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Recensione su Ruggine

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19 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

é questo un film di un regista di cui Amica P. mi dice da anni gran bene, senza quasi mai convincermi ad andare a cercare i film, tale Daniele Gaglianone. Qui è al suo primo film con attori noti. La storia segue il percorso del doppio binario temporale, con l’oggi e il passato che si intrecciano e si spiegano. Nel presente vediamo Accorsi, Mastandrea e lei non ricordo chi sia vivere le loro vite, mentre affiorano ricordi di quel che è successo. Il passato è un’Italia anni ’70-’80 di case popolari ai limiti ti una qualche grande città, abitate da famiglie povere e ignoranti i cui figli si riuniscono per andare a giocare al “castello”, un complesso di silos e altre costruzioni metalliche arrugginite e cadenti. Inizia una cadena di delitti ai danni di giovani ragazzine, il nuovo dottore del quartiere, che è Filippo Timi, si rivelerà a poco a poco essere l’uomo nero da cui scappare o da dover affrontare. Il film merita perché i pezzi alla fine si riuniscono davvero tutti, scacciando le perplessità iniziali. Paradossalmente la parte più debole è quella moderna, con Accorsi che vabbè, è Accorsi, e non è che gli si possa chiedere più di tanto, e meno male che ha una parte facile, gioca in continuazione col povero figlio che non si capisce perché non lo mandi mai a cagare (il figlio a lui eh). La lei che non ricordo pure è deboluccia, Mastandrea spacca come al solito, ma perché lui nelle parti da cane bastonato con quella faccia, dai, ci sguazza. Il passato e la caratterizzazione di quell’Italia povera sono invece giustamente in primo piano, la storia da tutte le risposte, la ruggine del “castello” è la stessa ruggine che è rimasta attaccata all’animo dei protagonisti bambini di quell’orribile avventura. Timi è bravo assai ed esaspera i tratti del maniaco mefistofelico che si approfitta della fiducia della povera gente, penso più per scelta del regista che altro, e a qualcuno questo non è piaciuto troppo, mentre io non l’ho affatto trovato fuori posto.

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