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Recensione su L'amore che resta

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Love is a verb, love is a doing word (Massive Attack) / 16 ottobre 2011 in L'amore che resta

(Sette stelline e mezza)

Van Sant mi piace molto: apprezzo tanto il suo sguardo oggettivo, distante, ma sempre partecipe. E la sua sensibilità mi colpisce puntualmente.
Sa raccontare bene le sue storie, sviscerandole con un tocco lieve ma pieno di carattere.

In quest’ultimo film, la lacrima è perennemente in agguato, vuoi per l’argomento che muove la storia, vuoi per il senso di ineluttabilità che queste situazioni trainano inevitabilmente con sé.
Fortunatamente, il tono inevitabilmente patetico del racconto è mitigato da una bella caratterizzazione dei personaggi che, pur stereotipati, sono credibili quanto basta, ben supportati dalla bella interpretazione della Wasikowska (così somigliante alla Farrow di una quarantina di anni fa, con quel caschetto biondo e i vestiti rétro) e dalla sincerità dello sguardo del pur acerbo Henry Hopper.

La Morte che, qui, incombe in maniera soffocante, esalta il senso della costante ricerca di armonia interiore di adolescenti amabilmente complessi e dolcemente affascinanti.

Restless è una ballata gentile che spezza il cuore anche se si conclude con un sorriso.

1 commento

  1. giulia9o / 27 novembre 2012

    “E poi c’è questo uccello canoro che pensa di morire ogni volta che cala il sole. E la mattina quando si sveglia è così sconvolto di essere vivo che si mette a cantare la sua melodiosa canzone. Io canto ogni mattina da quando ti conosco…”

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