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