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Recensione su Prisoners

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Uno dei migliori thriller degli ultimi anni, anzi decenni. / 25 settembre 2017 in Prisoners

Ho visto questo film dopo aver visto il più recente (e ottimo) “Arrival” di Villeneuve, che però è un regista che (per mia colpa) conoscevo ben poco.
Da oggi lo conoscerò di più, perchè “Prisoners” mi ha preso completamente.

Non so da quanto tempo non mi captava di essere avvinto da due ore e mezza di storia così ben scritta, filmata ed interpretata.
Storia angosciosa (l’inizio, con la scoperta della sparizione delle bambine, è da pelle d’oca, anche per uno spettatore non genitore) e piena di tensione e sfaccettature.

Non sono minimamente d’accordo con chi parla di “personaggi tagliati con l’accetta” nè di stereotipi .Vedi i due poliziotti: in quanti altri film americani il capo del detective è (invece di essere corrotto oppure ostile al sottoposto per vicende personali ecc.) semplicemente uno di limitata intelligenza? Il “poliziotto buono e il poliziotto cattivo” è uno stereotipo, il “poliziotto buono e intelligente e il poliziotto buono ma stupido” no. O, almeno, non nei termini che ci propone il regista (vedi i dialoghi fra i due, che sembrano analoghi ad una comune diatriba lavorativa in un comune ufficio).

Anche Hugh Jackman (eccellente interpretazione, peraltro tutti recitano bene) più che “tagliato con l’accetta” rende bene con quale rapidità una persona “quadrata” ed “organizzata” possa scivolare verso l’abisso dei comportamenti, se trova motivazioni che lui ritiene sufficienti. A me ha fatto venire in mente le giustificazioni che tanti quadri nazisti davano alle loro efficienti e spietate azioni: “lo facciamo per difendere il nostro popolo e i nostri bambini, uccisi ogni giorno dalle bombe alleate”.
Ma non è che Villeneuve punti il dito, anzi sposta sullo spettatore il peso di schierarsi, ammesso che ci si riesca a schierare.
E il personaggio di Nancy (la moglie di colore) sembra riflettere in maniera diretta le lacerazioni non solo dei protagonisti ma pure degli spettatori.
Non ci vedo molto di “tagliato con l”accetta”.

Villeneuve porta avanti la storia senza prendere posizione netta nè trasformarla in una denuncia (anche l’aspetto della pedofilia è lasciato sotto traccia, più che altro per possibili avvenimenti passati che però non vengono mai esplicitati).
E alla fine, anche la spiegazione non è didascalica, anzi lascia aperti alcuni interrogativi minori (che qui non descrivo per non dover mettere uno spoiler) che comunque non inficiano la comprensione di ciò che è successo.

Un film decisamente molto sopra la media del genere.

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