Recensione su Romanzo di una strage

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Provaci ancora, Marco Tullio! / 28 Aprile 2012 in Romanzo di una strage

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ho letto praticamente qualsiasi documento scritto possibile sulla strage di piazza Fontana, per questo attendevo questa uscita con ansia nonostante i film di Giordana riescono sempre inesorabilmente a evocarmi atmosfere da fiction firmata Rai1: mi aspetto sempre che dopo una ventina di minuti della visione passi una pubblicità, oppure che alla fine compaia il faccione da schiaffi di Bruno Vespa corredato dalla colonna sonora di ‘Via col vento’ e inizi ‘Porta a porta’. Dopo essermi scervellata su ‘La meglio gioventù’, con questa ultima opera credo di essere riuscita a capire perché questo regista non mi convince: i suoi film mancano di coraggio, e quello che sto recensendo non fa eccezione. Mi spiego: quando si produce una pellicola per la tv lo si fa rivolgendosi al massimo numero di spettatori possibili, si deve insomma cercare di non scontentare nessuno, tirare fuori l’argomento spinoso cercando di essere comunque politicamente corretti; per quanto riguarda gli attori, si cercano le solite facce, quelle già note e già amate dal pubblico, e al diavolo se con il personaggio che interpretano c’entrano come i cavoli a merenda…. in parole povere, si va sul sicuro. Beh, Giordana è uno che cerca l’argomento spinoso per poi andare sul sicuro, per attrarre tanti spettatori in sala (critici compresi) e non farne uscire scontento nessuno, sperando nei vuoti di memoria -storica- di chi c’era e nella disinformazione di chi è venuto dopo; basti vedere come tratta le figure più importanti del suo ‘romanzo’: Pinelli mi ricorda tanto l’imitazione di Don Camillo che Favino presentò tempo fa da Crozza, Moro è ridotto ad una sorta di inconsapevole Papà Castoro che racconta aneddoti e cita Goethe mentre intorno a lui i ‘cattivi’ tramano nell’ombra….e che dire di Calabresi? Vogliamo ancora fare finta che quando Pinelli è volato giù da quella finestra l’integerrimo commissario non fosse presente? Moro e Calabresi sono due figure praticamente intoccabili per l’opinione pubblica italiana, e Giordana non si permette minimamente di scalfire quell’alone di santità che si è posato sui loro volti negli anni, regalandoci così una caricatura nel primo caso, uno stereotipo nell’altro. Continuo? Molti dei personaggi secondari rasentano la macchietta (Valpreda su tutti, ma anche gli stessi ministri), regia senza infamia e senza lode, tono generale della recitazione manierato e didascalico, a tratti quasi teatrale,e per finire una Chiatti in un ruolo talmente inutile da fare tenerezza: non ci siamo, proprio non ci siamo. Però strappa comunque la sufficienza, perché ha un suo valore divulgativo riguardo ad una brutta storia della quale non si parla mai abbastanza. Ultima considerazione: Lo Cascio -come sempre- alza nettamente il livello, unico promosso in un mare di rimandati a settembre.

1 commento

  1. signormario / 20 Maggio 2012

    Il film strappa una risicata sufficienza, ma la tua recrnsione è da 10 e lode!

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