2013
15 Recensioni su

Prisoners

/ 20137.6356 voti
Prisoners

Prisoners / 19 Ottobre 2018 in Prisoners

Volevo vederlo da tanto e finalmente ci sono riuscito. Un thriller veramente ben fatto e girato magistralmente, con un Hugh Jackman e un Jake Gyllenhaal ottimi sotto tutti i punti di vista. Nonostante la lunga durata, il film scorre via perfettamente e non annoia neanche per un secondo. La storia è cruda e avvincente, così come il finale, teso e angosciante. La risoluzione del caso è stata molto simile, se non identica, ad un episodio della serie tv “Criminal Minds”. Da vedere.

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Uno dei migliori thriller degli ultimi anni, anzi decenni. / 25 Settembre 2017 in Prisoners

Ho visto questo film dopo aver visto il più recente (e ottimo) “Arrival” di Villeneuve, che però è un regista che (per mia colpa) conoscevo ben poco.
Da oggi lo conoscerò di più, perchè “Prisoners” mi ha preso completamente.

Non so da quanto tempo non mi captava di essere avvinto da due ore e mezza di storia così ben scritta, filmata ed interpretata.
Storia angosciosa (l’inizio, con la scoperta della sparizione delle bambine, è da pelle d’oca, anche per uno spettatore non genitore) e piena di tensione e sfaccettature.

Non sono minimamente d’accordo con chi parla di “personaggi tagliati con l’accetta” nè di stereotipi .Vedi i due poliziotti: in quanti altri film americani il capo del detective è (invece di essere corrotto oppure ostile al sottoposto per vicende personali ecc.) semplicemente uno di limitata intelligenza? Il “poliziotto buono e il poliziotto cattivo” è uno stereotipo, il “poliziotto buono e intelligente e il poliziotto buono ma stupido” no. O, almeno, non nei termini che ci propone il regista (vedi i dialoghi fra i due, che sembrano analoghi ad una comune diatriba lavorativa in un comune ufficio).

Anche Hugh Jackman (eccellente interpretazione, peraltro tutti recitano bene) più che “tagliato con l’accetta” rende bene con quale rapidità una persona “quadrata” ed “organizzata” possa scivolare verso l’abisso dei comportamenti, se trova motivazioni che lui ritiene sufficienti. A me ha fatto venire in mente le giustificazioni che tanti quadri nazisti davano alle loro efficienti e spietate azioni: “lo facciamo per difendere il nostro popolo e i nostri bambini, uccisi ogni giorno dalle bombe alleate”.
Ma non è che Villeneuve punti il dito, anzi sposta sullo spettatore il peso di schierarsi, ammesso che ci si riesca a schierare.
E il personaggio di Nancy (la moglie di colore) sembra riflettere in maniera diretta le lacerazioni non solo dei protagonisti ma pure degli spettatori.
Non ci vedo molto di “tagliato con l”accetta”.

Villeneuve porta avanti la storia senza prendere posizione netta nè trasformarla in una denuncia (anche l’aspetto della pedofilia è lasciato sotto traccia, più che altro per possibili avvenimenti passati che però non vengono mai esplicitati).
E alla fine, anche la spiegazione non è didascalica, anzi lascia aperti alcuni interrogativi minori (che qui non descrivo per non dover mettere uno spoiler) che comunque non inficiano la comprensione di ciò che è successo.

Un film decisamente molto sopra la media del genere.

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La società del senso di colpa / 17 Agosto 2017 in Prisoners

Un “Padre Nostro”. Prisoners inizia così.
Per Villeneuve chiediamo costantemente giustificazioni per i nostri peccati, pur consci che le nostre azioni sono peccaminose, dimenticando poi di “perdonare” il prossimo per gli errori commessi(“rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”).
Abbiamo fede? Abbiamo fiducia nel prossimo? Abbiamo fiducia nella legge, divina e non? Fin dove può spingersi la Giustizia? Se esiste un limite chi lo sancisce (Dio, lo Stato, noi?) Il fine giustifica sempre i mezzi? E se fosse semplicemente tutto legato al caso?
Il canadese pone interrogativi a ripetizione.
Iniziamo la nostra vita imparando a giustificare i nostri errori sin da subito piuttosto che ad assumerci le nostre responsabilità ( il ragazzo giustifica l’uccisione del cervo alludendo alla loro elevata proliferazione). E’ corretto, specie per chi si professa fervente credente?
Keller, forse il miglior Hugh Jackman di sempre (insieme a quello di The Prestige), è prigioniero degli stereotipi americani. “Sii pronto a tutto”. Perché? Esiste un sistema per cui non devi essere tu “pronto a tutto”, ma lo Stato per te.
Viviamo nella “società del senso di colpa”. Ci sentiamo in dovere verso chiunque, eppure dimentichiamo che non sta a noi prendere sempre le decisioni, basterebbe semplicemente rispettare il prossimo, “avere fede nel prossimo”. E’ questo che manca a Keller, in una parola: la pazienza (“l’uomo vive nella sofferenza non in quanto uomo ma in quanto peccatore”).
Ho trovato Prisoners, stilisticamente e visivamente, uno dei migliori film del nuovo millennio, un susseguirsi di scene fotografate in modo sublime ( che Roger Deakins!) e girate in modo ancora migliore (l’inseguimento alla veglia condotto dal detective Locke o la fuga in auto verso l’ospedale sono davvero forse le migliori scene che ho visto negli ultimi anni). Avrebbe tutto questo per essere un “thriller” eccellente, ma manca in “mordente”. Ho trovato il personaggio del detective Locke (a mio avviso, un non brillantissimo Jake Gyllenhaal, strano rispetto agli ultimi tempi) un pochino stereotipato, sia negli interrogatori dei sospetti (il classico poliziotto buono/poliziotto cattivo) sia nel rapporto con i suoi superiori (l’ancor più classica dicotomia capo tiranno/sottoposto vittima). Alex Jones, il solito grande Paul Dano( qualche volta potrebbe meritare di più del solito antagonista), è un pochino poco approfondito (si potrebbe indagare di più sul suo passato) e, specie nella seconda parte (…troppo rapida da risultare confusionaria), relegato a “personaggio scomparso”.
Insomma Prisoners è uno dei migliori film degli ultimi anni, che racconta una società incoerente e mai inclusiva, fondata su valori, come il rispetto o la fede, ormai “epitaffi ” che difficilmente torneranno in vita.

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Nel vortice della suspense / 2 Maggio 2016 in Prisoners

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un thriller quasi perfetto con una mirabile sceneggiatura, condotto da Denis Villeneuve con intrigante personalità registica, montaggio intelligente, storia sempre interessante e avvincente fino all’ultimo. Storie così soffrono quasi sempre del dilemma dell’imbuto, ovvero il vortice trascinante di mistero e suspense spesso viene tradito nel restringimento finale, conducendo l’indagine a soluzioni insoddisfacenti; non mi pare tuttavia questo il caso, anche se ho una riserva tutta personale nei confronti del make up invecchiante di Melissa Leo, una Norma Bates con tratti somatici un po’ alla Mrs. Doubtfire. Ma è l’unica pecca davvero. Ottime le interpretazioni, dove primeggiano ovviamente l’irascibile Hugh Jackman e il detective Gyllenhaal con i suoi tic oculari. Un plauso particolare anche alla fotografia del veterano Roger Deakins (le inquadrature finali della corsa in auto all’ospedale sotto la pioggia sono fantastiche), qui alla sua ennesima nomination senza aver ancora vinto un Oscar.

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20 Febbraio 2015 in Prisoners

Un buon thriller, con una storia tutto sommato verosimile, di quelle che si potrebbero tranquillamente trovare sui quotidiani. Il tema di fondo è quello della pedofilia, una piaga sempre più avvertita socialmente e di cui Hollywood inizia dunque ad occuparsi con insistenza, anche se il finale riserverà una sorpresa.
Il pregio maggiore, a mio avviso, è la tensione altissima per tutta la durata della pellicola, unita però ad un ritmo blando, senza eccessi né frenesie.
Perché è troppo facile fare un film avvincente correndo nei meandri dell’intreccio come una Formula uno, con risultati che peraltro generalmente non apprezzo per nulla.
Più difficile è fare un buon film di due ore e mezza, ragionato e senza quel fastidioso piglio arrembante che ti fa scorrere la trama sotto gli occhi senza che quasi te ne possa accorgere.
Alcuni aspetti inverosimili ci sono, come in tutti i prodotti di finzione, ma nulla di eclatante, e comunque ben mascherati sotto il pretesto della personalità ritardata di Alex.
Una buona fotografia, decisamente adatta all’atmosfera, tra gli anonimi sobborghi di una cittadina qualunque della Pennsylvania.
Bravi gli attori principali, Jackman e Gyllenhaal.

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Prisoners: thriller narrativamente fiacco. / 8 Dicembre 2014 in Prisoners

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Chissà cosa mi aspettavo da questo lunghissimo film di Villeneuve.
Certo è cosa non volevo trovare e, invece, ho dovuto sorbirmi.
Tra personaggi tagliati con l’accetta e qualche involuzione narrativa, sul podio metto lo spiegone.
Dicesi spiegone quella curiosa pratica messa in atto per tirare le fila di un discorso che, non so come mai, gli sceneggiatori non riescono quasi ad evitare quando si apprestano a chiudere un cerchio.
Davvero non esiste un’alternativa allo spiegone? Mi rivolgo a chi studia cinematografia, a esperti del settore, a chiunque abbia dimestichezza con i mezzi semantici del cinema.
Non so, ma, secondo me, uno spiegone davvero ben fatto e sui generis è quello de I soliti sospetti: lo spettatore intuisce tutto insieme al detective, in un montaggio di immagini e indizi davvero efficace, senza frasi ad effetto e dilatazione insensata di un finale che sembra inevitabile solo perché bisogna descrivere per filo e per segno cosa il malandrino di turno aveva in mente.
Eppure, ne La donna che canta, mi era parso che Villeneuve avesse fatto abbastanza proprio il concetto.

Insomma, secondo me Prisoners è un thriller narrativamente abbastanza mediocre, interpretato comunque sufficientemente bene, altrettanto ben fotografato, con qualche bel movimento di macchina, ma privo di qualsiasi peculiarità non solo cinematografica che esuli dalla morbosità della vicenda in sé (ovvero, le dinamiche proprie del fatto di cronaca, come il modus operandi del rapitore, le sue “motivazioni”, il numero delle vittime, ecc.).
Quel che intendo dire è che, tolta l’ “originalità” della storia, ben poco resta.

Anche il titolo, in conclusione, è abbastanza didascalico: tutti i personaggi sono prigionieri di qualcosa. Le bambine di un rapitore, Jackman del suo ruolo di eroe famigliare costretto a fare sempre la cosa giusta, Gyllenhaal della sua professione e di un superiore stolido, Dano – possibile che mi susciti sempre repulsione fisica? Qui, va beh, era necessario, ma quando lo vedo, io… brrrr… – di Jackman, ecc.
Tutto. Villeneuve deve spiegare tutto. Pare sia più forte di lui.

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Un bel lavoro di Denis Villeneuve / 8 Dicembre 2014 in Prisoners

Prisoners è un thriller decisamente ben costruito sul dramma di due famiglie, il dramma della scomparsa delle proprie figlie. Un racconto terribilmente attuale e che potrebbe essere letto in qualsiasi momento sulle pagine di cronaca nera dei quotidiani. Il canadese Villeneuve riesce a mantenere alta e costante l’attenzione del pubblico, nonostante la lunga durata (ricordo pochissimi thriller di due ore e mezza circa). Il merito è di una regia curata e di un ritmo coinvolgente, dove anche il comparto sonoro svolge un importante aiuto. Molto buone inoltre le prove dei due volti protagonisti, Hugh Jackman e Jake Gyllenhaal. Il primo dimostra ancora una volta di essere in grado di staccarsi agevolmente dai panni del supereroe Wolverine. Il secondo invece si rivela davvero credibile nel ruolo del detective dall’aria “vissuta” e che rimane coinvolto sensibilmente nel caso.

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Merita / 27 Novembre 2014 in Prisoners

Ritmo angosciante e incalzante per tutta la durata del film. Ok, forse non si discosta troppo dal classico thriller, ma a me ha tenuto incollato allo schermo per oltre 2 ore senza annoiarmi un secondo.
Mi ha ricordato la serie tv “The Killing”.

24 Aprile 2014 in Prisoners

Regia pezzente al servizio di un racconto fiacco seppur ben interpretato, alla fine ne deriva un prodotto gradevole, ma facilmente dimenticabile.

11 Marzo 2014 in Prisoners

Un fantastico cast per una storia mozzafiato.
Il film ti tiene incollato allo schermo fino all’ultimo secondo.
Veramente bello.
Non capisco chi afferma di non aver compreso il finale, per me molto chiaro invece.

Suspence e paranoia…7,5 / 28 Dicembre 2013 in Prisoners

Un eccellente cast impastato in una trama che sembra banale fin dall’inizio, ma che scena dopo scena, nasconde segreti e verità… Jackman si cala perfettamente nel ruolo del padre combattivo, mentre Gyllenhaal veste i panni del detective, anche se non dona molta carisma al personaggio, nonostante la sua discreta prova! Suspence e mistero ti mandano in paranoia per due ore e mezza, ma vale l’attesa, e il film scorre bene! Consigliato. 7,5

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23 Dicembre 2013 in Prisoners

Thriller con tutti i crismi del caso e dalla storia interessante, Prisoners è un lungo viaggio nel momento più nero di due famiglie: il rapimento delle piccole figlie. Girato abbastanza bene e fotografato ancor meglio da Roger Deakins ( freddo, azzurro e limpido), il film, oltre a mettere in scena il rapimento, i dolori e l’inevitabile indagine, offre qualcosina in più coi personaggi: un padre (Hugh Jackman) che perde la bussola della moralità e un poliziotto di cui sappiamo pochino ma che è l’unico testardo che arriva fino in fondo ( Jake Gyllenhall). Molto spesso in contrasto tra di loro, i loro conflitti sono congruenti con i contrasti etici che vengono proposto nella vicenda e le cui conseguenze sono ben rappresentate dal volto tumefatto di Paul Dano, sempre molto bravo e inquietante. Il plot-twist, inaspettato per me, giunge dopo due ore piene e angosciose, avviando lo spettatore verso un finale che non assolve o condanna del tutto nessuno ma che lascia un certo senso di vago, forse troppo, sulle azioni appena viste. Quindi un buon film, bravissimo cast, ma le ambizioni del film, in parte, rimangono non raggiunte.

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Bello / 19 Novembre 2013 in Prisoners

Un film che si merita un bell’ 8! Ben fatto, con un cast di bravissimi attori, in particolare Jake Gyllenhaal, che interpreta nel migliore dei modi l’attento detective con un tic nervoso reso benissimo e Hugh Jackman, che toltosi le vesti di Wolverine, interpreta un padre sofferente e al contempo forte e brutale.

In certi tratti forse un pò prevedibile, ma devo dire che mi ha lasciato spesso col fiato sospeso, grazie a momenti ricchi di suspance e tensione. Ci sono certe scene violente ma non eccessive e consiglio la sua visione ad un pubblico molto vasto di persone. E’ un bel thriller!!!

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7.5 / 18 Novembre 2013 in Prisoners

Denis Villeneuve abbandona le lande canadesi e si sposta ad Hollywood, portando con sè il grigiore di una storia che pesca a piene mani dalla cronaca nera americana e non solo. In un clima freddo, piovoso ed invernale, magistralmente reso da una fotografia metallica e quasi acromatica, prende corpo la storia di vendetta di un padre, sempre più vittima della sua ossessione. La perdita della figlia scatena una rabbia cieca che pervade completamente il pover’uomo (un grande Hugh Jackman, che probabilmente otterrà la candidatura all’Oscar per questa parte) e che si indirizza sul probabile sospetto (Paul Dano, uno con la faccia giusta per queste parti…) come un uragano. Ma il suo non è un ruolo alla Io vi troverò, con un padre ossesionato e capace di rovesciare una città tra inseguimenti e pestaggi. Anzi, il ritmo del film è lento, si adatta perfettamente alla regia elegante di Villeneuve e concede spazio alle sensazioni contrastanti di quest’uomo, dedicandosi allo svolgimento della trama nella seconda parte. Per buona parte del film Villeneuve si sofferma su Jackman, sul suo contrasto tra fede e disperazione, sulla lotta che intraprende tra giusto e sbagliato e sul suo procedere sul filo del rasoio, in equilibrio tra razionalità e follia.
A far da contraltare a Jackman c’è un ottimo Jake Gyllenhall che con i suoi tic descrive il detective che si occupa delle indagini, un uomo che cela sotto la razionalità un passato forse non troppo lineare e un carattere non propriamente moderato.
La sceneggiatura ogni tanto scricchiola, occhieggia alle convenzioni hollywoodiane e il finale forse non convincerà molti ma l’impianto è solido e il confronto tra i due attori e i loro personaggi regge.
Probabilmente non c’è lo stesso pathos che c’era ne La donna che canta ma d’altro canto questa è una storia diversa che, in fin dei conti, dopo tutto quello che ci propinano i tg non sembra neppure troppo inverosimile.

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15 Novembre 2013 in Prisoners

Un lungo thriller ben scritto e ben realizzato. La durata non giustifica il risultato ma ciò non vuol dire che sia di scarsa qualità, tutt’altro. A cominciare da una fotografia mirabile, il film dispiega le sue qualità attraverso una regia sopraffina, una delle migliori viste sul grande schermo in questi ultimi anni, nelle inquadrature pulite, solide, una meravigliosa padronanza dello spazio imbrigliato per lo più in campi medi e totali, ma il regista padroneggia la telecamera variando con estrema cognizione di causa. Ciò che ne esce fuori è una storia più vera che romanzata, dove non tutto lavora in funzione del colpo di scena ma piuttosto contribuisce ad un pathos generale. La pecca? Forse un po’ eccessivamente ragionato a tavolino, che di per se non sarebbe un problema, se la durata non lo sottolineasse troppo.

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