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I cento passi

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I cento passi
I cento passi

Cinisi, Sicilia. Fine degli anni Settanta. Il cadavere di Peppino Impastato, sindacalista impegnato nel contrastare la mafia locale, viene trovato nello stesso giorno in cui viene fatto rinvenire quello di Aldo Moro. Sul momento, la sua morte passa inosservata ai più, ma segna indelebilmente la Sicilia e la storia della lotta alla mafia.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: I cento passi
Attori principali: Luigi Lo CascioPaolo BrigugliaLuigi Maria BurruanoTony SperandeoLucia SardoAndrea Tidona, Claudio Gioè, Antonino Bruschetta, Paola Pace, Domenico Centamore, Aurora Quattrocchi, Gaspare Cucinella, Dario Veca
Regia: Marco Tullio Giordana
Sceneggiatura/Autore: Marco Tullio Giordana, Monica Zapelli, Claudio Fava
Produzione: Italia
Genere: Drammatico, Biografico
Durata: 114 minuti

I cento passi a sinistra / 4 Febbraio 2014 in I cento passi

Io di questi film italiani basati su personaggi e temi così complessi e importanti non capirò mai due cose: innanzitutto perché a trasmetterli è sempre e solo la Rai e poi, cosa più importante, perché devono essere patrimonio indiscusso della sinistra.
Sono davvero stanca di vedere pugni alzati, bandiere rosse e comunità di giovani hippie/anarchici/radical chic nullafacenti. Credo che molte battaglie, come quelle alla mafia e all’illegalità, non passino necessariamente attraverso tutto questo e, anzi, prescindano da schieramenti politici. Purtroppo però in film come I Cento Passi o anche Fortapàsc e molti altri (ad esempio mi viene da citare 20 Sigarette che ho lasciato perdere dopo cinque minuti proprio per questi motivi e forse anche Diaz che però non ho avuto ancora il piacere di vedere) il messaggio che si vuol far passare è questo: la cultura è patrimonio di sinistra, figure come quella di Peppino Impastato sono patrimonio di sinistra e addirittura persino lotte importanti, nel caso de I Cento Passi quella alla mafia, sono di sinistra; di conseguenza il male è dall’altra parte.
Forse io sono troppo conservatrice per guardare film italiani impregnati così tanto di politica (non per qualcosa, ma solo perché purtroppo in Italia non si è secondo me ancora abbastanza maturi per affrontare con saggezza quest’argomento) e forse è meglio che non ne veda più. Anche perché a dispiacermi è soprattutto che con tutta questa propaganda poi a rimetterci sia, almeno in questo caso, il povero Peppino Impastato che dovrebbe essere un esempio e attirare consensi, mentre invece grazie a questo film a me ha solo fatto venire un bel po’ d’orticaria. Poi, certo, il mio giudizio non proprio positivo sarà anche causato dalla poca simpatia che m’ispira Luigi Lo Cascio e da alcune scelte registiche e di sceneggiatura del tutto discutibili, ma questi, alla fin fine, rimangono comunque problemi secondari rispetto all’essenza e alla direzione non proprio cristalline conferite a questa pellicola.

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18 Dicembre 2012 in I cento passi

Nel mio liceo è stata organizzata l’autogestione e io, quale piccolo appassionato di film, mi sono proposto di dirigere il corso di cineforum dove, ogni giorno, propongo un film diverso.
E oggi è toccato a ” I cento passi”, film eccelso, che però non avevo mai visto. Ovviamente, nemmeno a dirlo, dopo appena 20 minuti di silenzio tombale, molti ragazzi iniziano a fare chiasso e a distrarsi.
E io ci rimango male fino a quando, sconsolato dopo la fine del film, mi alzo e accendo le luci: due ragazze stavano singhiozzavano con il volto bagnato dalle lacrime. Sì, mi sono sentito realizzato: la bellezza e durezza di questo film, a qualcuno è arrivata. E’ un film così duro da fare male ma deve essere visto. Rimpiango solo di aver passato troppo tempo senza averlo visto.

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11 Marzo 2012 in I cento passi

Marco Tullio Giordana non fallisce mai nella realizzazione di film che parlano dei fatti più drammatici della nostra storia. Bravissimi tutti gli attori ed eccelso, come sempre, Luigi Lo Cascio!

Citazione / 23 Febbraio 2012 in I cento passi

“Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale.
Non ci sarà nessun comizio e non ci saranno più altre trasmissioni. Peppino non c’è più, è morto, si è suicidato. No, non sorprendetevi perché le cose sono andate veramente così. Lo dicono i carabinieri, il magistrato lo dice. Dice che hanno trovato un biglietto: “voglio abbandonare la politica e la vita”.
Ecco questa sarebbe la prova del suicidio, la dimostrazione. E lui per abbandonare la politica e la vita che cosa fa: se ne va alla ferrovia, comincia a sbattersi la testa contro un sasso, comincia a sporcare di sangue tutto intorno, poi si fascia il corpo con il tritolo e salta in aria sui binari. Suicidio.
Come l’anarchico Pinelli che vola dalle finestre della questura di Milano oppure come l’editore Feltrinelli che salta in aria sui tralicci dell’Enel. Tutti suicidi. Questo leggerete domani sui giornali, questo vedrete alla televisione. Anzi non leggerete proprio niente, perché domani stampa e televisione si occuperanno di un caso molto importante. Il ritrovamento a Roma dell’onorevole Aldo Moro, ammazzato come un cane dalle brigate rosse. E questa è una notizia che naturalmente fa impallidire tutto il resto. Per cui chi se ne frega del piccolo siciliano di provincia, ma chi se ne fotte di questo Peppino Impastato. Adesso fate una cosa: spegnetela questa radio, voltatevi pure dall’altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa che niente può cambiare. Voi avete dalla vostra la forza del buonsenso, quella che non aveva Peppino.
Domani ci saranno i funerali. Voi non andateci, lasciamolo solo. E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma no perché ci fa paura, perché ci da sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia. E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso, tu sei stato un ingenuo, sei stato un nutto immescato cu niente. “

SALVO VITALE [Discorso fatto a Radio Aut la notte della morte di Peppino Impastato]

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26 Gennaio 2012 in I cento passi

questo film non lascia scampo. ci sbatte alla realtà dei nostri ruoli anche se fosse solo quello di semplici spettatori. un film che apre le tante scatole cinesi non solo sulla questione mafia (non credo sia un film di mafia), ma sul silenzio omertoso di chi ha tentato di rendere peppino impastato solo un numero nella lista rosso sangue dei morti siciliani. oltre la rilevanza della morte mi colpisce il percorso della sua vita all’interno di una società che con una mano combatte e con l’altra foraggia il suo stesso nemico (grosse sono anche le responsabilità della sinistra nell’isolamento che ha portato alla sua condanna) che, anche se con la maschera di uno zio tano, non può eliminare in quanto si trattava del suo stesso cuore. una società che non permetteva la gestione libera del proprio esistere in quanto avrebbe dovuto sostituire il potere al poter essere.
un film che ripercorre esperienze comuni (le radio libere, le comunità hippy, i cineforum, i dibattiti che si trasformavano in schitarrate…). esperienze che si completano, si trasformano e si superano senza necessariamente ricorrere alla retorica delle immagini aprendo con delicatezza e sacralità le scatoli cinesi della narrazione lasciandoci il gusto di essere partecipi, di riconoscerci e di essere urlanti in quei cento passi che, come in tanti film del buon sergio leone, la sfida del coraggio del debole diventa arma più efficace contro il silenzio dei forti dietro le persiane chiuse. peppino impastato fu un eroe greco, come lo furono rostagno e tanti altri, di questa lotta ad armi impari, ma bellissimo è anche l’uomo/ragazzo testardo, irascibile, ma alla fine toccante nei suoi pensieri, nei suoi scritti e nel suo vivere.
il messaggio di speranza che la scena finale concede ci insegna a credere, ad andare avanti fino alla fine, abbracciati oltre che all’ideale, al proprio modo di vivere anche se non ti fa scegliere il modo di morire.
nel mio ruolo di spettatore un applauso sentito, ma come uomo l’apprezzamento per questa figura scostante, rigida che non perdonava nulla, neanche a se stesso, neanche a quel suo corpo minuto di cui ci hanno lasciato pochi brandelli, ma che è riuscito a conservare un vero cuore rivoluzionario.

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