Recensione su Potiche - La bella statuina

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9 marzo 2011

Ma come è divertente e profondo allo stesso tempo Ozon.
Divertente e divertito ricostruisce i perfetti anni 70, gioca con le massime star francesi, a volte, in maniera teatrale, ha il gusto della commedia corrosiva e nello stesso tempo non perde di vista testo e contesto, ossia il ’77 con le lotte sindacali e le crisi incipienti e l’evoluzione della donna fra autoaffermazione, indipendenza dal maschio, emancipazione sociale e culturale.
Quindi un piccolo gioiello in cui una Madre di famiglia al limite del nulla identitario diviene dirigente d’azienda con molto successo (un po’ buttato lì il tema della politica sindacale della Deneuve, in bilico fra un moderno paternalismo e una sana concertazione) e poi, una volta sconfitta prima dalle vendette dei maschi della sua vita e infine dalla figlia, sempre a causa di un uomo, addirittura deputata.
In tutto il suo percorso lei riesce ad essere esempio per la segretaria da scannatoio del marito che si emancipa dal suo ruolo e per il figlio in piena liberazione sessuale.
Ma non sono tutte rose e fiori, proprio la figlia si rivelerà più codina della madre e chiusa dentro un’idea di sè, in quanto donna, quasi umiliante (lei, per la terza volta incinta, è davvero solo madre); proprio l’amante occasionale, comunista, nell’adorarla non le riconosce autonomia affettiva, ma neppure la proprietà del proprio corpo (ha un’idea della donna idolatrata, da piedistallo totalmente anacronistica). Ecco il tema portante, una guerra dei sessi continua.
Il tocco di Ozon è ovunque, mi piace il suo essere camp, mi piace come ammicca alla sessualità libera (il cameo di S. Lopez sul camion è tutto un programma dato il passato di lei).
Perfetta la ricostruzione degli anni settanta (musiche, suppellettili, arredi)

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