Prendimi l'anima

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Prendimi l'anima

Zurigo, 1904. Una giovane donna afflitta da una grave forma di isteria viene ricoverata in un ospedale psichiatrico e affidata alle cure poco ortodosse di Carl G. Jung, che sperimenterà su di lei i nuovi metodi di psicoanalisi sviluppati da Freud, il suo mentore.
Ilcinemasecondome ha scritto questa trama

Titolo Originale: Prendimi l'anima
Attori principali: Iain GlenIain GlenEmilia FoxEmilia FoxCraig FergusonCraig FergusonCaroline DuceyCaroline DuceyBob MarcheseBob Marchese
Regia: maschioRoberto Faenza
Produzione: Gran Bretagna, Italia, Francia
Genere: Drammatico, Romantico
Durata: 90 minuti

Dove vedere in streaming Prendimi l'anima

Si poteva fare di più / 15 Giugno 2021 in Prendimi l'anima

Roberto Faenza inizia ad interessarsi al carteggio tra Jung, Freud e Sabina già nel 1980. Da allora, segue le piste di questa figura straordinaria e sconosciuta ai più, eppure strettamente legata a Freud e Jung. Da accurate ricerche nasce questo film, concentrato sul percorso umano di Sabina e sul suo innamoramento per Jung. Il film – che si porta dietro una scia di polemiche, legate alle rivendicazioni di paternità del famoso psicanalista Aldo Carotenuto – si occupa con trasporto della storia d’amore, pur se in alcuni momenti trascura alcuni particolari storici. Molto impegnato nella descrizione delle debolezze umane di Jung, Faenza non nasconde il suo scetticismo (e forse qualcosa di più) per la psicanalisi, della quale dà un’idea a tratti sommaria. Certo è che l’intento del film ha poco a che vedere con il metodo psicoanalitico ed è invece l’occasione per raccontare l’itinerario di una donna unica, rendendo giustizia alla sua memoria e facendone conoscere la poco nota

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7 / 13 Maggio 2019 in Prendimi l'anima

Il film “Prendimi l’anima” merita di essere visto. Esso conferisce una carica emotiva e dà il giusto riconoscimento storico alla biografia di Sabina. Sottolinea anche l’aspetto umano dell’uomo di scienza. La figura di questa giovane donna è il ritratto di una donna sensuale, esplosiva e ribelle. Non quello di una folle da curare. Jung appare fragile, innamorato ma pronto a rinunciare a favore della sua carriera

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10 Febbraio 2015 in Prendimi l'anima

film stupendo!!! Fatto benissimo, cast eccellente e la storia meravigliosa. Da vedere assolutamente

25 Febbraio 2014 in Prendimi l'anima

Un film tutto italiano (cast a parte) affronta la delicata biografia di Sabina Spielrein, riportando a galla le memorie di questa donna lasciata nell’oblio per troppo tempo.

Un film profondo, in cui c’è tutto quello che dovrebbe esserci e che si discosta molto dal racconto oggettivo di una successione di fatti datati estrapolati dal libro di storia.

Faenza riesce con agilità e con grazia ad analizzare tanti particolari, a inscenare la tragedia, il disagio, l’amore e la violenza. A farci vivere come se fossimo noi stessi Sabina Spielrein, che da paziente di un manicomio diventerà tutt’altro. Una donna cosciente e controllata, intanto.

Si potrebbe dire che il film sia diviso in due parti, “La cura, l’Amore” e poi “La donna”, due fasi distinte anche per i sentimenti che le controllano. Nella prima predomina lo strazio e la passione, nella seconda la dedizione e la tenacia. Lunghe sequenze che senza abbandonare il contesto politico e sociale in cui è ambientata la sceneggiatura, mostrano il cammino di questa ex-pazza poi diventata lei stessa medico.

Un personaggio che “la scienza della psicoanalisi ha completamente e forse volutamente dimenticato”, interpretato da una fantastica Emilia Fox.

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12 Aprile 2013 in Prendimi l'anima

Hanno passato il film su Iris ed è appena terminato, è questo il caso di fare una recensione a caldo.
E’ un film ricchissimo e per quanto simile (nelle aspettative) ad “A dangerous Method” , si discosta moltissimo nella trama.
Il film citato è un po’ più tecnico, presenta un’intera sezione dedicata al rapporto tra Jung e Freud -invece “Prendimi l’anima” sofferma la propria intera attenzione su Sabina Spielrein influenzante la carriera di Jung.
La rappresentazione della passione, della violenza, del disagio è così estremamente realistica da lasciare a fiato sospeso.
Per questo c’è anche da complimentarsi con la protagonista.
Sabina è, inizialmente, la paziente.
Grazie al “metodo” di Jung riesce a liberarsi della propria malattia, dando finalmente forma alla propria vita.
Diviene psicanalista e riveste la direzione dell'”Asilo bianco”.
Struttura poi chiusa dalle autorità sovietiche durante il periodo stalinista.

Nel film si intrecciano la vita di questa donna e quella di due “ricercatori” (uno storico ed una ragazza appassionata) permettendo il transito dal presente al passato con molta chiarezza ed agilità.

Consiglio di non immaginare il film come un documentario, è tutt’altro.
Vi è presente tutto ciò che dovrebbe esserci, travolgente a dir poco.

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